Pakistan. Alle elezioni falsate dalla violenza vince l’opposizione con Sharif

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Osservando gli ultimi quattro anni e mezzo della storia pakistana è inevitabile non vedere in primo piano la tragica e dolorosa scia di sangue fatta di attacchi terroristici, omicidi e assassini mirati. Stiamo parlando di quasi tremila morti e altrettanti feriti. Durante la campagna elettorale e durante le votazioni le violenze si sono anche accentuate. Civili inermi, compresi bambini, ma anche personalità come il pubblico ministero Chaudhry Zulfiqar Ali che stava indagando non solo sull’omicidio di Benazir Bhutto e sull’ex dittatore Musharraf [1] accusato di non aver protetto a sufficienza il leader politico, ma anche su alcuni sospettati per l’attentato terroristico a Mumbai.
«La maggior parte degli omicidi di questa campagna elettorale è opera dei gruppi armati. Ma quando si parla della morte di esponenti politici, si sa che le mani dei servizi sono tutt’altro che pulite» [2].

È questo anche un tributo che si deve ad un passaggio da un governo eletto ad un altro senza l’intervento brutale dei militari spesso appoggiati dall’esterno? In 66 anni accade per la prima volta.
Le donne in particolare e soprattutto nel nord del paese hanno subito pesanti pressioni per non andare a votare. Nonostante attentati e minacce come quella del portavoce dei Tehreek-I-Taliban, la fazione talebana pachistana, che dichiarava alla vigilia del voto «chiedo alla popolazione di non recarsi nei seggi elettorali se vuole evitare di perdere la vita» [3], sono andati nei 73mila seggi il 60% degli aventi diritti su oltre 86 milioni di pachistani, ben al di là del 44% delle precedenti votazioni. La scelta è avvenuta tra 14 partiti in lizza.
Come previsto da molti osservatori la vittoria è andata a Nawaz Sharif, leader del partito di opposizione, la Lega musulmana del Pakistan (Pml-N, 172 seggi previsti) che però non otterrà la maggioranza assoluta dei 342 seggi dell’Assemblea nazionale e quindi dovrà trovare una sponda tra gli altri partiti e tra la trentina di seggi che andranno agli indipendenti.
L’ex campione di cricket Imran Khan e leader Movimento per la Giustizia (Pti) ha riconosciuto la vittoria del suo avversario anche se ha preannunciato un dossier sui numerosi brogli avvenuti. Nonostante la sua campagna pubblicitaria – favorita anche dalla bella presenza e dalla sua storia sportiva – all’insegna della lotta alla corruzione, al rinnovamento, all’abolizione del regime dei latifondisti e all’abbattimento dei droni USA  non è riuscito ad andare oltre i 30 seggi.
Un vero e proprio tracollo l’ha subito il Partito del popolo pachistano (PPI) di centro-sinistra e ora al governo che dovrebbe ottenere solo 33 seggi. Sconta accuse – fondate – di corruzione rivolto allo stesso presidente Zardari che ha ditribuito incarichi di potere a persone del suo gruppo senza contare che suo figlio Bilawal all’età 24 anni guida il suo Partito. Tra le ragioni della sconditta anche una posizione forse troppo laica per il Pakistan.

Il vincitore e conservatore Nawaz Sharif mal sopportato dall’esercito e dai Servizi «nei mesi scorsi ha puntato molto sull’economia e sugli uomini di affari assicurandosi il voto dei proprietari di miniere di carbone e dei loro sottoposti (si vota di fatto per corporazioni, nelle grandi proprietà). […] conta di riuscire accettabile anche agli Usa. Washington non l’ha mai amato a causa della sua vicinanza a molti gruppi integralisti e jihadi, ma lui potrebbe facilitare i famosi colloqui di pace tra Taliban e governo afghano. Colloqui che non piacciono affatto a Islamabad, che tiene ‘sotto protezione’ (in senso di arresti domiciliari) molti dei taliban afghani che sarebbero disponibili a trattare.» [4].
Sono già arrivate le congratulazioni dall’estero, in primis quelle del premier indiano e di Barak Obama per il nuovo vincitore e per lo svolgimento democratico. Qualche riflessione in più andrebbe fatta sulla “democraticità” reale di queste elezioni falsate dalla violenza.
Pasquale Esposito

[1] Musharaff era tornato di recente co la speranza di partecipare alle elezioni per  l’Assemblea nazionale, cfr. Francesca Marino, “Musharraf è tornato in Pakistan, ma non come sperava”, temi.repubblica.it/limes, 18 aprile 2013
[2] Samira Shackle, “La strada insanguinata verso il voto pachistano”, The Guardian, nella traduzione di Internazionale, 10 maggio 2013, pag. 26
[3] “VIGILIA ELETTORALE SEGNATA DA VIOLENZE, SUL VOTO L’OMBRA DEI TALEBANI”, www.misna.org, 10 maggio 2013
[4] Francesca Marino, “Tra violenze e complotti, il Pakistan va al voto”, temi.repubblica.it/limes, 9 maggio 2013

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