Perù. Pedro Castillo vince le elezioni e Keiko Fujimori contesta i risultati

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In mezzo ad una drammatica crisi sanitaria -il Perù è la nazione con più morti per abitanti, economica e sociale le elezioni hanno visto prevalere, per poche decine di migliaia di voti, il maestro rurale e sindacalista Pedro Castillo, candidato del partito di sinistra Perù Libre e appoggiato dalla leader progressista Veronika Mendoza candidata alla presidenza al primo turno. Gli ultimi sondaggi avevano previsto scarti limitati tra i due candidati. Così è stato e si è dovuto attendere diversi giorni prima che lo spoglio fosse definitivo. Questi i voti finali pubblicati su sito della Commissione elettorale: I voti per Castillo sono stati 8,791,778, mentre per Keiko Fujimori 8,720,337.

Perù elezioni 2021
Oficina Nacional de Procesos Electorales www.onpe.gob.pe

Una spaccatura degli elettori peruviani che sicuramente peserà nei prossimi mesi o anni incidendo sui tempi di rilancio del Perù e delle sue popolazioni. Non solo ma i due candidati si preparano a sfide legali perché Fujimori ha annunciato un ricorso per brogli, di cui non si sono prove, che se accettato potrebbe ribaltare il risultato finale. E Fujimori conosce bene, e ne riceve supporto, i migliori studi legali della capitale. Senza parlare del supporto che riceve dai media più diffusi.
Va detto che il capo della missione di osservatori dell’Organizzazione degli stati americani si si è congratulato per come il Perù ha gestito queste elezioni. È oramai una storia diffusa, non solo in America Latina, quella di contestare e non accettare i risultati elettorali.

Pedro Castillo ha sfidato Keiko Fujimori rappresentante della destra di Fuerza popular e figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori condannato a 25 anni di carcere per violazione dei diritti umani. Dopo un arresto nel 2018, Keiko Fujimori è sotto processo, che lei definisce politico, per vari reati. Appoggiata da quasi tutta l’élite del paese, ha fatto spesso messo in guardia dall’arrivo del comunismo e anche del possibile caos che si sarebbe verificato. La Fujimori ha anche sfruttato un attacco armato il 23 maggio scorso – con più di dieci morti – e attribuito dai media al gruppo rivoluzionario di estrema sinistra Sendero Luminoso per accusare Castillo di avere legami con il gruppo stesso. Accusa respinta da Castillo. Poi per riprendere in mano il controllo della sua parte elettorale, Fujimori “ha trascorso le ultime settimane a scusarsi per gli errori del passato. «Mi scuso con tutti coloro che si sono sentiti colpiti da noi (da lei e dal suo partito, Fuerza Popular). Lo faccio con umiltà e senza riserve perché so che ci sono ancora molti dubbi sulla mia candidatura», ha detto durante una cerimonia nella città di Arequipa, dove lunedì ha firmato un impegno democratico. A differenza del padre, assicura che rispetterà il quadro istituzionale peruviano.” [1].
Si era ancora con lo scrutinio aperto che si è rimangiata le sue parole accusando la controparte di brogli senza nessuna prova.

Pedro Castillo ha condotto la sua campagna elettorale facendo leva sulla lotta alla povertà, alle disuguaglianze diffuse in tutto il paese e alla ristretta élite che, di fatto, governa in Perù e che costantemente marginalizza le comunità indigene; “ed è proprio in nome della democrazia disegnata dalle élite che il portavoce di Fuerza Perú Fernando Rospigliosi è arrivato a dichiarare che nel paese i popoli indigeni sono un’invenzione delle ong e che i difensori dell’ambiente non sono altro che i vecchi marxisti mascherati da ecologisti, protagonisti di una battaglia inutile dal momento che «la moderna attività mineraria non inquina»” [2].

Castillo ha un compito immane, oltre a dover lottare contro un sistema politico affossato dalla corruzione (non sono pochi ex-presidenti e politici sotto processo o in carcere) dovrà fronteggiare una crisi economica che sta vedendo la svalutazione della moneta e un PIL crollato dell’11% nel 2020 “la più grande battuta d’arresto in tre decenni – a causa del severo confinamento dovuto alla pandemia tra marzo e giugno, e ha anche causato un aumento di 10 punti percentuali di povertà rispetto al 2019: attualmente quasi 10 milioni di persone non possono soddisfare i loro bisogni essenziali, cioè il 30% della popolazione” [3].

Questa lotta la vuole avviare riprendendo in mano la politica economica anche attraverso la rinegoziazione dei contratti con le società estrattive affinché reinvestano parte dei profitti nel Paese che ha bisogno anche di investimenti nell’istruzione e nella sanità (entrambe privatizzate) come dimostrato dalla drammatica situazione durante la pandemia.

Castillo, però, in più di un’occasione ha lasciato seri dubbi sui diritti civili per la sua contrarietà ai matrimoni gay, all’aborto, alla parità di genere forse incapace di raccontare e spingere verso una storia diversa le comunità tradizionali.
Pasquale Esposito

[1] Juan Diego Quesada, Keiko Fujimori y el perdón, https://elpais.com/internacional/2021-06-04/keiko-fujimori-y-el-perdon.html?rel=listapoyo, 4 Giugno 2021
[2] Claudia Fanti, Perù: «Keiko no va», si spera nel contadino Castillo, https://ilmanifesto.it/peru-keiko-no-va-si-spera-nel-contadino-castillo/, 5 giugno 2021
[3] Juan Diego Quesada e Jacqueline Fowks, Perú acude a las urnas con sensación de urgencia histórica, https://elpais.com/internacional/2021-06-06/peru-acude-a-las-urnas-con-sensacion-de-urgencia-historica.html, 6 giugno 2021

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