Per Kobe e GiGi Bryant, i loro amici e il pilota

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La morte ha colpito un talento spaventoso e noto: Kobe Briant. Prematuramente.L’emozione dell’accaduto per noi italiani è andata oltre per aver egli lasciato, seguendo il padre Joe e la sua famiglia, tracce ovunque lungo lo stivale.

L’incidente in cui è capitato ha impressionato il mondo perché accaduto ad un personaggio dalla notorietà sconfinata che però era rimasto uomo di casa e padre, perito nel fare proprio questa parte del suo mestiere. Come sarebbe capitato ad uno qualsiasi dei genitori che hanno accompagnato i figli per le attività sportive, in una qualsiasi disciplina dove chi può, tra i genitori, raccoglie sulle proprie auto o pulmini, i compagni di attività dei figli.

Per questa stessa ragione a Calabasas, il luogo dell’incidente, con GiGi Gianna e Kobe c’erano John Altobelli amico di famiglia ed allenatore di baseball, sua moglie Keri e la loro figlia Alyssa amica di Gianna Maria GiGi, Sarah Chester e sua figlia Payton altri conoscenti, Christina Mauser, allenatrice di basket ed il pilota di elicotteri Ara Zobayan.

Ecco per questo quanto accaduto è comune, è già capitato, non su un elicottero, magari su un vecchio pulmino e magari per un torneo adolescenziale di rugby in periferia ad esempio, quando una comunità restò in lacrime nel ricordo di Marco e Salvatore, … per questo è emozione dilagante… è come se fosse capitato ad ognuno di noi genitori o dirigenti cooptati in qualsiasi associazione che promuova attività sportiva.

In Italia poi è come se in aggiunta fosse capitato ad un suo figlio come in effetti è stato, e a una figlia del figlio ed ai loro amici. Ed è per questo, oltre che per la fama di Kobe, che è davvero unanime il cordoglio, soprattutto da noi.
Come potrebbe essere diversamente per chi adolescente, tra i 6 ed i 13 anni, si è formato alle elementari e medie di Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, ne ha visitato i luoghi d’arte, quelli ad impatto naturalistico indimenticabile tra i mari delle isole ed i monti dello stivale.
Negli stessi luoghi ha iniziato ad apprendere, da istruttori italiani, i fondamentali della pallacanestro e probabilmente anche la cultura del lavoro, che normalmente ci contraddistingue, e che lo avrebbero segnato ed accompagnato nella sua vita. La caparbietà e la ricerca della perfezione per la quale era famoso, quella era roba tutta del suo carattere, del suo patrimonio genetico che madre natura gli aveva conferito e che aveva trovato conferme dalle sue esperienze vincenti.

Si sommano i ricordi in queste ore di intense emozioni, come chi sottolinea le ore passate a sudare da solo in palestra mentre effettuava allenamenti senza palla, provava tagli, sospensioni, riccioli, allontanamenti, esitazioni, movimenti che immaginava e sarebbero stati virulenti in partita o al momento del bisogno. Chi lo incrociava pensava fosse impazzito mentre lui, semplicemente, si chiedeva come non fosse propedeutico per ogni atleta. Come pure accadeva con estenuanti sedute di tiro nelle posizioni che riteneva più bisognose di essere migliorate. Tutti atteggiamenti che inizialmente richiamavano quasi ilarità dai suoi compagni, che temevano per la sua salute mentale(!?) salvo poi dare dimensione reale di quanto il lavoro potesse ripagare in soddisfazioni.

Amava il nostro Paese, era attaccato alle sue origini, al suo spirito latino che lo aveva portato a tifare Milan o Barcellona nel calcio, un calcio che in generale, secondo alcuni, non ha reso ossequio e rilievo alla Sua morte. Del resto ognuno di noi ha una sua idea del mondo sportivo e giornalistico che circonda le varie discipline, si fa presto a farsene una, e poi …che importanza hanno i centimetri di spazio dati in prima pagina, del minuto di silenzio ad inizio gara, rispetto all’enormità di un decesso…certo sarebbe minima cosa e pure facilmente realizzabile…ma se non è stato fatto… . Lo si noti intimamente, se ne tenga conto a tempo debito, se ne tragga insegnamento per quanto nel futuro si dovrà scegliere a quale mondo indirizzare i giovani, quello fatto di principi sani oppure quello dove il denaro detterà comportamenti di società, spettatori nelle gare, atleti e mondo circostante oppure l’altro sport, quello che fortifica seppur nella ricerca della prestazione migliore che potrebbe anche non essere il miglior risultato delle gare a cui si partecipa ma la ricerca della propria soddisfazione …come insegnava Kobe.
A Reggio Emilia, come da un ricordo dedicatogli mirabilmente da “La giornata Tipo”, hanno ben presente ancora quando, nel 1989 allora undicenne, al primo vero infortunio ad un ginocchio, divenne inconsolabile per il suo presunto timore di non poter riuscire ad accedere in NBA! Vi arrivò sette anni dopo. Altrove, più o meno in ogni campetto italiano dove abbia giocato, di contro… in lacrime ci finivano avversari ed anche qualche genitore per come punisse tutti con valanghe di canestri e per la cattiva propensione a dar via la palla. In questo girovagare della sua infanzia costruì l’amore per l’Italia, riamato come raramente capita, lo dimostrò anche in occasione della consegna della statuetta nel 2018.

Con l’Oscar in mano parlò al mondo in Italiano, ribadì anche il suo amore per la figlia Gianna Maria cui aveva consegnato il testimone cestistico, e purtroppo perita insieme a lui. Aveva anche dichiarato che sarebbe tornato in Italia per aprire una scuola di pallacanestro per i ragazzini. Quando ne venimmo a conoscenza pensammo che sarebbe stata una iniziativa probabilmente risolutrice per invertire la rotta nella pallacanestro…invece possiamo solo unirci al coro del cordoglio.

Non senza sottolineare però che anche chi scrive personalmente gli deve qualcosa, sicuramente un piccolo tributo rispetto all’immensità che gli toccherebbe, per aver indicato ai propri giovani figli, suoi fan da sempre, principi ai quali ricorreranno e di cui saranno orgogliosi per sempre, anche nel mondo del lavoro e seppur conditi dal ricordo della commozione attuale.

Anche il Presidente Mattarella ha voluto ricordarlo con “….il mondo dello sport, ogni continente, è rattristato dalla morte di Kobe. Tristezza che ha il fondamento non soltanto per la sua capacità e la sua popolarità, ma per il nostro Paese, perché si era formato qui nelle nostre scuole…”
E che la terra vi sia lieve GiGi Gianna, Kobe, John, Keri, Alyssa, Sarah, Payton, Christina, Ara.
Emidio Maria Di Loreto

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