Picasso a Sorrento, il volto inedito di un genio.

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Continua da ormai due mesi e con grande successo di pubblico la mostra Picasso. Eclettismo di un genio, inaugurata il 30 maggio negli spazi di Villa Fiorentino, a Sorrento. L’evento, organizzato da Fondazione Sorrento in collaborazione con il Comune, è curata da Gino Fienga ed è supportata dal comitato scientifico composto da Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Boncompagni Ludovisi di Roma e da Claudia Casali, direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.


Pablo Picasso. Il moschettiere
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Dopo i consensi ottenuti lo scorso anno con i 40mila visitatori accorsi per “The Dalì universe Sorrento”, la città decide di affrontare un’altra sfida, scegliendo nuovamente un artista spagnolo, Pablo Picasso, protagonista indiscusso dell’arte del ‘900. Le sale di Villa Fiorentino sono state allestite con opere provenienti da tutto il mondo: oltre 240 incisioni grafiche, 25 ceramiche, olii ed opere uniche, per ricostruire in piccolo, il grande viaggio nell’arte che è stata la vita dell’artista,  da sempre capace di precorrere i tempi e le esigenze della società, acquisendo nuove tecniche e stili differenti.
La mostra dà prova di tale originalità attraverso la scelta di opere mai presentate prima in Italia: le serie grafiche complete, la decorazione delle ceramiche, l’importanza riconosciuta al disegno e il ritorno alla semplicità attestano la presenza di un Picasso decisamente poco noto, ma non per questo meno importante. Anzi, la scoperta di un “nuovo” Pablo costituisce uno dei motivi principali per la riuscita dell’evento culturale che, ancora una volta, è stato in grado di avvicinare all’arte un pubblico variegato: dagli esperti del settore fino ai giovani studenti e ai turisti.
Tra le serie principali di incisioni grafiche – esposte secondo un ordine cronologico a ritroso – ci sono: Le Cocu magnifique: farce en trois actes (1968); Sable mouvant (1966), titolo dell’ultimo poema di Pierre Reverdy, di cui Picasso fu grande amico. Le dieci acquetinte e i due frontespizi si addicono perfettamente al ritmo e allo stile dello scritto, carico di emotività, e riprendono il tema del rapporto artista-modello, esprimendo la duplice valenza dell’atto del guardare, poiché di solito colui che guarda è, al tempo stesso, guardato. Sempre al 1968 appartiene la Suite 347, una delle imprese più colossali del Picasso maturo che, in pochi mesi, realizzò circa trecento incisioni, in cui protagonista è sempre la donna, erotica e sensuale, ma anche comica e grottesca. Per cogliere il senso dell’opera, è necessario avvicinarsi ad essa con ironia, leggerezza e senso dell’umorismo.
Ancora, La Celestine (1968), la tragicommedia che narra la storia di Calisto e Melibea, in 21 atti; una parodia dell’amor cortese scritta da Fernando de Rojas nel 1502. Per questa, Picasso realizza 66 tavole incise all’acquaforte, in cui i temi letterari e mitologici si mescolano con quelli dell’eros, della gelosia e della morte. Per quest’opera – la più corposa – sono state messe a disposizione tre sale al piano superiore della villa.
Più avanti, i Venti poemi di Gongora (1948): 41 disegni su lastra con pennello o penna, realizzati per illustrare i poemi di Louis de Gongora, poeta spagnolo del Cinquecento. Ogni poema è preceduto da un’incisione a pagina intera: 19 volti e corpi di donna danno vita, così, ad una meravigliosa rappresentazione dell’universo femminile tanto amato dal pittore spagnolo.


Pablo Picasso. Il pasto frugale
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Proseguendo, la mostra mette in scena la Suite des Saltimbanques (1904-1906), 14 incisioni edite dal mercante d’arte Ambroise Vollard. Di questa serie fa parte Le rèpas frugal, l’acquaforte in cui torna l’allegoria del “cieco”, che ha accompagnato Picasso per tutta la vita, quasi a rimproverargli la sua straordinaria capacità di visionario: il cieco si serve degli occhi di chi l’accompagna, in questo caso, una donna. Egli la trattiene con dolcezza fra le mani lunghe e ossute, mentre lo sguardo vacuo è rivolto verso un angolo lontano della stanza.
Le serie grafiche si concludono con le ultime due opere, Storia Naturale (1942) e Il Tricorno (1920): la prima è una serie di incisioni e descrizioni anatomiche di animali; la seconda contiene 26 disegni per i costumi di un famoso spettacolo teatrale che, secondo l’ideale wagneriano, fondeva musica, pittura e danza. Non solo incisioni però. Alle serie grafiche complete che costituiscono la vera rarità della mostra, si aggiungono olii su tela, litografie (Ritratti di Balzac), terracotte e ceramiche per completare  l’itinerario artistico, arricchendo l’esposizione di Villa Fiorentino.
Moderno nelle forme e allo stesso tempo rispettoso del mondo classico, Picasso resta perennemente  proteso verso la volontà di sperimentare e misurarsi con l’inedito. La straordinarietà del suo contributo continua ad avere a che fare – anche in questi lavori meno conosciuti – con il capovolgimento della visione, con la defigurazione: siamo sempre in uno sguardo relazionale, un vis à vis in cui osserviamo e diveniamo osservanti di ciò che viene visto di noi. Un corpo, un volto, non è mai soltanto questo; esso è azione, segno, simbolo, operazione visiva. Qualunque sia la tecnica adoperata, l’immagine diventa la traccia di una visione dell’impossibile.
L’unica nota dolente sarà la chiusura anticipata della mostra al 31 agosto, rispetto alla data inizialmente fissata del 12 ottobre, per far posto ad aule scolastiche provvisorie, in seguito all’inagibilità del plesso “Cesarano”. Una decisione dovuta – spiegano le istituzioni – ma non priva di polemiche, data la portata dell’evento culturale.

Angelica Falcone

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