Paradise Papers: uno specchio del sistema

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Lo scandalo dei Paradise Papers si allarga per ogni dove: dalle teste coronate, agli sportivi miliardari che amano viaggiare con il jet privato, agli artisti come Bono che acquista un centro commerciale, ai politici sempre più connessi alle attività personali, fino alle multinazionali con fatturati assimilabili ad alcuni stati e che trovano sempre ed in ogni modo la via per non pagare le imposte ne paese dove svolgono le loro attività.

Quando le multinazionali e ricchi non pagano le imposte e le tasse dovute ci sono due conseguenze nella gestione di uno Stato.
La prima è che per mantenere lo stesso livello di servizi il resto della popolazione meno abbiente dovrà sopperire pagando più tasse o in alternativa (questo succede da anni) riceverà meno servizi pubblici, dall’istruzione alla sanità.
La seconda conseguenza è che le diseguaglianze sociali aumentano a dismisura. Insomma il danno diretto alle persone è enorme.

Si tratta di un atto criminoso che non si può pensare di combattere facendo la lista nera dei paradisi fiscali, quando e se mai si farà seriamente. Vanno colpite le persone che direttamente, in quanto essi stessi evasori, o indirettamente, in quanto rappresentanti di società che  evadono.
Per le aziende si potrebbe iniziare a calcolare la base imponibile per il pagamento delle imposte con il metodo suggerito da più parti. Esempio: Apple nel mondo dichiara 100 miliardi di euro profitti e in Italia vende il corrispondente del 5% del suo fatturato si assume che dovrà pagare le imposte sui 5 miliardi e cioè il 5% dei suoi profitti globali.

Purtroppo restano tutte soluzioni temporanee perché, è chiaro a tutti, che questo modus operandi della parte ricca del mondo è strutturale al sistema ed essendo molto potenti riusciranno facilmente a trovare altre strade.
Un sistema che perpetra una lotta di classe al contrario. Con i ricchi, privati o aziende che siano, che drenano risorse dai poveri per i quali il lavoro, quando c’è, è sempre più precario e sottopagato, quando non addirittura gratuito. Un lavoro che tra l’altro si allunga negli anni con i rischi di non vedere mai la pensione.
E qui senza voler aprire qui l’altro vaso di pandora e pilastro del sistema: la finanza.
A voi le conclusioni per uno scandalo che non mi sorprende affatto.
Pasquale Esposito

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