Pescara: il nuovo stadio e la pineta dannunziana

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Le follie nel mondo del calcio continuano, anzi crescono sempre più a dismisura. Non più soltanto nei suoi ambiti specifici, ma sempre più ovunque dilaganti. Come se l’incapacità totale del mondo intero, della sua società, e soprattutto della politica in tutte le sue forme, scaricassero le proprie e nuove debolezze, nel mondo del calcio, presumendo che la sua vacuità si debba trasformare in essenza di vita parallela evanescente.
È un redivivo e contemporaneo “panem et circences”? Una traslazione di capri espiatori, con l’intento di distrarre l’attenzione dai problemi veri che non trovano più le loro soluzioni. Ovvero un tentativo maldestro di chi sta al governo della cosa pubblica, di stabilire distanze più abissali e comode nei confronti dei cittadini ormai sempre più pericolosamente lontani e arrabbiati. Sfogatevi altrove. E quest’ultimi cercano un rifugio, per scaricare le proprie frustrazioni e delusioni.
Tutti si appassionano ed urlano sempre di più dentro gli stadi. Per questo vogliono stadi più grandi e rappresentativi, come un contraltare di altre rappresentanze tradite.
Celebrando i cosiddetti loro tifi e ultras irrazionali che, per questo, stanno diventando molto di più. La psicologia, o la filosofia generale, devono ancora spiegarci i nuovi significati delle forme moltiplicate del tifo calcistico attuale. Solo placebo nei confronti dei nostri problemi di crisi sempre più intersecate.

Anche come nuova croce e delizia nei confronti di una diversa Società contemporanea che si sta affacciando nel nuovo millennio, creando i propri nuovi miti (o confusioni inconsulte) ed esasperando anche le antiche fedi. Un nuovo che sta ribaltando tutti gli assetti della precedente Società moderna. I suoi connotati culturali, socio-politici, soprattutto economici-finanziari. Una realtà, quest’ultima, che si muove all’insegna di incertezze sempre più cosmiche, a fronte di una Scienza e di una Tecnologia che corrono all’incontrario, a velocità supersoniche.
I nuovi bisogni degli stadi interstellari sembrano voler andare oltre il loro puro significato, quindi del solito tifo-ultras, alla conquista, tra l’altro, di parti consistenti della città, o della stessa città per intero, modificandone la sostanza, i ritmi e le sue strutture-infrastrutture di base, dominando il residuo(?) contenuto edilizio-umano. Questo è un nuovo fenomeno di ribaltamento urbanistico vero e proprio, che è facilitato dalla intrusione dei grandi nodi urbani. Tra questi i fantasmagorici Stadi mix. Che devono assomigliare ai potenti immaginari delle Squadre super.

Già! Perché le richieste non sono solo quelle della costruzione specifica della funzione-Stadio, ma di una serie di cose aggiunte. Altre funzioni urbane di altro tipo, tra loro integrate (?). Strada integrazione se l’obiettivo è solo quello di rendere economicamente sufficiente lo Stadio, ovvero, per ampliare il concetto dell’uso allargato del tempo libero, ovvero per consentire interessi economici privati di altro tipo, localizzando attrezzature di facile consumo. Si tratta sopratutto di Centri commerciali, negozi, strutture per il tempo libero, spazi di relazione privata, ed altro., in ritorni economici certi. Compresa, in alcuni casi, l’aggregazione di edifici per residenza privata libera. Tutto ciò per giustificare da parte degli investitori privati, la realizzazione a costo zero della struttura sportiva principale, lo Stadio, recuperando e sovrabbondando, così, gli investimenti iniziali. Da parte sua il Comune è contento perché si affranca dei costi gestionali dello Stadio comunale tradizionale, accollandoli tutti alla Società sportiva, la quale diventa proprietaria dell’oggetto principale, semmai partecipando in co-gestione al resto.
Come se il fenomeno del calcio mondiale fosse tanto povero, tanto da dover ricorrere a questi giri complicati di mercato indiretto, che gravano sulla città e sulla popolazione. Tifosi a parte, quando non si sentono più cittadini.
Il mondo calcistico è invece ricchissimo e sembra che voglia utilizzare un artificio speculativo in più per diventare ancora più potente, con ulteriori risorse aggiuntive. Più spettacolo, più soldi.
Questo sistema di interventi di finanza privata non è del resto nuovo. È applicato già da alcuni decenni con il Project financing generale, che attiva il mondo privato per realizzare e gestire quello che il Comune non riesce più a fare. Alcuni soggetti privati si offrono nella realizzazione di strutture pubbliche non remunerative a fronte di concessioni per realizzare contestualmente altre strutture remunerative (ed oltre), con l’alibi recuperare i costi iniziali apparentemente gratuiti. Gli Enti pubblici si scaricano di tanti loro doveri tradizionali, al tempo stesso indirettamente rimettendoli ai soliti cittadini, che con l’acquisto di beni e servizi attivati dal Project financing, indirettamente pagano quello che una volta era di competenza degli Enti pubblici. Che, nonostante tutto, continuano a riscuotere oneri concessori ed oneri di urbanizzazione astratti.
Il fenomeno della realizzazione integrata di nuovi stadi ed annessi e connessi, potremmo ritenerlo il culmine massimo di questo strano meccanismo, di infinito ribaltamento di costi ai cittadini (tasse occulte?). Se ne accorgono?

