Omar Hassan. Un corpo a corpo pittorico

OMAR HASSAN
history 8 minuti di lettura

Quando guardo i lavori di Omar Hassan le prime parole che mi vengono in mente sono: potenza, energia, luminosità. Luce e potenza le vedo sulla tela, le vedo nel modo in cui Omar lavora.
Ogni quadro sembra un incontro di boxe, una lotta corpo a corpo.

Omar Hassan

Il perché di questo corpo a corpo è lo stesso Omar Hassan a spiegarcelo.
Io ho studiato a Brera con Alberto Garutti, uno dei più importanti esponenti dell’arte concettuale italiana. Ho avuto la possibilità di studiare anche i grandi maestri, come Fontana, Manzoni, e anche quelli prima. Diciamo che sono uscito con questa idea di voler trovare anche io un gesto pittorico nuovo, di sintesi. Che potesse raccontare con un movimento semplice, che potesse essere un dripping di Pollock, un taglio di Fontana, una cagata di Manzoni in scatola.
Ho iniziato a capire che tutto ciò che era potenzialmente semplice era veramente efficace, forte. Allora ho iniziato a cercare questi gesti pittorici. Uno è appunto questo spruzzo che fa un bagliore di luce, e l’altro è questo cazzotto. A proposito di questo pugno io dico sempre: I’m not punching to destroy. I’m creating. Cioè, io non picchio per distruggere. Io creo qualcosa. L’ho creata attraverso questo segno che ha una potenza notevole, ma allo stesso tempo una delicatezza e una leggerezza estrema.

Quando sento parlare di delicatezza e leggerezza, unite a potenza e energia, non posso fare a meno di pensare al grande Muhammad Ali, al suo Volo come una farfalla, pungo come un’ape.
E Omar Hassan nella palestra di Muhammad Ali c’è stato veramente, dando vita a una performance in cui ha incrociato i guanti con la tela, dando vita a un’opera d’arte potente e insieme istintiva.
Io ho voluto fortemente realizzare la presentazione di tutta la nuova serie di quadri nella palestra di Muhammad Ali (Ali World Famous 5th St. Gym, Miami Beach, Florida) . Per me quel contesto aveva una valenza storica di grandissima portata. Valeva come un museo. Sono stato contentissimo di aver messo il pubblico per la prima volta sul ring. Mi è piaciuto mettermi in un angolo della palestra.
Quando ho finito il quadro mi sono girato, ho colpito il muro in maniera indelebile. Poi l’ho incorniciato. In qualche modo, dando quei quattro pugni indelebili, ho segnato anche io la vita, un po’ come Muhammad Ali Ali. Mi auguro restino per sempre.

Di quale serie si trattasse Omar ce l’ha spiegato subito. Insieme ci ha illustrato alcuni degli elementi del suo fare arte.
La serie che ho presentato nella palestra di Muhammad Ali si chiama Breaking Through Black.
La serie precedente si chiama Breaking Through. È composta da 121 quadri a fondo bianco. I quadri sono tutti numerati e sono 121, perché sono i round che ho disputato io quando ero un pugile.
Proprio così. Omar era un pugile. Allenato dal grande Ottavio Tazzi, che nella sua palestra ha fatto nascere grandi campioni, come Rocky Mattioli, Gibilisco, Fragomeni.
Le boxe è stata ed è un’altra grande passione di Omar Hassan. Lo è ancora perché il gesto pittorico che lo contraddistingue è il corpo a corpo con i quadri. Il gesto elegante e vigoroso del pugilato è portato sulla tela, in squarci improvvisi di luce e energia.
Il gesto atletico diventa così gesto capace di realizzare un’immediata sintesi artistica.
Per Omar il pugilato è la metafora della vita.

Boxe e pittura sono assolutamente due parti di me. Sono entrato in palestra a 14 anni e questo sport mi ha insegnato ad essere uomo. Penso che il pugilato sia la metafora di vita per eccellenza. Perché siamo tutti pugili. Ognuno ha le sue croci. Ognuno è da solo. Devi cadere e ti devi rialzare. Hai un minuto dove hai qualcuno: la mamma, il papà, la moglie, i figli, ma è un minuto. Poi sul ring sei da solo. E questa è la vita. Hai un minuto perché quello è il minuto di pausa tra un round e l’altro, quando vai dal tuo maestro.

Abbiamo raggiunto Omar Hassan a Milano, prima che partisse per Napoli.
È stato estremamente disponibile e diretto, con una grande semplicità di modi e di dialogo. Del resto, il segreto della sua disponibilità ce l’ha spiegato lui stesso
Ho avuto la fortuna di entrare in grandi collezioni. Questo mi ha permesso anche di conoscere grandissimi personaggi. E tutti i personaggi che ho incontrato, i grandi, i veramente grandi, erano persone molto semplici. Quindi mi son detto che quella era la strada giusta da mantenere.

