Politica internazionale: lo specchio rotto della democrazia reale

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Politologi, sociologi e giornalisti chiudono – dentro la gabbia semantica costituita dal termine “populismo” – un insieme variegato di fenomeni economici, sociali e politici che caratterizzano la contemporaneità.

Certo è che, da alcuni anni, qualcosa di importante internazionalmente sta accadendo. In Turchia, con Recep Tayyip Erdoğan, negli USA con Donald Trump, in Ungheria con Viktor Orbán, in Polonia con Jaroslaw Kaczyński, in Gran Bretagna con Nigel Farage, in Spagna con Pablo Iglesias, in Italia con Berlusconi, Di Maio e Salvini, nella Repubblica Ceca Miloš Zeman, in Messico con Andrés Manuel Lopez Obrador, in Francia con Marine Le Pen
La scarsa precisione con la quale si tenta di definire il loro simultaneo, ma non analogo, agire politico-istituzionale sulla scena mondiale, come espressione del “populismo”, denota
1) l’insufficienza dell’analisi della situazione con i consueti strumenti interpretativi,
2) l’ignoranza delle dinamiche strutturali del sistema capitalistico globale (statualizzazione imperialistica delle multinazionali),
3) la compatibilità dentro il “mercato economico mondiale”, tra nazionalismo xenofobo, “moderazione” politica di chi sceglie l’opzione anti “riformista” di “sinistra”, revanscismo di masse prive di coscienza ed identità sociale.

S’assiste ad una sorta di “netflixssazione” del quadro politico nel quale la conquista o ripartizione del mercato e la conseguente competizione condotte con le negoziazioni e la diplomazia, lasciano spazio a “guerre commerciali” o a vero e proprio utilizzo di strumenti coercitivi-militari (il “caso” Venezuela può essere la cartina da tornasole di quanto s’afferma). In altri termini, come l’azienda statunitense Netflix trasforma il settore cinematografico e televisivo lasciando inalterate le modalità di estrazione dei profitti, così i protagonisti – le leadership gli organismi e movimenti politici che esse rappresentano e guidano – della trasformazione dei rapporti sociali danno corpo alle attuali contraddizioni capitalisticheche si sostanziano in:

1) sviluppo tecnologico monopolistico delle nuove forme di produzione di merci nell’area occidentale (automazione, energia, …) ed estensione planetaria della proletarizzazione;
2) imposizione di determinate forme giuridiche che costituiscono la sovrastruttura sociale in termini di “comando” autoritario che liquida la “democrazia reale”, ormai ritenuta un involucro istituzionale inservibile a garantire l’incremento esponenziale del “saggio di profitti” e la correlata subordinazione sociale;
3) ineguale sviluppo geo-politico della “civiltà capitalista”.

Come in uno specchio rotto, ogni frammento di lastre di vetro su cui è deposto un sottile strato di argento o alluminio, fissato al vetro per elettrolisi, ogni fotogramma episodico rimanda un’immagine della complessa realtà in cammino, parziale e deformata, insufficiente a coglierne la traiettoria e l’autentica prospettiva.

La chiave di lettura che si fornisce, per non attardarsi nel guardare il dito che indica la luna, è la seguente: le “macchine politiche” novecentesche hanno terminato la loro funzione storica di ammortizzazione del conflitto sociale. Conseguentemente al cambio di passo, indotto dalla contemporanea crisi ristrutturativa del modo di produzione capitalista, l’élite sociale (sostanzialmente, il potere ecnonomico-finanziario supportato dall’intelligencija tecnico-scientifica) liquida la “democrazia reale” (la delega ai “rappresentanti”) ed i suoi orpelli ritualistici della “partecipazione” ed esalta, ingannandolo per l’ennesima volta, in modo demagogico e velleitario il “popolo” (“populismo” di propaganda strumentale, insincera, e generatore di princìpi orientati ideologicamente).

Il potere politico si è concentrato, riducendone la diffusione in un ampio numero di luoghi e istituzioni, gruppi e comunità (la “teoria” Fiat Chrysler Automobilesdi Marchionne delle “fusioni”, ad esempio) ricercando, in forme selettivamente drastiche, “affinità elettive” per transitare con decisione verso assetti economico-sociali necessariamente autoritari, conformistici, alienanti che si presentano in forma più o meno latente nelle società a trazione d’impresa, “modellizzate” su di esse.

L’oscillazione storica del capitalismo e relativa al XXI secolo nell’uso delle leve a) “democrazia reale” e b) nazi-fascismo, dipende dall’autorità necessaria al comando, nelle sue diverse fasi, in grado di stabilire nessi sociali strutturali, come è accaduto in passato e come sono tipici dell’attuale configurazione globale della società industriale. L’auspicato trionfo di questo nefasto “progetto” di una società duale, tecnologica e opulenta per pochi, lascia sullo sfondo la realtà delle moltitudini sempre meglio “etero-dirette” e scientemente cerca di sopprimere, possedendo il monopolio della “forza”, idee e prassi che possano condurre ad una società non tanto effettivamente “democratica” (storicamente la “democrazia reale” – rif. amentinfuga 23.02.2018 Lessico della democrazia. I livelli multipli di autogoverno e a mentinfuga 5.06.2018 Crisi della «democrazia reale» ed orizzontalità dei processi decisionali – le sue carte le ha già giocate tutte), quanto priva definitamente di sfruttamento.
Giovanni Dursi

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