Onza onza. Da L’Aia a Spongano: l’Italia e le ciclabili inesistenti

confine italia svizzera
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Ho appena lasciato Vieste. Dopo due giorni di riposo, in attesa di condizioni climatiche favorevoli, sono ripartito alla volta della destinazione finale: Spongano.

Sfogliando gli appunti di viaggio mi rendo conto di quanto il tempo sia volato. Pedalo da settimane, le ore in bicicletta sono lunghe, fatte di una sommatoria apparentemente infinita di attimi e rotazioni delle gambe, tante da consentire percorrenze quotidiane di sessanta, settanta, a volte cento chilometri. Ma paradossalmente, guardandomi indietro, la prospettiva è tutt’altra: quella di uno scorrere rapido e fluido di giorni e luoghi.

Un viaggio fatto di soste programmate con l’obiettivo del breve termine, per non sentire la vertigine della grande distanza. Definisco le tappe con uno o due giorni di anticipo, sulla base di un piano di massima, e non mi precipito con l’immaginazione più in là di quel poco. Una strategia che si è rivelata utile per mantenere la calma, e come si è già detto, per praticare la pazienza.

Dopo l’attraversamento delle Alpi, l’arrivo in Italia dalla Svizzera è stato annunciato a Ronago da uno striminzito cartello che segnala il confine. Non mi aspettavo le fanfare, ma mi ero figurato un evento più simbolico o romantico…

Monza, Duomo
foto Luca Alfonso Rizzello 2020

Seguendo la ciclabile che corre lungo il canale Villoresi, ho deciso di tornare a Monza (dove ho vissuto da studente un paio d’anni) per rivedere quelle strade, i palazzi e i monumenti che ricordavo. Non potevo non andare a fare due chiacchiere con amici di vecchia data a Cavenago di Brianza dove sono stato felicemente ospite. Raggiunta Piacenza ho approfittato per un ripassino di gnocco fritto, rievocando le felici giornate di quei due anni trascorsi nella città dove ho studiato violino barocco.

La musica è stata una compagna di viaggio, e talvolta l’ho cercata anche in alcune tappe simboliche lungo il cammino. Nella Pianura Padana ho pensato di rendere omaggio a Giuseppe Verdi visitando la sua villa a Sant’Agata di Busseto, conservata esattamente così come lo stesso Verdi l’aveva disegnata. La definiva la sua “opera meglio riuscita”.
In quei giorni ho anche scoperto che la Pianura Padana non è uniformemente piatta: offre una personalità e una bellezza variegata che evidentemente non conoscevo a fondo. Seguendo il fiume Taro, uno dei tanti corsi d’acqua che la caratterizzano, ci si immerge tra campi coltivati, aree boschive, cascine vecchie e nuove, canali d’irrigazione, allevamenti.

Busseto, Villa Verdi
foto Luca Alfonso Rizzello 2020

Un’altra tappa predestinata è stata l’accogliente Bologna, una città dove mi sento sempre a casa e che conosco bene. Ho trascorso ore felici con gli amici di una vita. Tra un racconto e un aneddoto ho manifestato loro la mia preoccupazione di dover percorrere ancora più di mille chilometri per raggiungere Spongano.

Dopo Bologna, l’Adriatico: nonostante la costa Romagnola sia ben diversa da quella Salentina, ho iniziato ad avvertire il profumo di casa. Il tragitto per il mare ha comportato una spolverata di tufo che ha imbiancato me e la mia Ronzina, a causa del lungo tratto di ciclabile sterrata e piacevolmente avventurosa che collega Ravenna a Cervia. Se la mia Ronzina e i suoi copertoni non sono adatti alle montagne ancor meno lo sono per i sentieri naturalistici come quelli che attraversano la pineta di Ravenna.

Bologna
foto Luca ALfonso Rizzello 2020

Seguendo ancora un’ipotetica strada della musica, ho lasciato nuovamente la costa per raggiungere Sant’Arcangelo di Romagna dove ho rivisto il mio storico maestro di violino e la sua famiglia. Una visita particolarmente affettuosa. Il tufo mi ha ricoperto un’altra volta dalla testa ai piedi quando ho percorso il lungo-fiume Marecchia fino al mare marchigiano.

Ancona, che conoscevo esclusivamente come stazione ferroviaria di passaggio, mi si è rivelata una cittadina dalla bellezza inattesa che mi ha spinto a visitarla in lungo e in largo. E poi Grottammare: una puntata dettata dalla curiosità d’averla sempre intravista dall’autostrada A14 con il suo fascino di borgo abbarbicato su un’altura. Ne è valsa la pena: oltre a mostrarsi con viste da cartolina, consente di assaporare il meglio della cucina marchigiana. Non sono mancate le vedute mozzafiato del Monte Conero, dalle splendide Sirolo e Numana.

