PFM canta De André Anniversary a Pescara

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Nel doppio anniversario, 40 anni da De Andrè e PFM in concerto, 20 anni dalla morte di Faber, a Pescara il 4 Aprile è tornata una delle tappe da sold out del tour Anniversary. Esibizioni riproposte dalla PFM nelle attuali 45 date italiane in una formazione che vede tornare alle tastiere Flavio Premoli, uno dei fondatori del gruppo, Michele Ascolese, storico chitarrista collaboratore di Faber, il mitico Lucio “violino” Fabbri e gli immancabili Patrick Djivas ( al basso dal 1973 nel gruppo in sostituzione di Giorgio Piazza) e Franz Di Cioccio (frontman, fondatore, voce e percussioni). Manca Franco Mussida, dopo il suo abbandono, ma non tutto quanto il resto che ha reso celebre la formazione. Troviamo inoltre alla chitarra Marco Sfogli, il secondo batterista Roberto Gualdi, Alessandro Scaglione alle tastiere e hammond, Alberto Bravin come seconda voce e tastiere aggiunte.

Si sta parlando di un gruppo che nasce nel 1970 ( quasi mezzo secolo di attività) che nel corso della sua storia nel rock progressive ha ottenuto riconoscimenti e seguito nel mondo come nessun’altro gruppo italiano (circa seimila concerti tra i quali quelli al Madison Square Garden ealla  Royal Albert Hall). Li ricordo sempre nelle tappe pescaresi ad esempio, alle Naiadi ed al Teatro D’Annunzio, con il pubblico a cantare con loro e ad apprezzare esibizioni offerte senza risparmio ricambiate da un tangibile e totale affetto, quello che si conferisce solo a chi ha stabilito un feeling che il tempo non può scalfire.

È accaduto anche questa volta in una delle tre tappe abruzzesi, al Teatro Massimo. Platea e galleria piene come un uovo, come capitato nelle esibizioni che si sono succedute nel tempo, con un pubblico ancora più variegato ed arricchito da presenze di giovani che non potevano esserci stati negli eventi precedenti ma che, evidentemente, sono stati raggiunti dal messaggio musicale che unisce generazioni diverse e che non tradisce mai quando è di qualità. Se vogliamo questa volta la partecipazione emotiva si è avvertita ancora di più, e non avrebbe potuto essere diversamente, in risposta alla nuova performance senza risparmi di quel 73enne, folletto randagio che ancora si sbatte sul palcoscenico con l’entusiasmo di un ragazzino dopo qualche migliaio di concerti, una cinquantina di album incisi e che risponde al nome di Franz Di Cioccio da Pratola Peligna.
Franz ieri… suonava in casa, a qualche chilometro da dove ha vissuto nella sua infanzia tra degustazioni di pizzelle (dolce nuziale tipico nel suo paese ed in Abruzzo) di cui era goloso come tutti i componenti della sua famiglia, mamma Assunta Pace in testa. Città natale che lascia per seguire il papà Umberto, musicista di musica classica a Milano, per poi girovagare per il mondo e portare le sue canzoni al successo.
Una lunga attività con la sua band, fondatori del progressive italiano, percorsi tra collaborazioni musicali, le più ambite, ed una audizione, poi non concretizzata per sua scelta, per suonare con i mitici Led Zeppelin di Robert Plant e Jimmy Page che avevano l’esigenza di sostituire, intorno agli anni ’80, John Boham [1].

Nel concerto la scaletta inizialmente è la riproposizione di quella degli indimenticabili concerti del 1979 a Bologna e Firenze nati da una felice intuizione che Franz Di Cioccio ebbe durante una visita nel buen ritiro sardo dove vivevano Fabrizio De André e Dori Ghezzi. Sembrava una bestemmia musicale per molti degli addetti legati alle ortodossie, un progetto con il quale gli affermati del rock progressive, ma anche il poeta degli ultimi che era già mito e dalla fama che sarebbe comunque sopravvissuta ai carcerieri ed alla morte, potevano giocarsi una reputazione faticosamente guadagnata. Il successo per il binomio era giunto a colpi di intuizioni ed arrangiamenti che la sperimentazione della PFM e le profonde vedute del poeta genovese dalla vasta padronanza culturale, avevano profuso nei loro lavori senza risparmi. Il rischio fu superato dalla caparbietà di Faber e probabilmente anche dalla sua indole di bastian contrario. Rispose affermativamente a quell’invito temerario. Dopo l’esperienza, il mito De Andrè il cui messaggio non smette ancora di raggiungerci, disse: “…La nostra tournée è stata il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire e eseguire le canzoni. Un’esperienza irripetibile perché PFM non era un’accolita di ottimi musicisti riuniti per l’occasione, ma un gruppo con una storia importante, che ha modificato il corso della musica italiana. Ecco, un giorno hanno preso tutto questo e l’hanno messo al mio servizio…» [2].

Le emozioni esplodono immediatamente con Bocca di rosa, La guerra di Piero, Andrea e Un giudice e ricorda come l’attualità di certe denunce sociali, quando profonde e vere per la sensibilità del proponente, risulteranno sempre attuali e cavalcheranno l’onda del tempo calzanti come il primo giorno.
La fusione di modi di concepire la musica, i pezzi di Faber riarrangiati dalla PFM, ieri si è sublimata nuovamente. Ha raggiunto gli animi con la carica della poesia di Faber e le emozioni sono ridiventate inarrestabili non solo tra i nostalgici dell’evento dell’epoca ma anche tra i giovani e tra coloro che hanno assistito alla proposta che Djivas ha preparato nei brani riarrangiati de La buona novella.
Un momento che ha indotto nel pubblico una reazione conflittuale, combattuta tra ascolto rispettoso ed omaggio fragoroso, la si è avuta quando Franz si è accomodato alla batteria, un faro bianco sul microfono …vuoto… senza interprete, la band che esegue La canzone di Marinella e al canto la voce dell’epoca di Fabrizio De Andrè. Forse non la migliore interpretazioni di sempre, sicuramente la più coinvolgente, con gli spettatori combattuti se applaudire ad esecuzione in corso ed il rispettoso silenzio che in conclusione si è sciolto in un prolungato composto applauso.

Divertente il siparietto tra pubblico e Franz quando durante l’esecuzione di una splendida Volta la carta, l’interprete ha dimenticato alcuni versi. Tra le risate e gli applausi che ne sono scaturiti c’è stata l’occasione per raccontare di quanto si prendesse in giro Faber durante le esibizioni per la sua maniacale preparazione di leggii e di testi che conosceva a menadito… ”belin…non si sa mai!”.

Il viaggio tra attualità e ricordi viene concluso con gli inossidabili Il pescatore, È festa ed Impressioni di Settembre con applausi come quelli riservati ai migliori che il tutto esaurito del Massimo confeziona per una band riconoscente e che apprezza. Lo dice chiaramente il “folletto randagio” Di Cioccio che, visibilmente felice, così in conclusione si rivolge al pubblico: “Da abruzzese con il camerino pieno di pizzelle vi ringrazio di cuorecuscì s’ fààà!”.
Il quesito se l’incredibile leggerezza e resistenza sul palco di uno strepitoso Franz Di Cioccio sia effettivamente merito della genetica e …della gran quantità di pizzelle ingurgitate in gioventù resta irrisolto.
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.youtube.com/watch?v=yTF_7vJidTI; http://www.ilgiornale.it/news/battisti-agli-zeppelin-premiata-vita-musica-selvaggio-1379226.html
[2] http://www.genovateatro.it/scheda-spettacolo/102730/

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