Pensioni. Tra “quota 100” e rivalutazioni di qualche euro

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Va diritta al punto la ministra Bellanova quando in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera dice, a proposito di “Quota 100” e reddito di cittadinanza, che «bloccano risorse enormi, non funzionano e non creano posti di lavoro, chiedere una verifica è il minimo. Continuo a pensare che quello giusto fosse l’impianto del Rei mentre il reddito si conferma una misura assistenziale, che alimenta il nero».
Per quanto riguarda “quota 100”, l’INPS ha stimato che le maggiori uscite coperte dalla fiscalità generale saranno di oltre 600 milioni di euro meno di quanto indicato dal governo.

La questione della pensioni è viva nel dibattito politico ed economico, forse anche sollecitata da quanto va accadendo in Francia dove da trentasei giorni è in corsa una dura opposizione a Macron e al Primo ministro Édouard Philippe sull’ipotesi di una riforma del sistema e che l’economista Thomas Piketty ha bocciato come iniqua perché «un sistema pensionistico accettabile, […] dovrebbe essere ben più favorevole per chi guadagna il salario minimo […]. O magari per chi arriva a due volte tale valore. Occorrerebbe invece chiedere di più a chi guadagna 6 o 7 volte tanto. Il problema è che il progetto proposto dal governo fa esattamente il contrario» [1].

Restando nel nostro paese secondo uno studio dell’OCSE, “Pensions at a Glance 2019” [2], il reddito medio delle persone sopra i 65 anni è simile a quello dell’intera popolazione in Italia, mentre è inferiore del 13% a quello dei quindici paesi OCSE. Il sistema pensionistico pubblico in Italia è il secondo più costoso tra i paesi OCSE e supera il 16% del PIL e questo nonostante, nel 2018, l’età pensionabile prevista a 67 anni fosse di quasi tre anni superiore alla media OCSE, detto però che l’età effettiva, grazie ai prepensionamenti, l’età effettiva scende a 63,3 anni per gli uomini e a 61,5 per le donne.
Il documento continua spiegando che «l’Italia ha recentemente arretrato sulle riforme precedenti introducendo la cosiddetta “quota 100”, che consente la pensione all’età di 62 anni con 38 anni di contributi fino al 2021. L’età pensionabile legale doveva essere rivista nel 2019 in risposta ai cambiamenti nell’aspettativa di vita, ma la revisione non è stata implementata».

L’idea che viene suggerita dall’OCSE e da tanti esperti di settore è quella di alzare le età per i prepensionamenti e allontanare l’uscita dal lavoro collegandolo all’aspettativa di vita che continua ad aumentare.
Il fatto è che i lavoratori precari e a poche ore lavorate, in misura superiore alla media OCSE, rischiano pensioni totalmente inadeguate ad un tenore di vita dignitoso. E siamo indietro anche per i lavoratori autonomi che anch’essi sono una quota superiore alla media OCSE.

L’Inps a fine anno ha dato alcune informazioni sulla spesa per pensioni che nel 2020 dovrebbe attestarsi a 233,1 miliardi, in crescita dello 0,8%. L’esborso finanziario a carico della fiscalità generale crescerà del 5,4% passando da 115,4 a 121,7 miliardi. Cifre enormi ma non si può pensare di aumentare ben oltre i 70 anni l’età pensionabile collegandolo direttamente all’aspettativa di vita che cresce. E poi non dimentichiamo che ci sono lavori usuranti.
Certo si può fare più attenzione ai prepensionamenti, ma la strada deve essere quella di far crescere gli occupati, di far emergere percentuali significative di lavoro nero, procedere ad una fiscalità che torni a crescere più che proporzionalmente per i redditi elevati, a tassare le attività finanziarie con le stesse aliquote per i redditi da lavoro e abbattere l’elusione fiscale per avere anche una maggiore sostenibilità del debito pubblico.

Nel frattempo con il nuovo anno le pensioni saranno rivalutate, si fa per dire. Una bassa inflazione ha come conseguenza un aumento limitato, ai limiti del ridicolo cioè intorno allo 0,4%. Peccato che il calcolo dell’inflazione è basato su panieri di spesa diversi da quelli degli anziani che tra l’altro più vanno avanti con l’età e più hanno bisogno di sostegno e cure. Si tratta di più o meno 2 euro per gli assegni più bassi, una pensione di 1.200 euro aumenterà di circa 4 euro.
Pasquale Esposito

[1] Andrea Barolini, “Francia, rivolta contro la riforma pensioni: «Un regalo a ricchi e imprese»”, https://valori.it/francia-riforma-pensioni-ricchi-piketty/, 8 gennaio 2020
[2] https://www.oecd.org/italy/PAG2019-ITA.pdf

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