Paraguay. La crescita economica non allenta la morsa della povertà

Paraguay bandiera
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Evidentemente non si potevano ignorare le parole di Papa Francesco contro la povertà. Qualche giorno fa il presidente della Repubblica e capo del Governo, Horacio Cartes, ha incontrato i rappresentanti della Chiesa cattolica «per avviare un tavolo di lavoro congiunto sulla lotta alla povertà e per le altre emergenze sociali». Si è anche parlato, come ha spiegato il Ministro degli Esteri Loizaga Caballero, dell’obbiettivo di «”costruire una società con un’economia più umana”, argomento che era stato già al centro del colloquio fra il presidente della Repubblica e il Papa» [1].

La povertà è uno dei drammi storici di questo paese ed era parte del programma del Presidente per le elezioni poi vinte con largo margine nell’aprile del 2013. Ma da allora nulla è stato fatto. Prima però di spiegare i termini del problema è il caso di fare un passo indietro e collocare l’attuale leadership politica nel giusto quadro di poteri.
Il 15 giugno del 2012 un sanguinoso un conflitto tra polizia e contadini per l’occupazione di alcuni terreni nella comunità di Curuguaty che provocò 17 morti (sei poliziotti e undici contadini) venne usato per accusare prima e defenestrare poi con un vero e proprio colpo di stato l’allora Presidente Fernando Lugo, sostituito da Federico Franco. Anche se ad oggi le responsabilità di quel conflitto non siano state accertate. Di fatto c’è un nuovo presidente dell’eterno Partito Colorato che da sempre domina, anche durante la feroce dittatura di Alfredo Stroessner, la vita politica ed economica del Paraguay.

Horacio Cartes è sceso in campo nel 2009 e come uno dei tanti Berlusconi presenti in molte nazioni è proprietario di una  holding di una ventina di aziende presenti in vari settori tra cui sigarette, abbigliamento, commercio di carni e bevande e, non poteva mancare, una popolare squadra di calcio Club Libertad. Un leader chiacchierato anche perché in passato è stato persino accusato di collusioni con il narcotraffico all’interno del suo partito. Un partito conservatore e nazionalista che da sempre si colloca nell’ambito dell’ideologia liberista.

Il Paraguay ha circa sette milioni di abitanti con un reddito pro capite di 4,400 dollari e vive su un territorio più grande dell’Italia, con molte risorse naturali a cominciare dall’acqua grazie alla quale si producono notevoli quantità di energia elettrica. La sua economia è fondamentalmente basata sulla produzione agricola e sull’esportazione in particolare di soia e carni. Il commercio estero ha tre partner fondamentali: Argentina, Brasile e Russia. La recessione in cui si trovano questi paesi e il limitato potere d’acquisto delle loro valute inciderà sull’andamento economico di quest’anno e del prossimo secondo le previsioni di vari organismi internazionali. Sicuramente avranno i suoi effetti negativi anche le devastazioni provate dal fenomeno de El Niño che è particolarmente forte. Nonostante tutto la crescita del Pil si attesterà intorno al 4,5% nel 2015 (Banca Mondiale). Il Latin American Monitor prevede per il 2016 una crescita del 5,5%, contro un precedente 6.4%, e contro una media del 12,2% degli ultimi cinque anni.

Ma l’uomo d’affari [2] e Ministro per l’industria e il commercio Gustavo Alfredo Leite ha ammesso che «siamo un paese in costante crescita, in cui le aziende fanno i soldi, dove tutti gli indicatori macroeconomici sono superiori ai paesi più importanti della regione, ma purtroppo una parte della società non partecipa in quei benefici» [3]. L’evoluzione capitalistica di questi ultimi decenni, quando non ha avuto limiti di movimento, ha prodotto e continua a produrre forti disuguaglianze. L’economista Verónica Serafini, ex viceministra per l’Economia Sociale nel governo di Lugo,  avverte che la disuguaglianza economica «quella tra uomini e donne, tra le aree indigene e non, tra zone rurali e urbane, e nella proprietà della terra è scandalosa»  richiede una riforma agraria [4]. Senza una riforma agraria non ci sarà nessun’altra riforma o Piano di Sviluppo Nazionale che possano sovvertire lo stato di profonda indigenza di molte persone.

In Paraguay poco più del 2,5%  degli abitanti possiede l’85% della terra coltivabile con le multinazionali della soia a dettar legge e il governo a sopprimere ogni tentativo di protesta. Secondo la Banca mondiale più di un quarto della popolazione è povera e un decimo è molto povera, mentre la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi i poveri sono più del 40%. Il dato più impressionante di questa sperequazione è che 161 persone controllano il 90% della ricchezza del paese.  Non possiamo non collegare questa realtà un altro fenomeno altrettanto grave con il suo derivato di violenza e morte. Come ha spiegato Eladio Flecha, segretario generale del Partito per un nuovo Paraguay (PPP) una recente formazione politica che convoglia diversi gruppi di sinistra, «l’economia di sussistenza dei contadini è sotto attacco dei grandi latifondisti. Non c’è via di fuga, e così cadono sotto il controllo della mafia. Per combattere davvero i narcotrafficanti, il governo dovrebbe avere una politica per i piccoli produttori, e rafforzare la produzione tradizionale» [5].
Pasquale Esposito

[1] “Insieme contro la povertà”, www.osservatoreromano.va, 29 luglio 2015
[2] Amministratore Delegato della  Paraguay Partners SA, e di progetti immobiliari, Consulente internazionale ( 1994-1998 e 1999-2000), ha contribuito ai progetti di privatizzazione di varie aziende dalla telefonia mobile ai servizi pubblici. Un dettagliato cv lo si trova nel sito del presidente https://web.archive.org/web/20160310011715/http://hcpresidente.com/articulo/1521-curriculum-de-los-ministros-del-gabinete-.html
[3] Alejandro Rebossio, “Paraguay empuja su economía”, www.elpais.com, 11 giugno 2015
[4] Alejandro Rebossio, ibidem.
[5] “Paraguay deploys anti-narco top guns to combat economic need for weed”, www.theguardian.com, 25 giugno 2015

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