Nel caso del nuovo Stadio mix di Pescara e cui appresso (Stadio+strutture complementari annesse), l’operazione di finanza privata sembrava in un primo momento di provenienza cinese. Poi l’”invasione” della Cina (sempre più vicina) è scomparsa e al suo posto si sono fatti avanti due Signori Italiani, in nome è per conto di Società comunque non italiane. Discorso generale a parte sulla invasione dell’Italia da parte di imprenditoria straniera, il Calcio italiano diventa sempre meno italiano. Squadre italiane di nome, di proprietà straniera, con giocatori non più Italiani. Lo stesso tifo-ultras si manterrà inalterato?
I cittadini, tifosi e non, sono talmente frastornati dai nuovi dischi volanti, misteriosamente planati nel cuore della città, che ormai accettano tutto, anche se apparentemente sempre più arrabbiati. Solo dentro lo Stadio di calcio sembrano definitivamente arresi, anzi felici (felicità effimera).
Quegli stessi cittadini sono loro a pagare nel tempo tutti i costi dell’intera operazione. E non solo attraverso gli esosi costi dei biglietti per lo Stadio o per le strutture mix complementari, ma anche per altri più pesanti oneri, più distesi nel tempo, che sono quelli di una città che diventa più difficile, più onerosa. Infrastrutture più caotiche, parcheggi invasivi, strutture speciali aggiuntive per la sicurezza, etc. Le difficoltà si complicano in modo esponenziale anche per effetto della crescente disomogeneità urbana e sociale, che si estrania in altro, in modo mutevole, veloce.
La presunta maggiore continuità di uso dello Stadio mix e di altre grandi strutture presunte integrate, diventano alla lunga abusi incoerenti. Spinti da interessi incongruenti.
Si allungano nel tempo e complessità intricate le questioni urbanistiche della città.
L’ipotesi del nuovo Stadio di Pescara rientra nelle questione generale sopra evidenziate, con alcune ulteriori problematiche del luogo, non ancora del tutto esplicitate dai soggetti proponenti.
L’Area di insediamento del nuovo Stadio-mix è notevole. Circa 12 ettari, a ridosso della Pineta dannunziana. O meglio di quello che rimane. La storia di Pescara, città cresciuta con una velocità supersonica dal dopoguerra ad oggi, ci dice che era un territorio prevalentemente caratterizzato da una estesa Pineta costiera adriatica, che da Montesilvano (e oltre a nord) si prolungava a Francavilla. Come sarebbe stata bella la città di Pescara con la sua lunga Pineta!
Davvero la perla verde dell’Adriatico. Invece la città moderna ha eroso in maniera indiscriminata la continuità della Pineta, lasciando alcuni francobolli residui verso nord, ed altri verso sud.
Tutte le pinete rimaste sono in uno stato di anzianità agonizzante, senza le adeguate attenzioni per il loro mantenimento e ringiovanimento. Sembra che la città attenda il definitivo decesso per continuare l’avanzata edilizia. Che produce soldi all’erario comunale.
Il nuovo Stadio-mix guarda al lotto immediatamente contiguo all’area più pregiata della pineta residua, con un rischio annunciato di aggravamento irrimediabile della sua fragilità attuale.
Gli alberi dei vari tasselli boschivi, anno dopo anno, continuano a cadere, senza interventi sostitutivi. Con politiche non perfettamente omogenee tra Amministrazioni comunali diverse.
Più in generale a Pescara è cresciuta in parallelo una questione ambientale globale, di territori sempre più dilatati ed integrati. Che vede il tema del Verde in una posizione centrale. Spostando l’attenzione sulla sostenibilità totale, nella quale è ormai da tempo acquisita la parola d’ordine : “minore consumo di suolo”.

