Phillip Island, la prima volta di Haga e Spies

motociclismo
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Il giapponese conquista la sua prima vittoria in sella a una Ducati mentre l’esordiente texano porta in trionfo la Yamaha. Male Biaggi, che non riesce a sfruttare la competitività della sua Aprilia. Così come accaduto nel 2008, la gara di esordio del Mondiale Superbike si presenta ricca di emozioni e colpi di scena.  Le due manche disputate sulla pista australiana di Phillip Island sono state infatti mozzafiato e combattute fino all’ultima curva confermando, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, come il ritiro di Troy Bayliss abbia decisamente allargato la rosa dei pretendenti al titolo di campione del mondo.

Gara 1 –  Il primo sussulto è alla partenza. Ben Spies non riesce a sfruttare appieno la propria superpole e viene risucchiato dal gruppo alla prima curva e spinto nella sabbia alla seconda da un incolpevole Biaggi, a sua volta toccato da Haslam.  Per il texano molta delusione e gara finita ancor prima di cominciare (chiuderà sedicesimo). Per due giri guida le danze un altro esordiente, il nord irlandese Jonathan Rea ma è il pilota che lo segue che ci fa gridare al miracolo. E’ proprio lui, Samurai Haga che, partito con la fionda, in meno di due giri porta la propria Ducati dalla tredicesima alla seconda posizione, a ridosso del leader. Accanto a Haga si presenta un’altra “vittima eccellente” della superpole, il tedesco Max Neukirchner in sella alla Suzuki. Haga e Neukirchner superano Rea e il giapponese rimane in testa fino all’ottavo giro quando il tedesco, complice il maggior spunto della proprio moto, riesce finalmente a sorpassarlo, dopo alcuni tentativi falliti.

Haga però non molla e rimane incollato ai tubi di scappamento della Suzuki. Ogni tanto esce, si fa vedere, poi rientra, come se stesse aspettando il momento migliore per piazzare la zampata vincente. Alle loro spalle i rispettivi compagni di squadra, vale a dire il giapponese Yukio Kagayama e Michel Fabrizio seguiti dal bravissimo Rea.

A circa otto giri dalla fine la Suzuki di Neukirchner comincia ad accusare qualche problema di gomme e Haga, che ha controllato l’avversario senza spingere troppo, si fa sempre più sotto. Il sorpasso arriva tre giri dopo (“avevo paura della pioggia” dirà poi Haga al traguardo) ma il giapponese non riesce a mettere tutto lo spazio che vorrebbe tra lui e la Suzuki tanto che all’ultimo giro Neukirchner lo supera nuovamente, ancora sul rettilineo.

Ma le emozioni non sono finite. La Suzuki balla vistosamente e all’ingresso della discesa Neukirchner perde per un secondo il controllo del mezzo. Un secondo di troppo: Haga lo passa senza pietà e conquista la prima vittoria in sella alla Ducati. Una vittoria densa di significato, giunta al termine di una lotta non solo contro gli avversari ma soprattutto, contro una pista poco amata e considerata il “giardino di casa” di quel Troy Bayliss del quale Haga è chiamato a raccogliere la pesante eredità. Alle spalle di Neukirchner, l’altra Suzuki di Kagayama e la Ducati di Michel Fabrizio.

E Biaggi? Il romano, che ricordiamolo era secondo in griglia, non è mai stato della partita. Dopo il contatto con Haslam, peraltro senza conseguenza alcuna, ha potuto solo lottare per le posizioni di rincalzo, chiudendo undicesimo. Ancora più in fondo alla classifica il compagno Nakano, segno che l’Aprilia non era proprio in forma splendida.

Gara 2 – Spies questa volta parte bene e si porta al comando seguito da Haga – si, sempre lui – che galvanizzato dalla vittoria di Gara 1 infila un’altra partenza da incorniciare. Alle loro spalle Biaggi che sembra reggere il ritmo di chi lo precede. I primi otto, dieci giri sono da cardiopalma con Spies e Haga che si sorpassano almeno cinque volte sul filo dei trecento all’ora. Il texano – che proprio novellino non è visti i tre titoli mondiali conquistati nel campionato superbike americano – è un osso duro e sicuramente vuole riscattare la magra prestazione di Gara 1. Spies ha una guida “agitata”, quasi saltella sulla moto, ma alla fine tanta fatica dà i suoi frutti visto che riesce a tener testa all’indiavolato Haga.

Alle loro spalle si apre una vera e propria battaglia per il terzo posto tra Biaggi, l’ottimo Fabrizio, un vispissimo Laconi e l’agguerrito Haslam. Anche qui si vedono sorpassi e incroci di traiettorie da infarto con il colpo di scena finale. All’ultimo giro Biaggi, in quinta posizione ma ancora in lotta per il terzo gradino del podio, sembra perdere aderenza, arriva lungo e finisce fuori pista, insabbiandosi. Gara gettata al vento (arriverà quindicesimo), ma l’Aprilia c’è.

La corsa termina con la vittoria di Spies, seguito da Haga e dall’inglesino Haslam, che ha la meglio rispettivamente su Laconi eFabrizio. La premiazione, effettuata da Troy Bayliss, fa calare un velo di nostalgia su Phillip Island,  ma è solo un momento…

Da sottolineare infine la “resurrezione” del francese Regis Laconi, (settimo in Gara 1, quarto in Gara 2) passato a un team Ducati privato dopo la disastrosa stagione 2008 con la Kawasaki e autore oggi di bellissimi sorpassi, così come l’esordio agrodolce per la BMW che raccoglie un buon ottavo posto in Gara 1 grazie al talento di Troy Corser (partiva diciassettesimo) e l’undicesimo di Xaus in Gara 2.

Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 14 marzo in Qatar.

Alessandra Rossi

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