Il Piano di ripresa e resilienza non cambierà il nostro destino

Piano di ripresa e resilienza
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Il Piano di ripresa e resilienza è stato approvato dal Parlamento e non si può essere soddisfatti. Certamente ci sono delle misure positive, ma alla fine restiamo ancorati ad un modello di sviluppo uguale a quello fallimentare di questi decenni. Non ci sarà una sostanziale transizione ecologica perché, per dirne una, «manca una svolta sull’economia circolare, assenti misure per la riduzione della produzione di rifiuti e l’innovazione necessaria a ridurre il ricorso all’usa e getta» come spiega Greenpeace sul suo sito. E poi il fantasma chiamato agricoltura come se aiutare lo sviluppo dell’agricoltura ecologica e biologica non dovesse essere parte della transizione ecologica. Esser dentro il modello liberista è chiaro anche dalle parole usate nel PNRR, come spiega Marcon su Sbilanciamoci: “concorrenza” presente 42 volte, «“competizione” 79 mentre “diseguaglianze” 7 e “diritti” 18. […]. Se mettiamo insieme “competizione”, “concorrenza” e “impresa” (257) hanno più del doppio di citazioni (378) di quelle del “lavoro” (179).[…] Le imprese continuano ad essere le più importanti beneficiarie […]: quasi 50 miliardi di euro del piano, mentre alle politiche per il lavoro vanno solo 6,6 miliardi».

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