Olimpiadi 2024. A Parigi la squadra dei rifugiati

Olimpiadi 2024 Squadra rifugiati

Alle di Parigi, per la terza volta dopo Rio 2016 e Tokio 2020, parteciperanno 36 atleti in fuga da 11 paesi diversi in rappresentanza di 100 milioni di sfollati. Sono stati selezionati tra i nel mondo che vivono in 23 paesi e gareggeranno in 12 discipline sportive. I criteri di selezione utilizzati sono stati i risultati sportivi e lo stato di rifugiati verificato dall'Agenzia delle Nazioni Unite.

La decisione e l'evento giungono in un momento storico in cui gravi situazioni di guerre, anche molto vicine al paese organizzatore i giochi, infiammano il Nord e il Sud del Mondo con concreto rischio di veder allargato continuamente il confine in altre aree. Per questo occorre rinnovare il grande valore dei messaggi insiti nell'invito  che ognuno dovrebbe fare proprio nel suo animo. Esattamente come auspicato da Papa Francesco, ad esempio, per il suo sostegno alla tregua olimpica ed il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), oppure Thomas Bach che dichiara di voler inviare un  messaggio di speranza per tutti i rifugiati del mondo. Iniziative che  assumono un valore ancora più importante che va oltre lo sport e richiama a stringersi nei valori di una esistenza meritevole di maggior attenzione verso ogni prossimo. È in fondo quanto distintamente il motto olimpico citius, altius, fortiuscommunis [1],  con l'inserimento dell'ultima esortazione rafforzativa di recente introduzione sottolinea.

Quante vicende si intrecciano tra i 36 atleti prescelti tra i 62 che usufruivano di borse di studio sportive! E quante altre storie nel recente passato che affogano nel sacrificio, nei patimenti che adesso nei rifugiati, volendo, riusciamo a capire meglio anche grazie alla letteratura cinematografica. Si alternano nei ricordi stragi, torture, naufragi e le massime brutture che insistono nei campi profughi e quanto, in migliaia, non usufruiscono neanche del minimo di organizzazione offerta nei campi. E poi, quanto il ruolo delle Federazioni è stato determinante nel tentativo di accaparrarsi quell'atleta promettente in una determinata disciplina? Quante promesse e quanti percorsi privilegiati o facilitati si sono attivati preferendo un determinato rifugiato senza che altri potessero godere almeno di attenzioni se non privilegi? Comunque, grazie allo sport,  parliamo di vantaggi concessi a pochissimi in proporzione, cosa che significa anche che qualcuno soffra di meno in valore assoluto. Prendere il successo di arrivare a Parigi come esempio positivo, può essere almeno riduttivo, se non fuorviante, per chi resta rifugiato non sportivo, ma può aiutare gli altri ad avere speranza e a nutrire esempi come coloro che ce l'hanno fatta. Accade anche in altri settori e discipline,  come nelle arti, e quelli che tra i migranti vivono nuove realtà positive. Tra costoro può accadere che non dimentichino e si adoperino per gli altri. Spessissimo in silenzio e senza squillare di trombe.

La formazione dei rifugiati 2024 è anche cresciuta di numero rispetto alle precedenti due edizioni. A Rio contava 10 atleti, a Tokio erano in 29 ed il gruppo attuale conta anche una Chef de mission in  Masomah Ali Zada. Gareggiò nel paese del sol levante nella squadra dei rifugiati  nel ciclismo su strada. Ricopre adesso l'incarico di membro della Commissione atleti del CIO. La sua vice è Bernadette Castel-Hollingsworth, dalla direzione della divisione Protezione Internazionael dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per il Rifugiati (UNHCR).

È con questo spirito nelle menti e nel cuore che occorre leggere di storie come quella di Masomah Ali Zada che dall'Afghanistan era fuggita per raggiungere la Francia nel 2017 da rifugiata, dopo che, in quanto donna sportiva, era divenuta oggetto di minacce nel suo paese. Adesso è anche studentessa di ingegneria all'Università di Lille.
A Parigi gareggeranno anche due atleti rifugiati residenti in Italia. Nella lotta libera l'iraniano Iman Mahdavi, fuggito nel 2020 come pure l'altro residente in Italia, valente atleta di taekwondo, Hadi Tiranvalipur.

