Pil e deficit: i conti del Governo non tornano

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Premesso che andrebbe rivisto radicalmente il modo con cui si valuta la crescita economica di un paese abbandonando il parametro Pil e premesso che i modelli di calcolo di deficit strutturale, Pil potenziale e quant’altro non sono neutri, c’è qualcosa che non torna rispetto alle previsioni che il Governo gialloverde ha fatto e presentato alle istituzioni europee rispetto al deficit di bilancio e alla crescita economica italiana.

Il reddito di cittadinanza, come previsto, è troppo limitato per incidere seriamente sulla povertà e sui consumi che si aumenterebbero ma senza investimenti di grande entità, soprattutto nel Mezzogiorno, non si innescherà un volano di rinascita produttiva e di aumento dell’occupazione per giustificare la crescita del Pil prevista nei prossimi tre anni e contestata da Commissione europea e altre istituzioni pubbliche e private. Ad esempio, avrebbero potuto investire pesantemente sulle produzioni ecosotenibile perché da più parti rappresentano un modo concreto e solido per la crescita. Lo studio presentato in apertura degli Stati generali della Green economy spiega come in 5 anni si potrebbero occupare oltre due milioni di lavoratori per arrivare a 3,3 milioni se si considera anche l’indotto.

Veniamo alla cosiddetta “quota 100”. Carlo Stern su sbilanciamoci.info chiarisce anche la scarasa incidenza di quest’altro caposaldo della manovra del Governo gialloverde: “una misura dedicata soprattutto agli operai maschi del Nord, che hanno iniziato a lavorare da giovani con contratti di lavoro formalizzati […]. Anche in questo caso si tratta solo di distribuire soldi alle persone, ma in maniera meno efficace. Infatti le risorse andranno ai neo pensionati, i quali tuttavia già spendevano da lavoratori. I nuovi redditi saranno quelli dei giovani che, in parte, occuperanno i posti vacanti. È ovvio che solo una parte dei posti liberati verrà rimpiazzato. Chi rimpiazzerà, quasi sicuramente deciderà di non spendere tutte le risorse liberate. Molte imprese decideranno di mantenere i livelli di produzione senza assumere, trasformando i minori costi in profitti (o minori perdite, se l’impresa è in difficoltà). Altre imprese, anche volendo, non riusciranno a colmare i posti vacanti visto che la disoccupazione è soprattutto al Mezzogiorno, mentre i posti si libereranno soprattutto al Nord » [1].

Risulta difficile pensare che la nostra economia crescerà, come previsto dal Governo, perché gli impatti dei provvedimenti e qui abbiamo parlato di due dei più importanti non saranno quelli immaginati. Di conseguenza nemmeno il deficit potrà essere mantenuto al livello previsto con buona pace di Salvini e soci.

Per dovere di cronaca, la Commissione europea ha previsto un aumento del Pil all’1,2% (Il FMI si ferma addirittura all’1%) nel prossimo anno contro l’1,5% del ministro Tria con la conseguenza che il deficit arriverà al 2,9% del Pil fino a giungere al 3,1% nel 2020. Il documento del Governo prevede un deficit al 2,4 % nel 2019.
Pasquale Esposito

[1] Carlo Stern, “Il futuro mancante nella manovra”, http://sbilanciamoci.info/il-futuro-mancante-nella-manovra/, 24 ottobre 2018

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