Ogni colore è un Giano bifronte

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Lo si è accennato all’inizio del viaggio nell’arcobaleno e a questo punto del nostro cammino è ancora più chiaro quanto ogni colore sia un Giano bifronte in una cultura o in contesto per assumere altre valenze in ambiti diversi. Questa caratteristica appartiene anche ai fiori, basti pensare al fiore di sambuco considerato dalle mille virtù ma anche tossico per certi aspetti come racconta la mitologia celtica che lo rappresenta con una fanciulla bellissima dalle trecce bionde e gli occhi azzurri, quale una fata che può trasformarsi in strega. Oppure il crisantemo fiore della gioia in Inghilterra, simbolo delle nozze in Giappone e dei cimiteri in Italia; ma ancora la rosa che a seconda del colore esprime significati opposti.

Tornando ai colori, non ripercorriamo quelli già raccontati né anticiperemo il rosso e il bianco delle ultime due puntate di questo primo ciclo di riflessioni sul colore. Pensiamo invece all’arancione o arancio dal frutto omonimo, colore che smentisce in parte quanto accennato, perché ha quasi solo una valenza ‘positiva’, colore dell’energia per eccellenza e colore del sole che è più arancio che giallo e che rispetto al rosso dona un’energia armonica, non esplosiva. È tra il rosso e il giallo e può avere molte gradazioni più acide con la percentuale del giallo alta o più rosata ed è curioso che è definito legandolo per lo più a frutti e cibi, pesca, albicocca, aragosta. Aiuta in particolare il respiro e la centratura tanto che è particolarmente amato in Oriente e consueto nelle pratiche legate al mondo buddista.

Arancione è anche il seguace della comunità ispirata a Bhagwan Shree Rajneesh, indiano vissuto tra il 1931 e il 1990, che per un certo periodo indossò sempre vesti di questo colore.
Per le culture orientali è simbolo di buon auspicio, basti pensare all’idea del giardino degli aranci, che è molto presente anche nella cultura araba, che ne ha lasciato un’eredità in Spagna dove il patio de los arancos, è un elemento quasi architettonico. Ora è insieme il colore simbolo della creatività e della fantasia sessuale, diversamente dal rosso che è l’impulso sessuale, la passione irruente, ma al contempo aiutando la concentrazione e il relax per i monaci buddisti indossarlo significa aiutarsi al distacco dalle passioni fisiche. È il secondo dei colori nella scala dei 7 chakra ed è collegato agli istinti primari quali la fame, la sessualità, la muscolatura volontaria, consentendo di dominare i nostri istinti rafforzando la volontà. È un colore legato ai piaceri terrestri e insieme alla creatività, in un intreccio di armonia tra corpo e mente. L’arancione e il racconto dedicato agli agrumi è tra l’altro il filo che lega l’Oriente della Cina, Giappone, India, Indocina e Myammar – dove il gallo e l’arancio sono simboli di regalità, spiritualità, abbondanza, e il Mediterraneo.

Ha un’influenza diretta sul respiro e quindi viene utilizzato nei locali motori e macchine, ad esempio delle navi, o in certi ambienti claustrofobici dove aiuta a minimizzare i cattivi odori e a ossigenare meglio mente e corpo; ma è adatto anche ai reparti di riabilitazione ortopedica dove il respiro e il sollievo dalla fatica sono essenziali.

In Occidente è considerato un colore eccentrico, in qualche modo legato al giallo e all’oro, o meglio al rame e anche nella moda è quasi esclusivamente femminile, come estroso è nell’arredo. Una curiosità riguarda il fatto che sia il colore iconico di Hermès, legato però ad una contingenza. Nel 1945 a causa della guerra non si trovavano più le scatole color crema che la Maison aveva usato fino a quel momento e sul mercato erano disponibili solo confezioni arancio accese che con tempo ne divennero il simbolo.

Altro colore poco diffuso è il viola la cui funzionalità è, come accennato in un precedente articolo, anestetica. La pietra di riferimento, l’ametista, in Grecia era considerata un amuleto con l’ubriachezza e in generale è un colore che serve ad indurre uno stato di relax profondo, raffreddando l’emotività. Nell’antichità segnava il passaggio tra la vita mortale e immortale e quindi è velato della malinconia perché indica il distacco e poi il ricordo delle cose terrene; non a caso unisce due colori molto diversi tra di loro, il rosso che simboleggia l’io come autoaffermazione, pulsione vitale, irruenza e il blu, colore della spiritualità e della saggezza. La violetta è infatti il colore della modestia, dell’io che si inchina alla grandezza dell’universo. In Italia e in parte dell’Europa suona male soprattutto in un matrimonio e soprattutto porta male, secondo la credenza popolare, a teatro. Ecco perché: il colore viola è considerato tabù per molti artisti, in quanto, nel medioevo, nel periodo della Quaresima (durante il quale i sacerdoti indossavano una stola viola), erano vietati gli spettacoli teatrali e, quindi, attori e saltimbanchi erano costretti ad un’inattività forzata. Nonostante tale motivazione sia decaduta (e sia sconosciuta alla maggior parte degli artisti moderni) ancora oggi il viola viene volutamente evitato, ad esempio da alcuni cantanti durante le loro esibizioni, e soprattutto in televisione, se non, appunto, come una sorta di provocazione contro chi crede nelle superstizioni.

