Piccoli Trump crescono: Alexander Boris de Pfeffel Johnson premier del Regno Unito.

Dowing street Regno Unito Londra
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Piccoli Trump crescono. Leader che parlano alla pancia degli elettori per raggiungere i loro obbiettivi, anche confrontandosi e comportandosi avvolte senza diplomazia o peggio raccontando cose non vere come quando Boris Johnson, «assunto dal Times, viene licenziato per essersi inventato una dichiarazione, attribuita al suo padrino, su una presunta relazione omosessuale di Edoardo II» [1].
Ma soprattutto leader che hanno tempi e idee assimilabili come spiega Frank Langfitt quando mette, tra l’altro, a confronto l’anno 2016 dei due paesi con le storie dei due leader per cui «sulla scia della campagna elettorale, Trump ha promesso, come è noto, di costruire un muro lungo il confine messicano per tenere fuori gli immigrati privi di documenti, dicendo che i messicani stavano “portando droga. Stanno portando il crimine. Sono stupratori”. In Gran Bretagna, Johnson ha contribuito a guidare la campagna sulla Brexit, promettendo di riprendere il controllo dei confini del Paese lasciando l’Unione Europea, l’unione politica ed economica che consente alle persone e ai beni di muoversi liberamente tra tutti i 28 stati membri. La campagna sulla Brexit ha suggerito che la Turchia si unirebbe all’Unione europea e diventerebbe una porta di servizio per i rifugiati siriani che entrano nel Regno Unito.» [2]

La notte dei coltelli biondi“, così l’ha definita The Sun che poi spiega che Boris Johnsonha messo in atto il rimpasto più sanguinoso mai visto per costruire un gabinetto di guerra per la Brexit“. Di fatto un repulisti con la regola, non scritta, che molti ministri dovevano essere  ferventi sostenitori della Brexit. E il loro mantra, come quello del nuovo premier, è uscire dall’Unione europea il 31 ottobre 2019, “senza se e senza ma” e “in qualunque circostanza“.

Va detto che non ha scelto, o meglio potuto, di eliminare gli oppositori perché questo metterebbe a rischio la stabilità del suo governo, «il Telegraph ha comunque contato nel nuovo governo 14 ministri che votarono per lasciare l’Unione Europea e 16 che votarono per restarci, […] considerando anche gli incarichi non ministeriali, l’opinione quasi unanime dei giornalisti britannici è che il nuovo governo si sia spostato decisamente a destra e decisamente su posizioni più a favore della Brexit» [3].

Oggi alla Camera Boris Johnson ha anche insistito sul ridare fiducia e ottimismo e su questa strada che ha detto di voler portare la Gran Bretagna ad essere «il miglior Paese in cui vivere sulla Terra […] verde, prospero, fiducioso e ambizioso».

Per quanto stia pensando di far grande il suo paese (il sotto-testo potrebbe essere il ritorno ai fasti imperiali) ci sono due considerazioni da fare.
La prima di carattere economico: la Brexit non sarà un’opportunità per la crescita. Infatti lo stesso Istituto nazionale di ricerca economica e sociale «ha avvertito che una Brexit senza accordo spingerebbe la disoccupazione al di sopra del 5% e farebbe crollare i prezzi delle case di circa il 10%e infine farebbe precipitare la Gran Bretagna in una recessione da meno 2% di PIL l’anno prossimo. […] Diversi gruppi imprenditoriali si sono affrettati a rilasciare consigli per il nuovo primo ministro, per garantire certezze e idealmente una Brexit ordinata» [4]. E non è pensabile rivedere l’accordo sulla Brexit alla condizioni di Johnson.
La seconda è di carattere politico: siamo proprio sicuri che ricevere fino alla fine l’appoggio del Parlamento su un’uscita senza accordo? Non che non siamo sicuri, anche perché il governo gode ora di una maggioranza di un solo voto alla Camera dei Comuni e quindi basterebbero due voti per rovesciare Johnson. Vi è anche l’ipotesi che prima ancora che si vada ad un’eventuale votazione alcuni membri del partito conservatore cambino gruppo politico ed in particolare vadano ad ingrossare le fila del LibDem [5].
Certo c’è sempre l’opzione di andare al voto anticipato. Ma anche lì siamo proprio sicuri che vinca le elezioni?
Pasquale Esposito

[1] Per una breve ma che da il senso del personaggio cfr. Angela Napoletano, “Chi è. Boris Johnson, quel «newyorchese» arruffato che si inventava anche le notizie”, https://web.archive.org/web/20191208081122/https://www.avvenire.it/mondo/pagine/quel-newyorchese-arruffato-che-si-inventava-anche-le-notizie, 24 luglio 2019; un’altra breve biografia è “Chi è Boris Johnson”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/chi-e-boris-johnson-23553, 22 luglio 2019
[2] Frank Langfitt, “The Similarities Between Boris Johnson And Donald Trump”,  23 luglio 2019
[3] “Il nuovo governo di Boris Johnson”, https://www.ilpost.it/2019/07/25/governo-johnson/, 25 luglio 2019
[4] Gioia Salvatori, “I consigli degli economisti a Boris Johnson: «eviti il no deal»”, https://it.euronews.com/2019/07/23/i-consigli-degli-economisti-a-boris-johnson-eviti-il-no-deal, 23 luglio 2019
[5] “Boris Johnson, premier per una notte: ecco perché le elezioni si avvicinano (e la Brexit si allontana)”, https://www.linkiesta.it/it/article/2019/07/23/boris-johnson-jeremy-hunt-primo-ministro-inglese/42956/, 23 luglio 2019

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