Monte Conero visto da Sirolo
foto Luca Alfonso Rizzello 2020

Abbandonata l’idea di fermarmi a Pescara, in Abruzzo mi sono diretto a Spoltore salendo su per le colline, dove ho trascorso la notte in un Bed & Breakfast gestito da una signora con la passione del ciclismo. Lunghe chiacchierate e consigli su gastronomia e percorsi da seguire per proseguire il mio viaggio alla volta del Molise.
Sono riuscito a percorrere la pista ciclabile suggerita, esistente sulle mappe in quanto parte dell’Eurociclovia Trieste – Leuca, ma di fatto introvabile senza l’aiuto delle persone del luogo. La ciclabile si snoda parallela alla Statale 16, realizzata su un vecchio percorso ferroviario dismesso: affascinante, suggestiva per la vista sui Trabocchi (antiche piattaforme per la pesca ora spesso adibite a ristoranti), inusuale per le gallerie da attraversare. Questa pista ciclabile non è mai stata inaugurata né collaudata, ed è spesso interrotta da cancelli o tratti franati.

Ciclovia Adriatica, tratto Abruzzo sud
foto Luca Alfonso Rizzello 2020

Quello delle piste ciclabili poco segnalate, con terreni accidentati fatti di asfalto divelto, buche e fondo sterrato abbandonato, è un annoso problema. Spesso si interrompono costringendoti pericolosamente a dividere la carreggiata con autoveicoli e mezzi pesanti che sfrecciano ad alta velocità. Una dannata caratteristica tutta Italiana, pressoché ignota negli altri Paesi in cui ho pedalato nelle precedenti settimane. Dalla Romagna in giù la situazione appare gradualmente sempre più triste.
Eppure abbiamo una lunga tradizione ciclistica, abbiamo un territorio che potenzialmente può essere attraversato in bici, ed abbiamo l’esigenza di soluzioni alternative ai mezzi di trasporto inquinanti. Pare però che la questione interessi poco ai più.

La tristezza è diventata rabbia quando ho scoperto che il Molise si attraversa esclusivamente sulla Statale 16. Alla rabbia è sopraggiunto lo sconforto più totale il 19 settembre, il mio trentunesimo giorno di viaggio, quando sono entrato in Puglia. Difficoltà ne avevo superate, ma quel giorno per la prima volta ho paventato l’idea di dire basta e di chiudere lì l’avventura.

Lasciata la pericolosa Statale 16, puntavo a Lesina per iniziare la circumnavigazione del Gargano. Di fatto mi sono ritrovato nella terra di nessuno. Definire quella una strada, sia pur di campagna, è un’assurdità: manca il fondo stradale, ci sono buche, voragini, massi e rifiuti abbandonati. Inoltre sono stato inseguito da alcuni cani aggressivi, non so se randagi, per ben due volte. Ho avuto paura, anche perché il luogo è isolato, nel mezzo del nulla. Se mi fosse successo qualcosa, pensavo, nessuno mi avrebbe notato. Ho quasi ceduto all’idea di chiamare qualcuno per farmi venire a prendere e chiudere il viaggio definitivamente.

Nonostante tutto sono riuscito ad arrivare a Marina di Lesina per un pranzo veloce, da dove avrei proseguito alla volta di un campeggio a Varano. Le sorprese non erano ancora finite: ho imboccato una dissestata ciclovia individuata sulla mappa, ma mi sono ritrovato con la bicicletta nella sabbia, completamente impossibilitato a procedere. Non c’era alternativa: dovevo tornare indietro ed immettermi su una strada provinciale stretta e molto trafficata, anche da camion, dove ho dovuto percorrere pericolosamente più di 20 km prima di poter raggiungere nuovamente la costa nella zona di Varano. Ero assalito dallo sconforto per l’abbandono e l’incuria che tastavo con mano proprio nella mia regione, di cui invece vado sempre fiero.

Vieste
foto Luca Alfonso Rizzello 2020

Il giorno dopo, i percorsi lungo le celebri strade costiere del Gargano mi hanno risollevato. Una terra antica, leggendaria, aspramente bella nel suo succedersi di alte colline, paesi nascosti all’interno, zone boschive estese, spiagge sinuose, agrumeti e uliveti. Il memorabile pranzo sul trabucco del Monte Pucci, tra pietanze succulente e una vista a strapiombo sul mare, ha contribuito a liberarmi dei brutti ricordi del giorno precedente. Guadagnato quel piccolo gioiello di Vieste, ho potuto rilassarmi per un paio di giorni prima che le condizioni atmosferiche mi consentissero la ripresa del viaggio tra il saliscendi della costa, passando per Mattinata e riconquistando la pianura alla volta di Spongano, da dove spero di potervi raccontare l’ultima parte di questa mezza follia.

Luca Alfonso Rizzello

È possibile seguire i miei aggiornamenti quotidiani su Instagram all’account onza.onza, sul quale pubblico anche un brano musicale estemporaneo ispirato ad ogni giornata di viaggio.

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