Le sfide di Papa Francesco: ne parliamo con il vaticanista Andrea Tornielli

Roma Tevere San Pietro
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Andrea Tornielli è un noto giornalista e scrittore, coordinatore del sito web “Vatican Insider” de La Stampa, collaboratore di numerose testate giornalistiche e di Radio Maria, autore del blog “Sacri palazzi”, e ha pubblicato decine tra libri e saggi dedicati alla storia della Chiesa, diversi dei quali tradotti all’estero. È oggi considerato uno dei principali vaticanisti, è sposato, ha tre figli e vive tra Milano e Roma. Gli abbiamo rivolto alcune domande per capire l’attuale ruolo della Chiesa e del significato del pontificato di Papa Francesco attraverso alcune sue decisioni e pensieri.

A mio parere l’avvenimento più straordinario nella Chiesa degli ultimi secoli è la rinuncia di Benedetto XVI. Qual è la sua opinione? Quale ritiene possa essere il suo impatto sulla Chiesa del XXI secolo?

Non c’è dubbio che la decisione di Papa Ratzinger sia stata dirompente: è vero che la possibilità della rinuncia era prevista nel codice di diritto canonico. Ma è anche vero che in duemila anni di storia della Chiesa non era mai accaduto che un vescovo di Roma rinunciasse al papato per questioni d’età. L’impatto sulla vita della Chiesa è stato e sarà fortissimo: come ha spiegato bene Papa Francesco, è stata aperta una porta. La possibilità soltanto teorica è stata messa in pratica. Abbiamo il Papa regnante e un ex Papa che vivono a poche centinaia di metri di distanza uno dall’altro. Una situazione impossibile anche soltanto da pensare fino al marzo 2013. Anche perché i Pontefici che avevano pensato a questa eventualità – ad esempio Paolo VI – avevano progettato di ritirarsi in un convento di clausura scomparendo del tutto alla vista del mondo, quasi murati vivi.

Tenendo conto che essere Chiesa nel mondo contemporaneo è una sfida, quali ritiene siano oggi le priorità per la Chiesa?

Mi sembra che la priorità sia quella dell’evangelizzazione, di “uscire” per annunciare il Vangelo, anche di saper rinunciare a consuetudini e privilegi pur di raggiungere il maggior numero di persone testimoniando la bellezza del Vangelo, l’annuncio dell’amore e della tenerezza di un Dio vicino, che abbraccia prima di giudicare. Per la Chiesa evangelizzare è la priorità. Esiste per questo. Ma al tempo stesso, evangelizzare significa anche testimoniare che è possibile la costruzione di rapporti umani, personali, sociali, economici, politici e internazionali basati sulla centralità della persona umana e sulla sua irriducibile dignità: e dunque il cristiano nel mondo dovrebbe essere un seme di novità in questo senso. E’ una priorità che consegue dall’annuncio evangelico la costruzione di una società più giusta e inclusiva, che non si rassegna alla morte per fame e per stenti di tantissime persone; una società che cerca di combattere la disoccupazione perché lavoro significa dignità; una società che pratica la solidarietà, che rispetta la vita, che promuove la famiglia. E che crede, a livello internazionale, nel dialogo tra i popoli e tra le nazioni.

Nel suo ultimo libro-intervista «Papa Francesco. Questa economia uccide» viene descritto il pensiero del Papa sull’economia globalizzata in cui ci troviamo a vivere attualmente. Qual è la strada proposta dal Papa per cambiare l’attuale stato di cose?

Il Papa non persegue “terze vie” tra capitalismo e comunismo, non dà precise ricette economiche. Constata che viviamo in un sistema economico-finanziario nel quale al centro c’è l’idolatria, il feticismo del denaro. Non c’è più al centro la persona umana. Questa economia “scarta”, e “uccide”. Non si limita ad opprimere, va oltre: tratta gli esseri umani come scarti, come rifiuti. In Gran Bretagna nell’inverno 2012-2013 sono morte di freddo 24.000 persone: non erano tutte senza tetto, in molti casi non avevano i soldi per pagarsi il riscaldamento. Credo che farsi delle domande, fare delle domande, chiedersi se il sistema in cui viviamo sia davvero il migliore dei mondi possibili – il dogma predicato dai sacerdoti di un certo turbo-capitalismo che ci vede consegnati allo strapotere dei mercati finanziari – oppure se sia possibile correggere qualcosa, cambiare qualcosa, migliorare qualcosa. Riportando al centro l’uomo. Per aver sollevato qualche domanda in merito, Francesco è stato bollato – con una rozzezza che dice molto degli accusatori – di essere marxista e leninista. Evidentemente chi ha mosso questa accusa conosce poco o nulla del marxismo e nulla di nulla della Dottrina sociale della Chiesa.