Mahdavi racconta di essere fuggito a piedi verso la Turchia, da qui ha trovato un volo e sbarcato a Milano in grande confusione e con documenti in lingua originale incomprensibili per lo più alle frontiere. Quindi la condizione di rifugiato politico ed alloggio a Gallarate dove ha cercato un centro di lotta libera per continuare la sua attività sportiva. Le dirigenze del club che lo ha ospitato lo hanno aiutato, tranquillizzandolo, a trovare l'abbigliamento ed un modo dignitoso per sostenersi ed allenarsi. Ciò ha consentito che le sue qualità emergessero, e quindi arrivano partecipazione ad europei e mondiali e adesso Parigi con, tra tutti gli altri desideri sportivi, quello di poter riabbracciare  la sua famiglia.

Ancora un'altra storia, meno piacevole, quella di Anjelina Nadai Lohalit, in fuga a 9 anni dal Sud Sudan in guerra civile cruenta, approda con la zia in un campo profughi in Kenia. Ottiene visibilità sportiva nell'atletica, mezzo fondo, e partecipa a due olimpiadi con serie possibilità per avere la terza presenza a Parigi. Arriva l'inciampo però, come per ogni atleta che vive l'equilibrio dell'aiuto tra il consentito e l'uso disonesto di sostanze dopanti che nel suo caso di rifugiata, se positività confermata, offre un messaggio ancora di più grave tradimento dei valori morali e sportivi [3]. È stata trovata positiva alla trimetazidina, lo stesso farmaco che causò la positività dei 23 nuotatori cinesi nel 2021. La sostanza è inserita nell'elenco di quelle dopanti dalla World Anti Doping Agency (WADA). A due giorni dalla comunicazione dell'elenco dei rifugiati partecipanti a Parigi 2024, l'esclusione dal team olimpico per una sospensione provvisoria dalle competizioni sportive da parte del CIO. Ma Anjelina Nadai Lohalit non è il solo caso. Magari è il più noto vista la valenza e l'esperienza dell'atleta. Episodio che indurrebbe a riflessioni più approfondite sulle interferenze peggiori di un mondo sportivo che è alla disperata ricerca di scorciatoie, anche illecite, per il raggiungimento dell'obiettivo. Un mondo nel quale sono risucchiati anche i rifugiati verso i quali invece occorrerebbero ombrelli a tutela da questi pericoli, visto il loro percorso di sofferenze.
L'altro atleta positivo alla trimetazidina è Dominic Lokolong Atiol, ventiquattrenne rifugiato dal Sud Sudan in Kenia come la Lohalit. Anche lui usufruiva di una borsa di studio del CIO ed avrebbe dovuto gareggiare negli 800 metri e nei 1500 maschili a Parigi. Anche lui sospeso provvisoriamente e con troppi parallelismi con l'altro caso della Lohalit, entrambi meritevoli di approfondimenti e valutazioni ancora di più necessarie vista la condizione di enorme vulnerabilità degli attori. Atleti che, nella loro condizione di rifugiati, sono appartenenti ad un mondo verso il quale si riflettono gli effetti delle azioni che l'opinione pubblica, sempre più influenzabile e capricciosa, tollererebbe strumentalmente e con gravità anche superiore agli altri casi.

Casi ben diversi da questi i due che ricordiamo di seguito. Il primo, quello che fece la storia dei rifugiati olimpici: Yusra Mardini, la ragazzina siriana che in fuga dalla guerra civile verso l'Europa e finita nelle grinfie dei traghettatori di esseri umani, dovette a nuoto trascinare un gommone in avaria pieno di fuggiaschi verso la terraferma a Lesbo in Grecia. Le sue doti di nuotatrice le assicurarono poi la partecipazione ai giochi olimpici di Rio e di Tokyo. Il secondo quello di Dominic Lokinyomo Lobalu, sud sudanese cresciuto nel programma del CIO per i rifugiati che a Ginevra, dopo una corsa di 10 km vinta, vide i suoi accompagnatori fuggire dopo aver intascato il suo premio. Sarebbe stato per gli addetti un medagliato olimpico. Decise però di non partecipare a Tokyo. Si è voluto evidentemente affrancare da un mondo che non condivide e gareggia in proprio da atleta internazionale di livello. Non parteciperà alla prossima Olimpiade sotto nessuna bandiera, neanche quella dei rifugiati.

