Onza, onza. Da L’Aia a Spongano: fatica e gioia sulle Alpi

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Ci siamo lasciati che ero a Neuf-Brisach, un piccolo comune dell’Alsazia in Francia, e avevo in testa le Alpi e i miei sospetti su un’organizzazione non propriamente puntuale si sono tutti palesati. Sì, non erano solo i panorami mozzafiato, con i primi ghiacciai in lontananza che mi lasciavano incredulo, a mozzarmi il fiato sono state le salite. Son dovuto scendere dalla mia bici e spingerla in alcuni tratti perché le pendenze sono arrivate al 18% e non era solo questione di gambe e fiato e allenamenti fatti sulle estese pianure olandesi.

La mia “Ronzina”, la mia due ruote, doveva essere più leggera e doveva avere, l’ho notato guardando i mezzi di altri cicloamatori, due rapporti più leggeri in aggiunta a quelli disponibili ora. E chissà se il peso dell’attrezzatura non sia stata una concausa delle mie forature. Sono stato in profonda apprensione per il rischio di rimanere appiedato dopo giorni che continuavo a sostituire la camera d’aria posteriore fino alla perdita di un copertone. Ad Aarburg sono riuscito a trovare un’officina, ho cambiato il copertone posteriore e la paura è passata.

Ancora una volta ho pensato, come penso accade a tutti coloro che fanno sforzi prolungati, che non l’avrei dovuto fare, che non aveva senso. Eh già che senso dovrei consegnare alla mia storia personale? Un viaggio che la fatica senza sosta può spossarmi fino a farmi perdere le forze per osservare fuori e dentro di me. Nonostante tutto ho la sensazione di portarmi dietro un risultato importante, al di là di quello che qualche mese fa avrei potuto pensare.

Frontiera Francia Svizzera a Basilea foto Luca A. Rizzello 2020

Prima delle montagne mi sono fermato a Basilea. Era l’occasione per incontrare una coppia di amici, Giovanna e Pietro. Non li vedevo da tempo ed è stata una bella giornata. Ho anche approfittato di qualche comfort che non mi è dispiaciuto. Sono musicisti e abbiamo suonato insieme in passato. Pietro è un eccellente cuoco, così la cena è stato un altro momento piacevole.

Le guide per cicloamatori mi consigliavano di prendere il battello sul lago di Lucerna per spostarmi da Brunnen a Flüelen per evitare otto chilometri di strada impervia e trafficata anche da camion. Forse chi ha scritto l’ha percorsa in una giornata storta o più semplicemente non vuole far incappare in troppi problemi il ciclista perché diversi colleghi l’hanno fatta, potendo osservare altri panorami da cartolina. Comunque anche non avendo visto quei panorami, vi assicuro che il placido navigare sulle acque cristalline e specchianti non è da meno ed è assolutamente da fare per chi si dovesse trovare da queste parti. Una delle viste più emozionanti del viaggio.

Svizzera. Lago di Lucerna dal battello Brunnen – Flüelen foto Luca Rizzello 2020

Anche la sosta al campeggio di Flüelen, con la tenda a pochi passi dalla riva ha contribuito a rilassarmi dopo averla montata e acquistato le mie solite provviste: pane, formaggio, frutta secca, succhi di frutta. Ho incontrato un ragazzo olandese con cui ho scambiato alcune impressioni di viaggio. Anche lui è in giro da tempo ma il suo percorso è più lungo e faticoso.

Svizzera. Lago Lucerna Windsurf Camping di Flüelen Foto Luca Rizzello 2020

Da Flüelen ad Andermatt a 1440m slm, dove sono arrivato dopo 40 km e 1600 metri di dislivello totale il 4 settembre. Durissima giornata. Sforzo notevole. Le gambe non ne volevano sapere. Ho deciso di non mangiare in campeggio e di andare a cena in un ristorante per gustare un piatto tipico, il rösti, una sorta di pasticcio di uova, carne, formaggio, patate, una bomba calorica che è risultata perfetta per la notte quando la temperatura è scesa a 5 gradi.
Durante la salita mi venivano in mente il testo de L’aria de lu trainieri e che parodiavo lungo il percorso nella speranza di farmi coraggio di fronte alla vetta.

Tira ronzina mia  tira e camina
Aria n’aggiu pompata senza misura
Ronzina famme fare ‘sta i’nchianata
A Lecce te la cattu ‘na noa catina
Lu pregiu de a ronzina è la pacenzia
Lu pregiu de u trainieri … la capu tosta

 

Svizzera. Andermatt foto Luca A. Rizzello 2020

Il giorno dopo è arrivato il passo del Gottardo. Disperazione e gioia. Tensione e rilassamento. Sono tante le sensazioni che si muovono dentro, da un estremo all’altro. Salita incessante e discesa perigliosa. Per arrivarci ci sono 11 km ininterrotti di salite con punte al 18%, e le soste sono necessarie per riprendere forze e fiato e iniziare a vedere le cime delle montagne più alte. A 2106m slm, dopo qualche ora, mi sono concesso una lunga sosta con la soddisfazione di avercela fatta dopo aver pensato più volte che la salita fosse senza fine.
È stato anche il tratto più socievole. Come quando le difficoltà sono enormi e si prova ad essere solidali. La durezza della strada forse spinge molti a scambiare battute, incoraggiamenti e brevi racconti delle proprie esperienze ed in particolare dei momenti di fatica che si affrontano.
Nemmeno la discesa è stata semplice, per ripidi tornanti su una strada non asfaltata, sempre attaccato ai freni per non prendere velocità incontrollata e con la tensione che la via non ti tradisca. E poi pedalando l’approssimarsi al Ticino, lungo il quale sono entrato nel cantone per fermami oramai sfinito.

Svizzera. Passo del Gottardo 2106 m slm foto Luca A. Rizzello 2020

Altro errore. Pensavo fosse più abbordabile, ma la salita non mente: scavallare il passo del Monte Ceneri (separa le Prealpi Varesine dalle Prealpi Comasche) non è stata una passeggiata. Certo non è il Gottardo ma è l’esperienza del Gottardo che mi ha spronato a superare le fasi più critiche. Ho dovuto fare un’altra sosta prima di entrare in Italia, qui vicino al lago di Lugano da dove scrivo ora. Un’altra giornata di riposo che mi ha permesso di rivedere i miei cugini, cenare con loro e raccontare un po’ di storie di questi giorni e dei mesi passati.
Il mio racconto ora vi arriva dal Lodigiano dove mi sono fermato per una sosta e in serata sarò a Piacenza.
Luca Alfonso Rizzello

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