Superando l’attuale struttura definita alcuni decenni fa da San Giovanni Paolo II, Papa Francesco ha avviato, anche per il tramite del cosiddetto C9, ovvero una commissione ristretta di Cardinali che sta elaborando una proposta, una riforma della Curia Romana. Può spiegarci le motivazioni di questa riforma e dirci a che punto siamo?

Le motivazioni si possono ritrovare nel dibattito tra i cardinali che ha preceduto l’ultimo conclave. La Curia romana è andata crescendo, è diventata in certi casi ingombrante, ipertrofica. Ha dato l’impressione di essere diventata quasi un organo di governo centralizzato della Chiesa cattolica. Invece la Curia romana è soltanto una struttura di servizio al ministero del vescovo di Roma, la Chiesa che presiede nella carità, come ricordavano già i Padri della Chiesa. C’era la necessità di snellire, di sburocratizzare, di accorpare competenze. Il cammino è iniziato e fino ad oggi ad essere riformato è stato soprattutto il sistema amministrativo, economico e finanziario della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Non si doveva cominciare da lì, ma Francesco è stato costretto a motivo delle inchieste della magistratura italiana sullo IOR, la banca vaticana, che continua a essere al centro di scandali. Con la nascita della Segreteria per l’Economia, un dicastero nuovo che accorpa tutte le competenze di controllo e di razionalizzazione delle spese, si è compiuto un passo importante per la riforma. Il prossimo sarà quello che dovrebbe vedere la nascita di due grandi poli o congregazioni: quello per i laici e quello per la giustizia e la pace. Al loro interno saranno allocati diversi dicasteri e pontifici consigli attualmente esistenti.

Pochi giorni fa Papa Francesco ha stupito molti di noi con l’indizione dell’Anno Santo straordinario sulla Misericordia di Dio, ovvero su un tema che mi sembra centrale in questo papato. Qual è secondo lei il significato di questa iniziativa nella prospettiva del pensiero del Papa?

Il Giubileo straordinario della Misericordia è stata una sorpresa ma al tempo stesso rappresenta la logica conseguenza del magistero di Francesco nei primi due anni di pontificato. Papa Bergoglio ha insistito fin dal primo momento su questo messaggio: Dio è un Padre misericordioso, non si stanca mai di perdonare, di attenderci sulla soglia, come il padre della parabola del Figliol Prodigo. Siamo noi che ci stanchiamo a volte di chiedergli perdono. La misericordia è il cuore dell’annuncio cristiano: Dio ci ama così come siamo, ci riaccoglie sempre se soltanto ci dimostriamo pentiti, bisognosi del suo aiuto. Credo che l’Anno Santo, che non sarà concentrato su Roma, ma diffuso in tutte le Chiese locali, rappresenti una grande opportunità di evangelizzazione.

E per finire una domanda più personale: lei è un giornalista specializzato nelle cose riguardanti la Chiesa e i fatti vaticani. Come ha deciso/capito che questo era il suo interesse principale, che era la sua strada di vita?

A 14 anni rimasi molto colpito dai due conclavi del 1978, quello che elesse Giovanni Paolo I dopo la morte di Paolo VI, e quello che elesse Giovanni Paolo II. Da allora cominciai a collezionare i ritagli di giornale su questi argomenti. Poi ho studiato, mi sono laureato in Storia della Lingua greca e non avevo ancora idea che il giornalismo sarebbe diventata la mia professione. Si è presentata l’opportunità e ho cercato di coglierla, coltivando quell’interesse giovanile.
Francesco Romeo

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