A Parigi il simbolo della squadra dei rifugiati sarà il cuore preso in prestito dal logo della Fondazione Olimpic Refuge, un valore in un segno che possa aiutare a trovare nello sport e nello spirito olimpico, per tutti i rifugiati, lo sforzo per sopravvivere alla loro difficile condizione. Sicuramente più facile a dirsi.

Emidio Maria Di Loreto

Atleti rifugiati partecipanti alle Olimpiadi 2024 di Parigi:
Farida Abaroge (donna, Etiopia, Francia, atletica); Omid Ahmadisafa (uomo, Iran, Germania, pugilato); Yahya Al Ghotany (uomo, Siria, Giordania, taekwondo); Mohammad Amin Alsalami (uomo, Siria, Germania, atletica); Amir Ansari (uomo, Afghanistan, Svezia, ciclismo su strada); Sibghatullah Arab (uomo, Afghanistan, Germania, judo); Matin Balsini (uomo, Iran, Regno Unito, nuoto); Mahboubeh Barbari Zharfi (donna, Iran, Germania, judo); Edilio Francisco Centeno Nieves (uomo, Venezuela, Messico, tiro sportivo); Muna Dahouk (donna, Siria, Paesi Bassi, judo); Jamal Abdelmaji Eisa Mohammed (uomo, Sudan, Israele, atletica); Saeid Fazloula (uomo, Iran, Germania, canoa sprint); Tachlowini Gabriyesos (uomo, Eritrea, Israele, atletica); Eyeru Gebru (donna, Etiopia, Francia, ciclismo su strada); Yekta Jamali Galeh (donna, Iran, Germania, sollevamento pesi); Fernando Dayán Jorge Enríquez (uomo, Cuba, USA, canoa sprint); Dorian Keletela (uomo, Repubblica Democratica del Congo, Francia, atletica); Adnan Khankan (uomo, Siria, Germania, judo); Perina Lokure (donna, Sudan del Sud, Kenya, atletica); Iman Mahdavi (uomo, Iran, Italia, lotta libera); Farzad Mansouri (uomo, Afghanistan, Regno Unito, taekwondo); Alaa Maso (uomo, Siria, Germania, nuoto); Kasra Mehdipournejad (uomo, Iran, Germania, taekwondo); Cindy Ngamba (donna, Camerun, Regno Unito, pugilato); Dina Pouryounes Langeroudi (donna, Iran, Paesi Bassi, taekwondo); Mohammad Rashnonezhad (uomo, Iran, Paesi Bassi, judo); Amir Rezanejad (uomo, Iran, Germania, canoa slalom); Ramiro Mora Romero (uomo, Cuba, Regno Unito, sollevamento pesi); Nigara Shaheen (donna, Afghanistan, Canada, judo); Luna Solomon (donna, Eritrea, Svizzera, tiro sportivo); Saman Soltani (donna, Iran, Austria, canoa sprint); Musa Suliman (uomo, Sudan, Svizzera, atletica); Manizha Talash (donna, Afghanistan, Spagna, breaking);Hadi Tiranvalipour (uomo, Iran, Italia, taekwondo); Jamal Valizadeh (uomo, Iran, Francia, lotta greco-romana); Dorsa Yavarivafa (donna, Iran, Regno Unito, badminton).

[1] International Olimpics Committes, Refuge Olimpic Team Paris 2024 team, https://olympics.com/en/olympic-refuge-foundation/refugee-team , 2 maggio 2024
[2] Motto Olimpico: citius, altius, fortius, communis: più veloce, più in alto, più forte,  insieme.
[3] Redazione Nuoto.com, Rifugiata olimpica positiva alla trimetazina. Sospesa provvisoriamente ,  https://www.nuoto.com/2024/05/08/rifugiata-olimpica-positiva-alla-trimetazidina-sospesa-provvisoriamente/ , 8 maggio 2024.

 

 

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