Pace armata in un’Ucraina in crisi profonda

ucraina bandiera
history 5 minuti di lettura

La missione Speciale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha certificato che, salvo alcune violazioni, il cessate il fuoco tra le parti in guerra sembra reggere dal primo settembre. È il cessate il fuoco più lungo dall’inizio del conflitto nell’Estdell’Ucraina.
Altro passaggio significativo per un ulteriore raffreddamento del confronto armato è l’avvio, come previsto a Parigi nelle settimane passate dall’accordo tra i rappresentanti di Kiev, Mosca, Osce e separatisti, dell’allontanamento di almeno 15 chilometri dalla zona di contatto anche del materiale bellico di calibro inferiore ai 100 mm. e mortai di calibro inferiore ai 120 mm. Il portavoce dello Stato maggiore delle forze armate di Kiev lo ha da poco confermato, come hanno fatto i separatisti di Donetsk con il ritiro dei carri armati nel distretto di Novoazovsk e di altre armi [1]. Il processo di ritiro è confermato dagli osservatori dell’OSCE presenti sul luogo.
Un ulteriore elemento che ha abbassato la tensione e che potrebbe favorire il processo di pace è stato l’annuncio del posticipo delle elezioni locali da parte del “presidente” di Donetsk Alexander Zakharchenko al 20 aprile 2016 e da parte del leader di Lugansk Igor Plotnitsky al 21 febbraio.

Molti osservatori hanno spiegato questo raffreddamento con un cambio di priorità della politica estera e militare della Russia verso il teatro mediorientale. Infatti l’intervento armato in Siria in difesa dell’alleato di sempre Bashar al-Assad (e dell’unica base navale nel Mediterraneo) hanno mutato il quadro. Continuare a difendere a spada tratta i separatisti non sarebbe una scelta oculata aumenterebbe il tenore dello scontro con gli Usa e l’Europa (con le sanzioni che rischiano di non finire mai, Cameron ha da poco annunciato che si andrà avanti) e farebbe crescere di molto le risorse impiegate in un periodo di crisi economica profonda.
A questo va aggiunto che la questione Crimea sembra essere stata derubricata. Del resto a Parigi durante il vertice tra Hollande, Merkel, Putin e Poroshenko per discutere della crisi nel Donbass «nessuna parola è emersa [..] in merito alla questione della Crimea. Nonostante il recente blocco dimostrativo della penisola, promosso da rappresentanti della comunità tatara ai quali si sono uniti anche numerosi membri di Praviy Sektor [movimento politico e gruppo paramilitare di estrema destra, ndr], la questione non è stata affrontata […]. Kiev, alle prese con mille problemi, non sembra avere una chiara strategia in merito, mentre i suoi partner occidentali preferiscono più semplicemente evitare l’argomento» [2].

Con questo non si vuol dire che tutto può tornale alla normalità perché i quasi 8 mila i morti e 18 mila i feriti nella guerra nell’est dell’Ucraina sono un lascito pesante, perché le parti si odiano a vicenda e in particolare «i partiti ultranazionalisti e di estrema destra sono contrari a qualsiasi accordo con i separatisti filo-russi, interpretando qualsiasi apertura alla decentralizzazione come una resa alla Russia di Putin. Il 31 agosto, durante una protesta organizzata da Svoboda davanti al parlamento, scontri tra polizia e militanti hanno provocato alcune vittime e centinaia di feriti» [3]. E poi nelle regioni dell’est comunque restano decine di migliaia di uomini armati tra mercenari, volontari, truppe regolari che rendono la situazione estremamente instabile.

Un’instabilità aggravata dalla crisi politico-istituzionale ed economica in cui continua a sprofondare Kiev. La Banca mondiale un mese fa ha cambiato le previsioni, già disastrose dell’economia ucraina, sul Pil che passa da un – 7,5%  ad un – 12% : «una mazzata per un’economia che soffre per la guerra in Donbass e per la perdita di un 20% della produzione industriale, ora in mano ai ribelli filorussi. La “luce”, sempre secondo la Banca Mondiale, si vedrà solo nel 2016, con una crescita prevista dell’1%, che rappresenterebbe comunque un risultato insufficiente dopo la perdita di ricchezza del biennio 2014-2015» [4]. Va aggiunto il fatto che il debito pubblico è diventato stratosferico nel giro di poco tempo.
In più l’intero sistema politico è del tutto opaco con il dominio degli oligarchi a farla da padrone, la corruzione che riguarda anche la magistratura asservita al potere politico e il contrabbando dirompenti «in cui sarebbero coinvolti poliziotti ed autorità locali. Lo stato appare tuttora incapace di arginare questi fenomeni. Nell’ovest del paese, nella città di Mukaceve e nella regione circostante sembra essere nato uno “stato nello stato” con leggi particolari e bande criminali che si scontrano a viso aperto» [5].
Un sistema che se non riformato non favorirà l’afflusso di finanziamenti dall’Europa e non aiuterà l’ingresso dell’Ucraina nella Nato.
In questi giorni siamo agli sgoccioli della campagna elettorale delle amministrative di domenica 25 ottobre in diverse città tra cui Kiev. E a parte un evidente coinvolgimento mediatico non sembra che il modus operandi sia cambiato granché. Il dibattito è decisamente concentrato sui temi nazionali e nasconde lotte di potere molto più ampie dei governi locali. Un dibattito anche figlio di quanto accaduto con la rivoluzione di piazza che nel 2014 decretò la vittoria degli europeisti.
Di fatto è un referendum sul ruolo di Poroshenko e sulla sua capacità di controllare e orientare le oligarchie e gli affari che ancora dominano l’Ucraina. L’uomo d’affari Gennady Korban e candidato per il Dill Party contesta Poroshenko perché sta portando il paese nel baratro e promette di procedere a nazionalizzazioni e ad eliminare il sistema oligarchico che influenza la politica. Peccato che la sua fortuna, stimata da Forbes in 150 milioni di dollari, è nata facendo incetta di aziende negli anni ’90, e senza dimenticare che le sue strette relazioni d’affari con il miliardario Igor Kolomoisky, governatore di Dnipropetrovsk rimosso dalla sua carica quest’anno e che «che molti vedono come l’oligarca più preoccupante di tutti» [6].
Pasquale Esposito

[1] “Ucraina, governativi iniziano ritiro armi da zona Donetsk”, www.ansa.it, 20 ottobre 2015
[2] Oleksiy Bondarenko, UCRAINA: I risultati di Parigi. Kiev costretta ad accettare il “Piano Morel”, www.eastjournal.net, ottobre 2015
[3] Sophie Tavernese, “UCRAINA: Scontri, contrabbando e milizie. Poroshenko in difficoltà sul fronte interno”, www.eastjournal.net, ottobre 2015
[4] Eugenio Cipolla, “Le riforme del FMI peggiorano l’economia ucraina e il paese si avvicina alla Nato”, www.lantidiplomatico.it, 22 settembre 2015
[5] Sophie Tavernese, ibidem
[6] Shaun Walker, “Ukraine elections: high stakes and dirty tricks in hotly contested vote”, www.theguardian.co.uk, 21 Ottoobre 2015

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article