Paolo Macry: Napoli. Nostalgia di domani

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Un saggio di Paolo Macry su Napoli, la sua storia e le mille immagini che la città ha proiettato nei secoli. Luoghi, personaggi ed eventi di una città sempre alla ricerca di un’identità che superi i luoghi comuni e gli stereotipi.

la copertina del saggio Napoli di Paolo MacryNapoli è una città con una storia lunga e articolata. Napoli è una città spesso raccontata attraverso la stratificazione di epoche, popoli e culture che ha saputo trattenere in sé. Napoli è una città che, in una continua metamorfosi, sembra inseguire se stessa.

Paolo Macry, legato alla città da una lunga storia di studi e rapporti personali, riesce a essere, a un tempo, innamorato e distaccato in questo suo lavoro.
Non è facile osservare i fenomeni dell’oggi senza cadere nelle trappole del giudizio facile e frettoloso o nel rimando, quasi ossessivo e necessario, ad altri momenti della sua lunga storia.
Macry ci guida, fra gli altri spunti del suo saggio, a osservare con particolare attenzione la dialettica che si è determinata nella storia di Napoli tra il rimando continuo a una grandezza passata e, dunque, perduta, e la difficoltà ad accedere definitivamente a un’identità conclamata nella modernità.

Citazione 1
Napoli si offre in dono a ogni visitatore suscitando passioni, sensazioni, innamoramenti. E’ una sorpresa che deve essere cercata – con tutto il tempo che ci vuole – nel dedalo delle strade antiche, nella carne viva del suo corpo affollato. O nel segno metafisico della baia. Senza pigrizie e senza avarizie, però, accettando le tensioni di un viaggio in territori ignoti, evitando la palude del déjà vu.

Ci sono state epoche in cui l’approccio con Napoli è stato oleografico e basato su una lunga serie di luoghi comuni. Ci sono stati autori, viaggiatori e politici che hanno alimentato questa visione e ci sono stati quelli che hanno provato a metterla in discussione.
La città ha attratto o respinto decine d’intellettuali che si sono interessati alla sua storia e alle sue bellezze.
Non sempre è stato facile superare i luoghi comuni e le frasi fatte; a questa difficoltà hanno contribuito, però, anche i napoletani che non hanno accolto le critiche e le osservazioni di che provava a guardare la città con “occhio nudo”.
Macry ci mette sull’avviso di un nuovo rischio non meno subdolo rispetto alle immagini oleografiche di un tempo. Nella cultura napoletana, come una sorta di fiume carsico, emerge il compiacimento per un’immagine della città legata alla sfuggevolezza, alla liquidità, alla continua messa in mora di ogni definizione.

Citazione 2
Napoli è una città di cultura. Uno scrigno senza fondo. Per secoli coltivò idee e studi di taglia europea. Le dinastie che si alternarono sul territorio promossero ambienti di corte talvolta particolarmente fecondi.

Si potrebbe quasi dire che i “napoletani” – è ovvio che la definizione può apparire quanto mai ambigua e scarsamente precisa – abbiano usato una sorta di mitica grandezza perduta per difendersi dalle mancanze del presente e abbiano, di volta in volta, mal digerito le osservazioni e le analisi di chi, pur sforzandosi di dissolvere le nebbie delle immagini stereotipate e convenzionali della città, li avrebbe costretti a fare i conti proprio con l’assenza di una precisa identità e di un preciso ruolo per quella che è stata comunque una grande capitale europea.

Citazione 3
Ma bisognerebbe anche riflettere sul rapporto fra Napoli e il paese. In città quel che poi si sarebbe chiamato populismo è sbocciato in anticipo. Ha prefigurato fenomeni che in seguito sarebbero diventati prevalenti in Italia, determinandone gli sviluppi politici e governativi. Più che essere eccezionale, perciò, la città torna al proprio ruolo di battistrada. Di laboratorio.

Si direbbe, insomma, che l’uso del passato si fa ambiguo e, in non poche occasioni, quasi difensivo. Forzando le parole, si potrebbe osservare che la grandezza passata, se non è messa al servizio di un progetto, capace di proiettarsi al futuro, rischia di diventare un ostacolo, un peso, una litania protettiva che scansa la complessità.
In queste possibili insidie, conclude però Macry riemerge la capacità di Napoli a farsi o essere laboratorio politico e culturale.

Le pagine dedicate a Lauro, Bassolino e de Magistris e al populismo ci possono aiutare, ricorda l’autore, a vedere in Napoli ancora una sorta di laboratorio che non smette di attirare e coinvolgere analisti e interpreti.
In definitiva dovremmo pensare Napoli non invocando un’identità forte che si perpetua nel tempo; piuttosto un’identità mutevole e cangiante che sa farsi specchio dei tempi e luogo di elaborazione.

Citazione 4
All’apparenza, il topos della napoletanità segnala un’intensa consapevolezza di sé. Ètuttavia proprio la necessità di costruire attorno a esso un linguaggio apposito, una retorica e talvolta addirittura una sorta di teoria, indica che le cose non stanno necessariamente così. In fondo, quante sono le città che hanno avuto altrettanto bisogno di inventare, coltivare, codificare in una sterminata letteratura la propria immagine?

Antonio Fresa

Paolo Macry
Napoli
Nostalgia di domani
Il Mulino, 2018
Pagine 216; € 15,00

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