Partenariato strategico triennale UE-Egitto. Finanziamo dittatori?

Commissione europea Bruxelles UE

Dopo il più o meno inutile ma molto propagandato accordo dello scorso anno con la Tunisia, arriva il Partenariato strategico triennale UE- che prevede 5 miliardi di euro in prestiti agevolati per il paese oltre a 1,8 miliardi per il settore privato, 600 di sovvenzioni (200 milioni per aumentare i controlli alle frontiere) per un totale di 7,4 miliardi nei tre anni. La tendenza europea con i precedenti accordi con Tunisia, Turchia e Mauritania – e con il Marocco che arriverà nel prossimo futuro – si allarga la politica di esternalizzazione dei confini che come continuiamo a registrare non ferma le migrazioni perché le loro cause – guerre, regimi dittatoriali, crisi economiche, crisi climatiche – restano e temiamo resteranno irrisolte. Con l'Egitto ci sono anche le problematiche energetiche da salvaguardare sviluppando connessioni tra le due sponde del Mediterraneo.

Il 17 marzo a Il Cairo, alla firma dell'accordo con il presidente egiziano Abdel Fatah , c'erano la presidente della , la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, il cancelliere austriaco Karlr Nehammer, il Primo ministro del Belgio Alexander De Croo, il presidente cipriota Nikos Christodoulidis e il premier greco Kyriakos Mitsotakis.
In attesa di ulteriori dettagli e di vedere le destinazioni effettive e relative condizionalità del partenariato, secondo Politico che ha visionato alcuni documenti UE, «i fondi contribuiranno a rafforzare le forze di sicurezza egiziane e a rafforzare la sua economia, che è stata colpita dall'impennata dell'inflazione e dalla paralizzante disoccupazione. Anche gli attacchi missilistici dei ribelli Houthi nello Yemen contro le navi commerciali hanno interrotto il commercio attraverso il Mar Rosso, danneggiando ulteriormente il commercio in Egitto» [1].
Quello della stabilità dell'Egitto, perno nelle crisi del Nord Africa e del Medio Oriente, è un problema importante per i suoi oltre cento milioni di abitanti che vivono una crisi da anni e sul cui suolo ospita – secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite – quasi 9 milioni di rifugiati, di cui 4 milioni dal Sudan dove è in corso una guerra dall'aprile del 2023 e 1,5 milioni di siriani. A ciò si aggiunge il concreto rischio di profughi palestinesi dalla Striscia di Gaza bombardata da Israele e per la malcelata volontà del governo israeliano di vederli fuori dalla loro terra.

Nel corso della riunione al Cairo si è parlato della guerra tra Israele e Hamas visto anche il ruolo di mediazione che sta svolgendo al-Sisi che ha chiesto ai leader europei «maggiori sforzi per raggiungere un cessate il fuoco incondizionato oltre ad aumentare gli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza» e ad Israele di non attaccare la città di Rafah per i «rischi che ciò comporterebbe per la vulnerabile popolazione civile» [2].

Tornando alla questione degli investimenti e del supporto economico all'Egitto, Claudio Francavilla, direttore associato di Human Rights Watch, sottolinea come «la scommessa europea è sbagliata perché eccessivamente incentrata sulla lotta al traffico di esseri umani e non affronta il declino dello Stato di diritto che contribuisce alle turbolenze economiche e allontana gli investitori dal Paese. “La crisi economica in Egitto è profondamente intrecciata con la crisi dei diritti umani”, dice Francavilla a Euronews: sia l'Ue che il Fondo monetario internazionale sottolineano la necessità di ripristinare la “fiducia” per riportare gli investimenti stranieri nel Paese» [3.]

Va anche detto che prima della visita e relativa firma, diversi deputati europei hanno accusato la Commissione europea di «finanziare dittatori» e sostenendo che i milioni dati alla Tunisia sarebbero «sono finiti direttamente nelle mani del presidente [Kais Saied ndr]. […]. “Sembra che stiamo finanziando dittatori in tutta la regione. E non è questa l'Europa che vogliamo vedere. Non è questo il posto che l'UE dovrebbe occupare nel mondo”, ha affermato l'eurodeputato francese Mounir Satouri, membro della commissione parlamentare per gli affari esteri» [4].

Al termine dell'incontro bilaterale tenutosi tra Egitto e Italia, il giornalista del Corriere ha chiesto se con al-Sisi si fosse parlato di Giulio Regeni. «”Affronto tendenzialmente sempre questa questione — prova a glissare —. Dopodiché c'è un processo in Italia”. Oggi a Roma 18 marzo 2024, ndr] si terrà la seconda udienza, in assenza dei quattro 007 egiziani accusati di aver rapito, torturato e ucciso nel 2016 il giovane ricercatore. “Noi siamo andati avanti”, continua Meloni e intende che la sigla di accordi di cooperazione con il presidente, che le opposizioni accusano di aver depistato le indagini, “non cambia la nostra posizione in materia”. Che il processo vada avanti “è importante” e lei cercherà “di ottenere qualcosa di più”» [5].

La sensazione che questo accordo inciderà molto poco sulla stabilità dell'Egitto e ancora meno sulle aree prossime. L'importante sembra essere il controllo di profughi e con un occhio alle elezioni europee di giugno con l'adesione a politiche securitarie inseguendo le destre.
Pasquale Esposito

[1] Nicholas Vinocur, EU leaders ink €7.4B economic aid, migration deal with Egypt, 17 marzo 2024
[2] Manuel V. Gomez, Von der Leyen ve inaceptable “la hambruna” a la que se enfrenta Gaza y reclama un “alto el fuego”, 17 Marzo 2024
[3] Jorge Liboreiro e Vincenzo Genovese, Il paradosso dell'accordo fra Unione europea ed Egitto, 17 marzo 2024
[4] Lisa O'Carroll e Helena Smith, European Commission accused of ‘bankrolling dictators' by MEPs after Tunisia deal, 13 marzo 2024

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