Paolo Benvegnù. Interpretazioni sentimentali su rare colorazioni sonore

Le Labbra Paolo Benvegnù
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A leggere in giro ci troviamo di fronte ad un altro tassello di un buon momento creativo ed espressivo della musica italiana. Ovviamente stiamo parlando di quella sponda non troppo illuminata dai bagliori del successo commerciale.
Le Labbra Paolo BenvegnùPaolo Benvegnù si ripresenta con il suo secondo disco da solista dopo l’acclamato Piccoli Fragilissimi Film del 2004. Prima di Le labbra, tra le varie attività, ha partecipato e prodotto “Cime Domestiche” un disco folk insieme a Petra Magoni e Ares Tavolazzi. E recentemente c’era stato un EP intitolato 14:19 che si chiudeva con <<Ora, rimangono solo le labbra>>.

Dell’intervista di Bizzarre evidenzierei qualche aspetto. Primo: la maturità del disco è dipesa dalla crescita di una relazione sentimentale. Secondo: per comporre, nonostante le diversità con il suono degli Scisma (il gruppo da lui fondato e sciolto nel 2000, ndr), continua ad usare chitarra e voce. Terzo: gli undici brani sono stati selezionati tra una cinquantina preparati. Quarto: nell’economia musicale va dato il giusto rilievo a coloro che suonano i fiati, esperti in bande di paese e che portano una <<competenza inusuale>> [1].

Un disco importante e senza mai un calo di stile, con arrangiamenti coniugati con i testi a rasentare la perfezione degli undici brani. E’ questa l’opinione di Fabris per “Le Labbra” un lavoro che racconta l’amore in tutte le sue espressioni <<sacro, blasfemo, dolce o violento, ma sempre meraviglioso>> [2].

Il giudizio finale è lo stesso per Averame che lo candida, per l’Italia, a disco dell’anno. Nel raccontare le difficoltà dei rapporti umani, sempre lontano dalla banalizzazione, fa ricorso <<alla tradizione del nostro artigianato pop, mediandola con un personalissimo approccio art-rock>>. Per le canzoni si citano La Peste <<pallottola diretta all’airplay radiofonico con una partenza convulsa tra archi e controtempi e un ritornello killer>> e La Schiena <<con il suo insinuarsi insidioso e le esplosioni di archi e chitarre a trafiggere di schegge la melodia>> [3].

“Le labbra” per la sua <<intensità>> consente a Bizzarre di inserire Benvegnù tra i migliori <<cantautori rock d’Italia>>. Ci parla di un disco malinconico anche se scova <<pulsioni vitali>> sulle tracce di una salvezza spirituale;. Per questo basterebbe ascoltare La Schiena dove sax e chitarre distorte <<esplodono in una catarsi conclusiva a dir poco memorabile>>. La bontà del disco si rintraccia nel mescolarsi di sonorità una volta per l’uso sapiente dei fiati, l’altra per la <<psichedelia jazzata che apre Il Nemico>>, l’altra ancora i suoni da big band di Interno Notte o le <<concessioni più melodiche>> di 1784 e L’ultimo assalto e per finire alle <<reminescenze Smashing Pumpkins e armonia/melodia perfette>> nella grandissima La Distanza [4].

Anche Fiume punta sul disco per la poetica <<vibrante e intensa>> esaltata dall’architettura degli arrangiamenti che <<ben alterna tensioni e fluidità>> [5].

Giudizio altrettanto entusiasta di Paviglianiti che oltre al riconoscimento delle doti narrative di Benvegnù vi aggiunge note sulla sua voce che ha <<capacità estrema di riversare nelle canzoni una palpabile sensazione di realtà>>. Nelle capacità espressive non sono da meno i musicisti dal violoncello di Ridolfo Gagliano che <<incute un’angoscia sinistra>> o il contrabbasso di Baldini che <<raddoppia e stratifica una torta sonora dove il lavoro del batterista Andrea Franchi si rivela spesso l’ingrediente insolito>> [6].

E di capolavoro scrive Lucadei che ascolta la voce <<rotta dall’affanno>> di Benvegnù capace di togliere la <<pelle alle emozioni>> e farne <<versi carichi di slanci>>. Una musica inchiodata al reale e tendente al simbolico, atta a narrare il fluire delle emozioni in tutte le sue gradazioni. Il tutto congegnato all’interno di un involucro di arrangiamenti ideali, con una batteria che <<de-sincronizza i battiti>>, chitarre avvolgenti, archi e fiati che in qualche momento ci conducono <<in un territorio ricco di fascino in cui la canzone d’autore si imbatte nel free jazz>> [7].

Gentile nonostante un grande album composto di belle canzoni si rammarica del fatto che Benvegnù – in questo paese dove si da ancora credito al festival sanremese – non abbia la meritata ribalta. Queste sono undici <<perle>> in un <<libro>> narrante amore, sentimenti personali e tra le persone fino a farne uno delle migliori opere degli ultimi tempi. Pur non segnalando scadimenti cita alcuni brano tra cui l’apertura di La Schiena, La Peste per <<l’oscuro cambio di tempo rock-jazz>>, La Distanza e le <<delicate>> Interno Notte e 1784 una <<ballata d’amore dolce/amara inzuppata nel pianoforte su un testo di Luciana Manco>>[8]. Non vi curate di noi e ascoltate.
di Ciro Ardiglione

genere: rock
Paolo Benvegnù
Le Labbra
etichetta: La Pioggia Dischi
data di pubblicazione: 15 febbraio 2008
brani: 11
cd: singolo

[1] Bizarre, Singolare Plurale, BlowUp. febbraio 2008, pag. 6
[2] Giuseppe Fabris, Rolling Stone marzo 2008, pag. 143
[3] Alessandro Besselva Averame, Il Mucchio febbraio 2008, pag.32
[4] Bizarre, BlowUp. febbraio 2008, pag. 100
[5] Federico Fiume, Questa musica d’autore è figlia di uno scisma, XL febbraio 2008, pag. 168
[6] Roberto Paviglianiti, rockshock.it, febbraio 2008
[7]Pierluigi Lucadei, liverock.it, febbraio 2008
[8] Ercole Gentile, rockol.it, 27 febbraio 2008

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