Perù. Humala nel dopo elezioni sfida le sperequazioni e le lacerazioni del suo popolo

Perù Machu Picchu
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Lunedì 6 giugno, subito dopo la vittoria di Ollanta Humala (51,5% contro 48,5%), la borsa ha registrato un tracollo del 12,51%. Il peggior calo della sua storia  che ha obbligato le autorità a sospendere le contrattazioni e la Banca centrale ad intervenire [1]. Il quarantottenne ex-militare non deve essere considerato un amico dal capitale e dalla finanza.
E’ stata, appunto, la vittoria del candidato, nonostante le previsioni degli ultimi sondaggi che lo davano perdente,  che ha promesso di fermare gli esiti devastanti di un’economia ultraliberista, figlia delle scelte del dittatore Fujimori padre della candidata avversaria. La campagna elettorale, se ce n’era ancora bisogno, è stata espressione di un paese lacerato, dove né l’economia, né la politica hanno saputo ancora sanare.

Il Perù deve ancora chiudere definitivamente la parentesi della guerra tra Stato e Sendero Luminoso dove la popolazione ha patito dolorose privazioni. Bisogna pure cancellare i quasi dieci anni del feroce autoritarismo fujimorista. Il risultato negativo di Keiko Fujimori deve esser stato figlio anche dell’ennesimo caso di violenza indiscriminata e insensata, scoppiato durante l’ultima settimana di confronto quando la candidata non ha saputo affrontare lo scandalo delle sterilizzazioni forzate di oltre 250.000 donne indigene duranta gli anni della presidenza del padre[2].

Bisognerà combattere e sconfiggere le grandi sperequazioni che continuano a caratterizzare la società peruviana e soprattutto evitare l’emarginazione delle popolazioni indigene. L’impossibilità per molti di avere accesso ai servizi pubblici essenziali (educazione, sanità, trasporti,…) e a risorse vitali (acqua, energia,…) è inaccettabile di fronte a un’espansione economica tra le prime al mondo. Mentre molte nazioni affannano il 2010 si è chiuso con uno strabiliante balzo dell’8,8% che porta la media degli ultimi cinque anni ad un +7% annuo. Di questi risultati, favoriti anche dai prezzi delle materie prime (argento, oro, rame, e zinco) non hanno beneficiato né le  periferie urbane né quelle amazzoniche e andine. L’indice generale di povertà è sceso ma le sperequazioni continuano a crescere. Un terzo circa della popolazione infantile vive al di sotto della soglia di povertà.

Il nuovo presidente che entrerà in carica il 28 luglio prossimo ha potuto godere non solo dell’appoggio del forze di sinistra ma anche dell’ex Toledo, di Vargas Llosa e più in generale di una storica <<convergenza di intellettuali, professionisti, artisti, scrittori, giornalisti, architetti, filosofi, , sociologi…, la parte più creativa del paese si è mobilitata>>, alla quale va aggiunta anche un’inedita partecipazione giovanile [3].
Non va dimenticato che Humala ha avuto il sostegno di quasi tutte le diplomazie sudamericane, Brasile in testa, e dove si è già recato in questi giorni. Un segno di un inserimento nel giro dei governi di sinistra che hanno provato a conciliare mercato e giustizia sociale. Senza strappi eccessivi.

Humala ha già dichiarato, in più di un’occasione, che non si tratta di eliminare l’economia di mercato, ma di correggerne le storture con una politica economica e sociale adatta all’obbiettivo: <<creeremo il programma Cuna Más (asili nido gratuiti per i bambini fino a tre anni comprensivi di alimentazione) nei 600 distretti più poveri del pase; estenderemo gradualmente il programma Pénsion 65 (una pensione di 90 dollari al mese per gli over 65 che non ne hanno nessuna); costruiremo attraverso organismi pubblico-privati, un ospedale in ciascuna provincia del paese. In materia tributaria importeremo un’imposta ai sovra-profitti delle compagnie minerarie>> [4].
In campagna elettorale ha promesso di portare lo stipendio minmo a 750 soles (183 euro) e a mettere fine ai soprusi delle agenzie interinali ed in generale a far rispettare i diritti dei lavoratori.

L’attesa è quella di non dover contare feriti e morti, come accaduto a maggio scorso, durante le contestazioni sul lago Titicaca per fermare la multinazionale canadese Bear Creek che, in base ad un accordo con le autorità locali, sfrutterà le risorse minerali locali. Attività che finirebbe per rompere l’equilibrio naturale dell’area che si regge sull’agricoltura e dove dal 2008 sono iniziati progetti per promuovere lo sviluppo caseario [5].
Pasuale Esposito

[1] Adriana M. Riva, “<<Lunes negro>> en Perú por el triunfo de Ollanta Humala”, www.lanacion.com, 7 giugno 2011
[2]Fernando Gualdoni, “Il trionfo della memoria”, El Pais, nella traduzione de L’Internazionale, 10 giugno 2011, pag. 20
[3] E’ quanto sostiene Nelson Manrique, sociologo, in Gianni Proiettis, “Battuti potere economico e media hanno vinto la <<dignità e la decenza>>”, Il Manifesto, 11 giugno 2011, pag. 9. Su Vargas Llosa e in generale sugli schieramenti in campagna elettorale è interessante la lettura di Maurizio Stefanini, “Anche il Perù svolta a sinistra”, Limes on line, 6 giugno 2011
[4] E’ quanto dichiara il neo presidente a Carlos Noriega in “Un modello con troppe pecche”, Il Manifesto, 11 giugno 2011, pag. 9
[5] Marica Ganelli, “Perù, in rivolta contro la miniera”, www.peacereporter.net, 23 maggio 2011

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