Perturbazione. Del Nostro Tempo Rubato. La fatica non è sprecata

Perturbazione del nostro tempo rubato
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I primi segnali commerciali sembrano essere più che soddisfacenti. Occorre coraggio e determinazione per dare alle stampe un’opera di oltre settanta minuti divisa in ventiquattro tracce. I cd sono due, ma uno dei due è nient’altro che un cd-r da utilizzare per traslocare i brani che vorremmo portarci dietro anche di un altro gruppo. E alcuni dei loro li farei accompagnare da The End dei Pearl Jam.
I Perturbazione hanno traslocato casa discografica ritornando alla Santeria quella delle origini. Ritorno alle origini pure per la produzione artistica con Fabio Magistrali (insieme a Cristiano Lo Mele e Gigi Giancursi) dopo Benvegnù e Andiloro.
Il precedente Pianissimo Fortissimo celebrava il matrimonio con EMI. Non potevano essere un cavallo su cui puntare le fortune commerciali soprattutto in una situazione di crisi, ha spiegato Tommaso Cerasuolo. Poi «loro hanno scommesso tutto sulla possibilità di fare Sanremo. Poi il primo singolo non riuscì a sfondare e dopo due mesi ci dissero che il disco faceva cagare e non andava bene» [1].

Perturbazione del nostro tempo rubatoGiudizio molto positivo quello di Veronese che sembra fondato proprio sulla lunga durata e sulla varietà di Del Nostro Tempo Rubato. Un disco che come per i Perturbazione (l’intrecciarsi con le scelte e le vite dei singoli del gruppo) rappresenta un po’ la nostra età, «una lunga canzone d’amore per la vita che abbiamo scelto di fare» .
La molteplicità, necessaria per la lunghezza del disco, non pregiudicano la sostanza musicale e lirica passando dalle ballate all’«impennata punk» di Vomito!, «l’invettiva leggera» di Mao Zeitung e quella «cupa flaianea» sull’Italia ritagliata di Primo Levi [2].

L’articolo su xL ci dice che i Perturbazione, come altre band, hanno osato rischiare seguendo i loro istinti letterari e musicali. La cifra stilistica resta però un pop di grande spessore.
Cantano l’esistere forse aiutati dai vari cambiamenti e traslochi personali e professionali di questi anni e con i quali sono riusciti a fare i conti, quei conti che ognuno deve fare quando butta tutte le tracce del suo passato dentro uno scatolone e così ci si rende conto che le nostre vite sono «simili alle memorie dei nostri hard disk o supporti magnetici. Pieni di tutto, utili a poco» [3].

Dell’Osso più che emissari del pop li vede come «giocolieri del rock» in una recensione entusiasta per Del nostro tempo rubato. Non manca nulla a questo lavoro tanto da non riuscire ad esprimere una preferenza tra le ventiquattro canzoni in scaletta, «perché sono oneste, sia che scavino le parti di dentro sia che guardino alla degenerazione di un’Italia alla deriva» . E’ un continuo inseguire ritmi e deviazioni sonore verso l’acustica, il punk, le «melodie elettriche» fino all’«allegria dei tropici» [4].

Siamo al meglio del 2010 con questo lavoro, secondo la Calvi, per nulla intimorita per tanta abbondanza. Può anche provocare mancamenti per le forti emozioni. Pubblico e privato raccontato al meglio in un’opera «senza fine, dove ognuno può trovare qualcosa che gli appartenga, senza annoiarsi» . Senza voler prediligere tra le innumerevoli citazioni troviamo La fuga dei cervelli «con un insieme di voci ad cantare “Se solo ci potessimo incontrare” che ti rimane in testa e non se ne va più» o le canzoni d’amore Il palombaro e La cura del sonno che Tommaso Cerasuolo «canta ed esprime così bene da far venire il nodo in gola» [5].

Forse sono troppe le ventiquattro canzoni ma Del nostro tempo rubato è un grande disco che prende posizioni politiche e che offre e svela sensazioni personali. Accostati ai Baustelle e ai Virginiana Miller per coinvolgimento e letteratura. Un lavoro «entusiasmante per l’eleganza con cui rimodella e intreccia le derive rock colte dei REM, l’intimità poetica di Morrissey, il romanticismo senza tempo di Gino Paoli» . Pur conservando uno stile musicale proprio sono riusciti ad allargare egli orizzonti sonori anche con toccate elettroniche o con pennellate tropicali.
Tra i brani commentati nella recensione Istruzioni per l’uso il cui incipit squaderna un punto focale dell’album grazie ad un trasloco come «metafora del cambiamento continuo che rischia di lasciarci senza radici» e a cui bisogna rispondere con l’impegno a dirigere gli eventi. Altro momento vertiginoso «il capolavoro di poesia nel racconto di Primo (Levi) nel suo atto di suicidio: “Primo non avrai altro Dio che le tenebre da attraversare nella nota stonata di tromba delle scale”» [6].

E Primo merita una citazione speciale anche nella recensione di Solventi. Il critico omaggia la bravura del gruppo di Rivoli che ha saputo andare oltre la propria storia musicale che si è dischiusa «in un ventaglio stilistico mai tanto vario ed estremo, entusiasta e feroce» .
Un ruolo rilevante lo assegna al ritrovato Magistrali alla produzione e al missaggio che accompagna i passaggi tra i «folk indolenziti» e i pop-rock «briosi» , «veementi» come in Vomito!, l’errebì de La fuga dei cervelli. Perle di «pop senziente» Mondo tempesta, Mao Zeitung e Buongiorno buonafortuna [7]
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: pop-rock
PERTURBAZIONE
Del Nostro Tempo Rubato
etichetta: Santeria
data di pubblicazione: 21 maggio 2010
brani: 24
durata: 71:39

[1] Intervista di Marco Villa, in www.rockit.it, 31 maggio 2010
[2] Enrico Veronese, BLOW UP., giugno 2010, pag. 87
[3] xl.repubblica.it
[4] Amalia Dell’Osso, www.losthighways.it, 26 maggio 2010
[5] Daniela Calvi, www.rockol.it, 24 Maggio 2010
[6] Stefano ‘Acty’ Rocco, www.rockit.it, 25 maggio 2010
[7] Stefano Solventi, www.sentireascoltare.com, 22 maggio 2010

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