Alfabeto letture alternative: Pia Pera

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“La leggerezza interiore nasce forse dal sentirmi libera dalla zavorra terribile del futuro, indifferente al cruccio del passato. Immersa nell’attimo presente, come prima mai era accaduto, faccio finalmente parte del giardino, di quel mondo fluttuante di trasformazioni continue.”

Pia Pera nasce a Lucca nel 1956, studia filosofia all’Università di Torino, si trasferisce in Inghilterra per un dottorato alla University of London, risiede per due anni a Mosca per perfezionare il russo, insegna letteratura russa all’Università di Trento, abbandona ben presto l’attività accademica e si trasferisce a Milano dove lavora come editor presso Garzanti, traduce diversi autori dal russo e dall’inglese. Finalmente, nel 1992, esordisce nella narrativa con il libro di racconti La bellezza dell’asino, al quale farà seguito il controverso Il diario di Lo che, con un sorprendente ribaltamento, narra le vicende della Lolita di Nabokov dal punto di vista della bambina.
Ritorna infine a Lucca dove ha ereditato un casolare circondato da qualche ettaro di giardino. Qui riscopre un amore infantile per la natura e si appassiona alla coltivazione di piante, alberi e fiori, sviluppando e interpretando a suo modo la filosofia del botanico giapponese Fukuoka che prevede una sorta di agricoltura del “non fare”, cioè una coltivazione che lasci libera la natura di agire spontaneamente, senza interventi umani modificativi.
copertina romanzo Al giardino non l'ho ancora detto di Pia PeraDa questa nuova travolgente passione nascono libri quali L’orto di un perdigiorno. Confessioni di un apprendista ortolano nel 2003, Il giardino che vorrei nel 2006, Contro il giardino dalla parte delle piante nel 2007, Giardino e ortoterapia nel 2010.
Viene colpita dalla Sclerosi laterale amiotrofica e, dopo quattro anni di sofferenze e progressivo decadimento, si spegne nel 2016.
Al giardino ancora non l’ho detto, bellissimo titolo che traduce un verso della poetessa Emily Dickinson (I haven’t told my garden yet) è il diario degli ultimi anni di vita di Pia Pera.
Un libro drammatico, di sconvolgente impatto emotivo, al quale la scrittrice affida, con sconcertante sincerità, i suoi pensieri più intimi e dal quale emergono la speranza, la forza di volontà, l’attaccamento alla vita, il disperato e sempre deluso tentativo di sperimentare nuove e improbabili terapie, il rifiuto della malattia e della sofferenza, la voglia di arrendersi a un destino incomprensibilmente avverso e, al contempo, la determinazione a non lasciarsi sopraffare dallo sconforto e dalla disperazione, il dolore, infine, di non potere più prendersi cura del proprio giardino e di dover rinunciare per sempre al contatto fisico con una natura tanto amata e fonte di tanta felicità e serenità.
Il libro è una raccolta di appunti, pensieri, considerazioni, ricordi, rimpianti, descrizioni di brevi momenti di felicità e di intensi momenti di sofferenza che mettono a nudo un universo emotivo che ci colpisce nel profondo e ci lascia feriti e sbigottiti. Alla fine però riesce a prevalere un senso di fatale e serena accettazione, una sorta di simbiosi e identificazione con le piante del giardino e con le leggi imperscrutabili e spesso crudeli della natura.
Mi fa piacere segnalare che lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi ha recentemente pubblicato un libro, dal titolo Due vite, nel quale ricorda le figure dell’amica Pia Peri e di Rocco Carbone, un altro scrittore suo amico prematuramente scomparso.

In alternativa un libro leggero e divertente ma non privo di spunti di riflessione.

Marco Presta, Un calcio in bocca fa miracoli

“Essere prevenuti è un atteggiamento che mi sento di consigliare a tutti, si risparmia un sacco di tempo. Io lo sono stato e lo sono tuttora, con risultati davvero soddisfacenti. . . . . Perché perdere tempo a cercare di comprendere una persona, quando ti dà immediatamente, chiara e splendente, la sensazione di essere un cretino? Con ogni probabilità lo è davvero.”

Marco Presta, nato a Roma nel 1961, attore, sceneggiatore e conduttore radiofonico e televisivo di successo, si dedica, dal 2009, anche alla letteratura e pubblica Il paradosso terrestre, una divertente raccolta di racconti surreali.
Un calcio in bocca fa miracoli, edito nel 2011, è il suo primo romanzo e ci presenta un anziano burbero e scorbutico coinvolto dal suo unico amico, persona solare, gentile e positiva, nell’assurdo progetto di far conoscere e innamorare due ragazzi del quartiere. L’esile trama consente al protagonista di alternare i ricordi del passato, sempre venati di rimpianto e malcelata malinconia, con le considerazioni sul presente, vissuto con scetticismo e cinismo, con la totale assenza di ipocrisie che la vecchiaia consente, con ironia e disincanto nell’affrontare le vicissitudini dell’età avanzata e con una perfidia nei confronti del prossimo che non riesce a nascondere e a esorcizzare la paura della solitudine e della fine che si avvicina.
Un libro ricco di battute folgoranti e sarcastiche, sorretto da una scrittura scoppiettante e mai trasandata, che ci induce a riflettere con leggerezza e con il sorriso sulle labbra sui disagi con i quali la terza età costringe a fare i conti.

GianLuigi Bozzi

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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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