Interessante è capire come può essere un matrimonio a colori.
Al bianco del vestito vaporoso, tipico nell’Europa dall’Ottocento in poi, dalla Regina Vittoria – e scopriremo il perché, pur facilmente intuibile, nell’ultima puntata – in Turchia si aggiunge il rosso della cintura che viene donata dal fratello o dallo zio da indossare durante la celebrazione. Questo colore ha un significato ben preciso, anzi tre: fortuna, felicità e sessualità. In Etiopia il bianco e l’oro avvolgono sia lo sposo che la sposa, che per la speciale occasione indossano dei ricchi copricapi nelle stesse tonalità. In Giordania, invece, a dare il tocco di colore sono i gioielli in oro e argento, ai quali in alcuni casi si aggiunge della seta verde sul capo, simbolo di armonia e sicurezza. Di bianco in Bulgaria è solo il volto della sposa, appositamente dipinto e coperto poi da un velo di paillettes colorate. Non poteva essere che il rosso il colore nuziale in Cina, simbolo di buon auspicio e strumento con cui allontanare gli spiriti, spesso indossato per il sevizio fotografico che precede il matrimonio. Vietati, invece, il blu, il grigio e il nero, perché considerati segno di sventura e dolore. Di rosso è anche il grembiule con fitti ricami che indossano le spose della tradizione macedone. In Pakistan, invece, accanto al colore del fuoco si aggiungono il rosa e il viola e innumerevoli dettagli preziosi che vanno ad arricchire l’abito.
In India al sari rosso si aggiungono ben sedici abbellimenti per seguire la Solah Shringar, un’usanza secondo la quale la donna deve adornarsi dalla testa ai piedi, tra la polvere rosso brillante, applicata nei capelli, e delicate catene legate intorno alla caviglia. Durante le nozze la sposa viene identificata con Lakshmi, la dea della prosperità, della fertilità e della bellezza nell’Induismo. Anche in Iraq il rosso, qui simbolo di amore e romanticismo, è uno dei ben sette colori scelti dalla sposa, ognuno per un cambio d’abito da effettuare e il cui numero ha a che fare con l’idea di completamento. Il colore della passione adorna anche il kilt dello sposo in Scozia e che ritroviamo nello scialle che la sposa indossa dopo la cerimonia, simbolo dell’ingresso nella nuova famiglia del marito. Se il nero nella nostra cultura è un colore da evitare ai matrimoni, non è così in Perù, dove insieme al rosso è tra le tinte predominanti degli abiti tipici indossati dalle spose: caratterizzati da pizzo e strati di tessuto in abbondanza. All’appello dei colori nuziali scelti in giro per il mondo, non può mancare il viola. In Eritrea sia lo sposo sia la sposa indossano un mantello di colore viola scuro con dettagli in oro, che richiamano la corona di velluto indossata sulla testa. Mentre in Malesia una tonalità più chiara, tra il lilla e l’indaco, adorna i futuri sposi. Vivaci nei tessuti e per le fantasie sono invece gli abiti indossati in Ghana, generalmente realizzati con i toni del giallo, dell’arancio e del verde. La peculiarità è una: ciascuna famiglia ha un proprio modello e un pattern da sfoggiare in queste speciali ricorrenze. Ampi copricapi, parure composte da pietre grandi e ton sur ton con l’abito dai motivi in pizzo sono le caratteristiche che accomunano le spose in Nigeria, sebbene il colore, tendenzialmente scelto tra i toni caldi, cambi da famiglia a famiglia. In Italia, tradizionalmente l’abito da sposa era ricamato, colorato con un tocco di rosso, come evidenzia l’opera L’amor sacro e l’amor profano di Tiziano che mostra un insieme di dettagli interessanti. D’altronde il colore spesso di per sé è legato a oggetti, simboli, tessuti e fiori. Così i conigli sono di buon auspicio per la fecondità matrimoniale, mentre il cammeo al collo con il cosiddetto nodino d’amore della collana incida il pegno d’amore, molto prima del diamante, simbolo tardivo nel fidanzamento, introdotto per il suo essere prezioso, puro e trasparente come un amore sincero e duraturo, forte solido, tanto da aver coniato lo slogan, ‘un diamante è per sempre’. Da osservare che il diamante grezzo è nero e quindi gli opposti si ricongiungono.

Ilaria Guidantoni

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