Per Lucio: un piccolo omaggio per un grande artista

Lucio Dalla
history 6 minuti di lettura

Il film documentario Per Lucio realizzato dal regista casertano Pietro Marcello e dedicato al cantautore bolognese Lucio Dalla e al suo mondo arriva  nelle sale dopo l’anteprima mondiale tenutasi alla 71esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

Il film non è e non vuole essere una biografia. Il ritratto dell’artista che ne emerge è volutamente parziale, del tutto soggettivo e trascura non solo gran parte degli aspetti più intimi e peculiari del suo carattere e della sua complessa personalità ma anche tutta la sua attività e produzione artistica successiva ai primi anni ’80.

Per Lucio può essenzialmente suddividersi in tre parti: la prima riguarda un’intervista con lo storico manager e amico Umberto Righi, detto Tobia, il quale ci ricorda alcuni episodi relativi agli esordi di Dalla nel mondo della canzonetta italiana degli anni Sessanta; la seconda è la ripresa, in più fasi, di un pranzo di Tobia insieme al filosofo Stefano Bonaga, amico d’infanzia di Dalla, durante il quale i due si scambiano qualche ricordo e qualche confidenza sul compagno di tutta una vita; la terza parte è costituita da alcune interviste televisive durante le quali Dalla sembra divertirsi a spiazzare e sconcertare l’intervistatore con le sue risposte inaspettate e provocatorie.

Lucio Dalla
Lucio Dalla
fermo immagine di Per Lucio
Teche RAI

Il tutto è intervallato dalla proposizione di una serie di immagini tratte da un imponente materiale di archivio che coprono il periodo dall’immediato dopoguerra al tragico attentato terroristico alla stazione di Bologna e che ci restituiscono il ricordo di un’Italia contadina e preindustriale attraverso i volti segnati dalla fatica degli agricoltori, degli immigrati, dei primi operai e la ripresa delle masse in movimento per le prime manifestazioni e contestazioni o per l’entusiastico tifo lungo le strade polverose della Mille Miglia. Queste immagini sono sempre molto evocative e il loro montaggio, con le canzoni di Dalla a fare da colonna sonora, risulta spesso particolarmente poetico. Al punto che si ha quasi l’impressione che l’intento del regista Marcello non sia tanto la celebrazione di Dalla e della sua musica quanto quello di un’Italia che non c’è più e della quale le immagini scelte evocano il ricordo con grande nostalgia.

La figura dell’artista bolognese rimane spesso un po’ troppo a margine e appare eccessivamente trascurata. Le sue interviste, che risalgono tutte agli anni ’60 e ’70, non sono particolarmente significative e rivelano poco di un personaggio complesso e spesso contraddittorio che meriterebbe un ben maggiore approfondimento. È difficile prenderlo sul serio quando, in risposta all’ennesima banale domanda dell’intervistatore in merito a cosa avrebbe voluto fare se non fosse diventato un cantante, proclama che avrebbe voluto fare l’imbianchino perché ama i colori, soprattutto il bianco. La scelta di momenti come questo può farci sorridere e certamente ci rivela il carattere dissacrante di tanti atteggiamenti di Dalla ma rischia, nel contempo, di svilire il ritratto di un artista che nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato di avere ben altro spessore.

Tobia e Stefano Bonaga
Tobia e Stefano Bonaga
fermo immagine di Per Lucio

Anche dal dialogo tra Tobia e Bonaga, due amici che hanno condiviso con Dalla decenni di vita, era lecito aspettarsi di più. Se ne ricava qualche aneddoto, qualche piccola curiosità, ma niente che riguardi, con la dovuta serietà e profondità, le mille sfaccettature della sua complessa personalità, i suoi umori, le sue speranze, le delusioni e le soddisfazioni, il suo rapporto con i colleghi e con il non sempre facile mondo della canzone italiana che ha spesso mostrato, specialmente agli inizi della carriera, una certa difficoltà ad accettare un personaggio così decisamente anticonformista e fuori dal coro.

Per scelta del regista, legittima ma di difficile comprensione, il racconto si ferma agli inizi degli anni ’80. Risulta quindi del tutto trascurato un periodo importante e fertile della carriera di Dalla: nulla si racconta delle sue importanti collaborazioni con De Gregori e con Morandi, così come con Ron e con gli Stadio, del trionfo mondiale di Caruso, il suo brano più famoso, della svolta commerciale data alla sua musica nel corso degli anni ’90, delle sue incursioni nel mondo della lirica negli anni 2000.

Nonostante la parzialità del ritratto dal filmato traspare tutto l’affetto e l’ammirazione di Marcello nei confronti di Dalla, sia come artista, sia come uomo. Le canzoni che formano la colonna sonora del film sono spesso le meno conosciute dal grande pubblico (basti dire che mancano Piazza Grande, Nuvolari, L’anno che verrà) e dimostrano la profonda conoscenza da parte del regista del ricchissimo repertorio di Dalla e la precisa volontà di portarne alla luce la parte meno commerciale e più profonda. Peccato che, come si è detto, questa operazione si limiti ai primi due decenni della sua produzione artistica.

Pietro Marcello
Pietro Marcello con la cinepresa. Foto Francesca Erricchiello

Ci restano la poesia di certe immagini (su tutte quelle relative ai saluti portati da Tobia alla tomba di Dalla e a quella di Roberto Roversi, lo scrittore e poeta che negli anni ’70 collaborò con Dalla scrivendo i testi per tre dei suoi album), la malinconica rievocazione di un periodo storico e musicale ormai quasi dimenticato, il volto e la figura di Dalla che si stagliano beffardi e irriverenti in mezzo ai volti e ai corpi dei tanti protagonisti e comprimari della vita comune, la nostalgia per un tempo più povero, più semplice, forse più umano. Per Lucio risulta così essere un affettuoso ricordo, un piccolo sincero omaggio per un grande artista che ha saputo spesso toccarci il cuore.

GianLuigi Bozzi

 

Per Lucio di Pietro Marcellofilm documentario
Per Lucio
distribuito da Nexo Digital nelle sale il 5, 6 e 7 Luglio
durata 79’

con Umberto Righi (Tobia) e Stefano Bonaga
regia di Pietro Marcello
scritto da Pietro Marcello e Marcello Anselmo
montaggio Fabrizio Federico
fotografia Ilyà Sapeha
aiuto regia Tiziana Poli
correzione colore Andrea Maguolo
produttore esecutivo Francesca Andreoli per IBC e Giulia Moretti pe Avventurosa
montaggio del suono Marta Billingsley
montaggio Effetti Sonori Francesco Albertelli
supervisione Suono e mix Marcos Molina
effetti sonori aggiunti Marco Messina e Danilo Vigorito
consulente musicale John Vignola

prodotto da Beppe Caschetto e Anastasia Michelagnoli
una produzione IBC Movie con Rai Cinema
in collaborazione con Avventurosa
con il sostegno della Regione Emilia-Romagna
In collaborazione con Istituto Luce Cinecittà
Fondazione Cineteca di Bologna
Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia
Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico
Fondazione CSC – Archivio Nazionale Cinema d’Impresa (Ivrea)
vendite internazionali The Match Factory

 

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