Interviene anche il Prof. Arch. Paolo Fusero e il Consiglio del Dipartimento di Architettura di Pescara, sulla fragilità delle aree coinvolte.
Sembra al proposito che la Convenzione tra il Comune di Pescara e lo stesso Dipartimento di Architettura di Pescara, in forza della quale l’Università forniva una serie di studi conoscitivi, propositivi, anche in termini di ipotesi localizzative alternative, non sia più operativa o non possa riguardare temi così passionali.
Rimangono forti i dubbi anche sulla instabilità idrica delle zone lungo il il fiume Pescara, e della loro tenuta idraulica del territorio fluviale, che, in caso di forti piogge, diventa preda di facili inondazioni di vaste zone limitrofe. La zona candidata al nuovo Stadio mix entra nella casistica?
Visto il forte coinvolgimento infrastrutturale urbano-metropolitano che il nuovo insediamento mix determina, viene il dubbio se il recente Piano della mobilità strategica comunale, ne riceva una forte scossa. In ragione anche la modifica sulla limitrofa intersezione con la circumvallazione pescarese.
A monte di tutto un insediamento di questo tipo dovrebbe convincere comunque il Comune di Pescara alla verifica di un Piano strategico comunale globale, urbano, intercomunale/metropolitano (progetto della Grande Pescara), che rimetta il nuovo Polo sportivo integrato alla pertinente scala vasta. Più in là nella Grande Pescara ci sarà anche la città di Francavilla al mare, con la quale il nuovo Stadio mix più direttamente interferisce.
La visione strategica complessiva, nei nuovi termini inter-territoriali anzidetta, con l’aggiunta del consistente inserimento del nuovo Stadio mix, sembra a tal punto assolutamente necessaria, che il Piano della mobilità strategica, sia pure da aggiornare in se stessa, non può sostituire, nonostante la norma che lo consente.
La logica della pianificazione urbana per parti, fino ad oggi portata avanti dal Comune di Pescara, non regge più, sopratutto in ragione della sua scala metropolitana di prospettiva prossima.
Un intervento del tipo e dimensione di cui allo Stadio mix di Pescara, esige a monte, inoltre o in concomitanza, una Valutazione di impatto ambientale seria, ovvero di una più specifica VAS – valutazione ambientale strategica, in uno stato di visione generale attualmente ancora carente. Sarà anche il momento per verificare la congruenza con le vicine Aree Verdi a scala territoriale.
Per quanto riguarda l’esistente Stadio Adriatico rimane rimane la constatazione di un un destino ignoto, o di probabile decadimento e decesso definitivo. Eppure si tratta di una struttura bellissima. Tanto da meritare un vincolo architettonico da parte della Sovrintendente alle Belle arti e al paesaggio dell’Abruzzo – la signora No. Con conseguente malumore da parte degli Organismi politici comunali, che avevano pensato di ristrutturare liberamente lo Stadio Adriatico, inserendo qui gli annessi e connessi commerciali ed altro.
Il nuovo Stadio mix sembra quasi una ripicca di fronte alla ferrea decisione della Sovrintendenza, voltando le spalle al glorioso Stadio Adriatico. Che, nell’anno 2009, è stato un fiore all’occhiello dell’Italia e della città di Pescara, in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Con effetto territorio, che vedeva lo Stadio Adriatico il nucleo principale di un uso territoriale vasto, attorno al quale giravano altre eccellenti strutture sportive territoriali.

Rimarrebbe l’ultimo dubbio formale rispetto della destinazione urbanistica del vigente Piano Regolatore comunale. Se, cioè, l’Area in questione, indicata con destinazione F10 – Art.59 delle NTA di PRG vigente – Verde filtro, possa effettivamente ospitare, senza colpo ferire, un Polo integrato della dimensione e complessità dello Stadio mix proposto. Visto che le NTA di PRG/Pescara consentono ai proprietari dei rispettivi suoli lottizzazioni minime di 1 ettaro (e oltre, ovviamente) per usi specifici di tempo libero, sport, turismo, camping/maneggi, orti botanici, vivai. La prima impressione è che, se da una parte, lo Stadio potrebbe essere compatibile (ovviamente non nella dimensione e ruolo metropolitano ipotizzato), non di certo lo sarebbero le altre destinazioni non espressamente citate nella norma di PRG. In particolare ci riferiamo alle destinazioni commerciali, nella configurazione di una grande struttura di vendita (Centro commerciale o simili, per una superficie di vendita di 20.000mq ca), con tutte le altre destinazioni che il progetto ha indicato in modo ancora generico, apparentemente non compatibili con quanto fissato dalla destinazione di zona. Oltre alla ulteriore difficoltà dell’eventuale superamento degli indici e parametri urbanistici della F10 urbanisticamente definita.
È evidente, in ogni caso, che la notevole dimensione del Polo integrato come proposto, travalicherebbe senz’altro il più semplice concetto di filtro” urbano.
Sembrerebbe, per quanto detto, inevitabile una Variante urbanistica generale di carattere in tal caso privato, sia pure con obiettivi ed usi pubblici. A meno che il Comune non abbia già individuato e deliberato provvedimenti, che superano le difficoltà indicate. E probabilmente non adeguatamente estese alla completa conoscenza e condivisione della intera popolazione, non sola quella dei tifosi.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia navigante

Pescara. Presentato il nuovo Stadio: “Così raddoppieremo i ricavi” – calcioefinanza.it
Partito ufficialmente l’iter verso il nuovo Stadio di Pescara. Investimento da 70 milioni (all’origine non erano 200 milioni?) – ilpescara.it
Nuovo Stadio di Pescara. Ecco il progetto – rete8.it
Paolo Fusero, Perplessità sul nuovo Stadio di Pescara.
Paolo Fusero. Dipartimento di Architettura – dda.unich.it
La “Signora dei no” che fa arrabbiare D’Alfonso e Pescara – ilcentro.it
La proposta dell’On. Delfino: il nuovo Stadio di Pescara facciamolo a Spoltore – pescara news.it

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