Philip Selway. Familial. Un batterista alla prova degli affetti

FAMILIAL philip selway
history 3 minuti di lettura

È un disco d’esordio ma Philip Selway ha impiegato venticinque anni a darci la sua personale versione. Questo ritardo è un tema ricorrente nelle considerazioni della critica sul disco. In piena e luminosa carriera con uno dei gruppi più ricercati e punto di ancoraggio della musica di questi ultimi decenni, aveva senso un operazione simile?
In tanti e di altrettanto lignaggio hanno partecipato a questo lavoro come Davenport alla produzione, Lisa Germano (Selway l’ha accompagnata  nell’ultimo tour), Glenn Kotche e Pat Sansone dei Wilco e  Sebastian Steinberg ex-bassista dei Soul Coughing.

Dopo i lavori da solista di Thom York, Jonny Greenwood e Ed O’Brien, il batterista dei Radiohead si è presentato con un album nel solco della canzone cantautoriale. Secondo Garavini che l’ha intervistato di recente nel lavoro si avverte <<un forte senso di liberazione e di frustrazione allo stesso tempo, quasi un outing>>, per una posizione a lungo ai margine della creatività dei Radiohead nelle mani di York [1].

Rocca considera Selway una delle poche eccezioni, tra i batteristi, in grado di scrivere e cantare canzoni senza far rimpiangere il ruolo che svolge nella band. Un disco da <<cantautore vero>> dove, diversamente dai lavori solisti dei componenti dei Radiohead, le note e i testi del gruppo si odono raramente. Gli echi sono percepibili in By Some Miracle, Beyond Reason e All Eyes On You. Il resto va bellamente per la sua strada, con un Drake di fianco, per arrivare alla splendida A Simple Life [2].

Romantica la recensione di Pardo che loda l’album nato senza costrizioni di sorta con l’unico obiettivo per Selway dare senso alla propria vena creativa, <<senza urgenze, se non quella espressiva … A cavallo fra autoreferenzialità e purezza dell’espressione>>. Un disco che viene da lontano, con l’apporto di validi musicisti,  con un linea acustica ad evidenziare il canto e soprattutto i testi che in alcuni brani come By Some Miracle, The Ties That Bind Us, Patron Saint, Broken Promises e Don’t Look Down <<raggiungono anche vette di alto lirismo>> [3].

La sintesi del disco invece, secondo Righetto, la darebbe lo stesso titolo: Famigliare. Anche se i legami con i Radiohead restano pochi tutto è appunto famigliare, senza elementi di interessante creatività. Note positive sono per gli <<incantevoli bozzoli drakeiani>> in The Tie That Binds Us, per A Simple Life e Don’t Look Down [4].

Nemmeno molto incoraggianti e diversi da Righetto sono i commenti di Solventi. Se si tiene quasi sempre lontano dal gruppo di provenienza, questo  <<profluvio di morbide solennità folk pop, perlopiù acustiche – chitarra e voce – ancorché fornite di misurate guarnizioni orchestrali e/o elettroniche>> non aggiunge niente di nuovo a quanto spesso si ascolta. Nemmeno con l’aiuto delle ricche collaborazioni [5].

Con Fabris torniamo ad una recensione positiva e soprattutto ad una valutazione più netta del peso dei Radiohead nel disco di Selway e pur lontano dalle sperimentazioni  ha instillato <<in ogni sua melodia quel retrogusto amaro che rende il tutto meno prevedibile>>. Un merito particolare va a Glenn Koche dei Wilco che come in By Some Miracle <<ha intessuto delle strutture ritmiche che danno una grande profondità ad ogni canzone>> [6].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: folk-pop
Philip Selway
Familial
etichetta: Bella Union
data di pubblicazione: 8 settembre 2010
brani: 10
durata: 32:07
cd: singolo

[1] Luca Garavini, “Phil Selway: solista è bello”, www.rollingstonemagazine.it, 5 Agosto 2010
[2] Christian Rocca, “Selway, non sparate al batterista”, Il Sole 24 Ore, 5 settembre 2010, pag. 44
[3] Piergiorgio Pardo, BLOW UP. Settembre 2010, pag.92
[4] Lorenzo Righetto, www.ondarock.it, 2 settembre 2010
[5] Stefano Solventi, www.sentireascoltare.com, 5 settembre 2010
[6] Giuseppe Fabris, www.rockol.it,  02 settembre 2010

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article