Omar Hassan foto Lorenzo Palmieri. Time Lines dal 1/10/2016 al 1/10/2017, Tecnica mista su tela, 200×450 cm, 2016/2017

È con questa semplicità, che non è mai da confondere con banalità, che Omar ci ha spiegato il significato della serie Breaking Through Black, che porterà a Napoli, al PAN, per la mostra
dal titolo Sotto Sopra.
Arriverò a Napoli il 18 e la mia mostra durerà dal 22 febbraio al 28 marzo. Si intitola Sotto Sopra perché è un momento della mia vita in cui sto avendo un sottosopra. Sto cambiando diverse cose, anche nella mia ricerca pittorica. Al Palazzo delle Arti di Napoli presenterò tutta una serie di lavori nuovi. L’obiettivo di questa mostra è cercare di spogliare del colore i miei gesti pittorici. A volte il colore è un’arma a doppio taglio. Nasconde quello che è il vero pensiero dell’opera. Perché tu vedi una cosa colorata e dici: che bella, che carina, che bella decorazione. E si perde un po’ quello che è il concetto, il pensiero dietro. Adesso ho voluto spogliare del colore quello che faccio. Quindi ci sarà una abbondanza di bianco è nero con delle sorprese qua e là. In questo sottosopra non vado a rinnegare quello che sono e che ho fatto fino ad ora. Lo spoglio del colore.
È come quando tu vedi una bella donna o un bell’uomo, ben vestiti, da red carpet. Poi però quando spogli questo corpo ti rendi conto che non è anatomicamente bello.
Io invece voglio far vedere che le mie opere si reggono sia con l’abito firmato che nude.

In quanto a bellezza Omar Hassan non ha nulla da invidiare a nessuno. È dotato di un corpo statuario. Ha un occhio furbo e accattivante, l’eleganza dei pugili medio massimi, e la bellezza di una divinità egizia, unite a una non comune sensibilità.
Nei suoi lineamenti risplende la bellezza dei tratti egizi portati dal padre.
Quando parla dei genitori Omar si illumina.
Sono molto legato alla mia famiglia, ai miei genitori, che ringrazierò sempre perché sono due persone estremamente intelligenti. Mi hanno lasciato libero di fare le mie scelte. Ovviamente con una pistola puntata nel caso avessi fatto delle cavolate. Però mi hanno sempre lasciato libero di scegliere.
Sono due persone intelligenti, religiose, un esempio di tolleranza. Mia mamma è cristiana mio padre è mussulmano. Io sono il frutto dell’intelligenza e della tolleranza. Perché esco da due culture che convivono, si rispettano. Avere due culture è un vantaggio, una marcia in più. Perché sei già inconsciamente predisposto ad avere un orecchio per qualcosa che non è il solito. Perché il papà porta una cultura, la mamma un’altra. E tu hai due orecchie. Allora avrai una predisposizione a una terza cultura, a una quarta, a una quinta. E sarà più facile. Quando invece cresci in una cultura, in un corridoio, aprire altre porte è più complesso. Ecco. C’è quella marcia in più da fare. Noi di sangue misto ce l’abbiamo già dentro.

Questa marcia in più ha portato Omar ad affermarsi a livello internazionale.
Parla con familiarità di Parigi, New York, Londra, delle due Biennali di Venezia a cui ha partecipato, della dozzina di personali che ha allestito in giro per il mondo. Mi racconta delle iniziative di charity ha cui ha partecipato, delle aste di Christie’s in cui sono battute le sue opere. Ma parla anche di Milano, della zona Lambrate dove è nato e si sente a suo agio, Parla anche di Pioltello, alle porte di Milano, dove ha lo studio. Dove vive in mezzo a gente che lo conosce, e ricambia il suo affetto.
Le sue sono parole sincere. Usa la stessa spontaneità e sincerità quando parla dell’arte, come la intende lui.
Io amo il concettuale. Però, a volte incontro certi artisti concettuali che mi fanno proprio dire: “Mamma mia! È proprio aria fritta, o peggio ancora. Non trovo una sostanza.
L’arte concettuale, quella autentica si può fare. L’arte concettuale è fatta di concetti. Ma deve essere un uomo di esperienza a farla. Altrimenti saranno sempre concetti banali, forzature.

E che nell’arte di Omar Hassan non ci siano forzature lo dimostrano le sue opere: intense, vigorose. Anche quando si priva del colore, per giungere alla sua voce più intima, all’essenza delle cose.
Gianfranco Falcone

“Sotto Sopra” di Omar Hassan
a cura di Maria Savarese
dal 23 febbraio al 28 marzo 2020
Opening 22 febbraio alle ore 17.00
Palazzo delle Arti di Napoli (Via dei Mille, 60 Napoli)
Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

In collaborazione con Fondazione Alberto Peruzzo, Prometeo Gallery, Fon-
dazione Cavaliere del Lavoro Alberto Giacomini

Coordinamento tecnico – organizzativo di Editori Paparo
Ufficio stampa: RARE Comunicazioni

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