Partito il Tour de France televisivo. Potente sprint di Kristoff

Tour de France 2020
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Dopo i quasi sette chilometri di una lunghissima volata sulla Promenade des Anglais a Nizza il norvegese Alexander Kristoff della UAE ha vinto la prima tappa della 107ma edizione del Tour de France.

Una volata bella, di potenza e di esperienza: dalle immagini dall’alto si nota la facilità con cui rotea le gambe e infila da destra i suoi avversari, una velocità doppia che gli ha consentito di alzare le braccia sul traguardo e indossare per la prima volta la maglia gialla a trentatré anni. Una gioia e una soddisfazione più della vittoria di tappa, come lui stesso ha dichiarato a caldo nell’intervista di rito. Del resto lui di vittorie da professionista ne ha collezionate tante incluse una Milano-Sanremo, un Giro delle Fiandre e una Gand-Wevelgem oltre alle precedenti tre tappe al Tour.

Una giornata piovosa e con molte cadute tanto che intorno al sessantesimo chilometro il tedesco Tony Martin (Team Jumbo-Visma) chiede di rallentare per non continuare a cadere e sembra lamentarsi con gli uomini dell’Astana che hanno allungato in discesa. Probabilmente l’accelerata per arrivare nelle prime posizioni ai 3 chilometri finali (il tempo di chi cade da quel momento in poi è lo stesso del vincitore) può aver determinato l’ennesima caduta in cui si è trovato coinvolto Thibaut Pinot (Groupama-FDJ) uno dei favoriti per il podio finale. Qualche chilometro prima era finito contro un palo il colombiano Miguel Ángel López (Astana) ma senza riportare serie conseguenze.

Alexander Kristoff sul traguardo precedeva il campione del mondo Mats Pedersen (Trek-Segafredo), l’olandese Cees Bol (Team Sunweb), quarto l’irlandese Sam Bennett e quinto lo slovacco Peter Sagan uno dei favoriti di oggi. Primo degli italiani Elia Viviani che precedeva il fresco Campione d’Europa e altro favorito della giornata, Giacomo Nizzolo rientrato dopo una caduta ma costretto a rallentare per le “sportellate” nello sprint finale.

Il Tour (21 tappe per 3.470 km)e di quest’anno parte in ritardo e senza i vincitori delle ultime sei edizioni su sette e vale a dire Vincenzo Nibali, Chris Froome e Geraint Thomas.
Ma soprattutto è un Tour che parte nel pieno di una recrudescenza della pandemia da Covid-19 in Francia dove il presidente Macron non ha escluso un nuovo lockdown a causa delle migliaia di contagiati al giorno negli ultimi giorni.

Un Tour che rischia di non finire e che ha molte regole nuove per non dare ulteriori spazi alla crescita del contagio. Per quanto possibile ci sarà una sorta di cordone sanitario per tutte le persone coinvolte nella corsa che saranno allontanate se positive facendo un tampone nei due giorni di riposo dopo aver fatto quello prima della partenza.
Sono ristretti a trenta tutti coloro (corridori, fisioterapisti, meccanici direttori sportivi, …) che fanno parte di una squadra e per ogni squadra sono previsti al massimo otto ciclisti e se due di loro risulteranno contagiati la squadra potrà essere eliminata. Anche le misure per assistervi lungo la corsa saranno stringenti come tutti i protocolli dei festeggiamenti, consegna dei trofei e delle varie maglie (ogni atleta ci pensare da solo o al massimo aiutato da qualcuno della squadra).

Siamo sicuri che sia la stessa cosa? Siamo sicuri che era necessario far partire i grandi giri a tappe? Non era meglio fermarsi alle corse di un giorno? La Grande Boucle sarà la stessa senza i Pirenei? E senza la fiumana di gente che si accalca lungo le strade di montagne?
Noi non siamo in grado di dare una risposta, lo avremmo voluto chiedere a Gianni Mura, l’ultimo cantore del Tour, del ciclismo e della cultura che lo esprime, ma lui questo Tour televisivo non lo vedrà, ci ha lasciati orfani.
Ciro Ardglione

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