Politike della convenienza

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Risulta sempre più attuale, nella nostra società, la problematizzazione di un discorso che, orientato dal talamo della multidisciplinarietà, non si può connotare a livello settoriale ma si presenta frammentato tra più ambiti disciplinari nella disamina della sua trattazione.

La Politike della convenienza [1], infatti, tocca molti settori specifici della vita sociale nell’area politica nazionale e internazionale riguardanti l’Occidentalità e, attraverso la capacità retorica, determina i giochi di persuasione che, acquisito il consenso di una maggioranza, legittimano la posizione politica acquisita. Riflessivamente, le scelte di coloro che governano divengono non vincolanti rispetto parte delle responsabilità acquisite e ciò che si pone come attuativo, apportando modifiche consistenti al sistema di vita dell’individuo, dell’ambiente e della società nel contesto storico di riferimento, risulta non allineato, né riferibile ai bisogni della società per cui essi operano.

A tal proposito, mi accingo ad intraprendere un esame, certamente non esaustivo, di alcune delle domande in rilievo rispetto alla Politike trattando della parresìa, necessaria per orientare decisive sfumature di verità e democrazia.

Supposta la visione di una funzione civile della storia, lo storico diviene colui che si occupa, assumendo questa visione di contesto, non solo dell’interpretazione e comprensione di un fenomeno in senso sincronico, ma della riflessione su quei temi, all’apparenza scontati, che suscitano nel corso della continuità storica domande e richieste di profondità.
Essendo le costruzioni umane transitorie e, di conseguenza, sgretolandosi le verità dei massimi ideali o dei massimi sistemi sorge viva la necessità di tornare a domandarsi riguardo questioni sensate, orientando l’uomo ad una presa di posizione, ad una critica riflessiva ed evitando quella che František Graus [2] definisce quale tendenza alla “filosoficizzazione” del modo di esprimersi [3].
A tal proposito argomento la riflessione attingendo alla parresìa [4], tratta dall’analisi di Foucault [5] che, stando ad indicare il parlar chiaro e riferendosi a colui che dice il vero, rende manifesta la reale opinione del parresiastes, colui che la applica ritraendosi dall’uso della retorica. Non tendendo ad acquisire un atteggiamento per cui si trovi a cercare di prendere il sopravvento sulle opinioni dell’interlocutore, egli problematizza il concetto di verità attraverso, quello che credo si possa intendere, una disputa.

La parresìa, essendo l’atto contrario del parlare a vanvera, necessita di franchezza, coraggio, capacità di critica e autocritica e si rappresenta quale dovere,copertina del libro Discorso e verità nella Grecia antica quale etica della verità, presupponendo non la sola conoscenza del vero nel mondo ma la stessa necessità di testimoniare la propria coerenza mediante le teorie e la prassi pratica adottate nello stile di vita scelto verso la propria capacità di porsi verso se stessi.
Non solo, c’è sempre in essa una coincidenza tra opinione e verità che ha luogo nell’attività verbale che la contraddistingue dalla concezione moderna dell’evidenza cartesiana [6], in cui non si parte dall’assunto di possedere già la verità ma dal dubbio.
Quello che ci preme sottolineare per la Politike della convenienza è il pericolo che riveste lo stesso parresiastes. Attraverso un passo dell’opera di Foucault, si legge che “Se, in una discussione politica, un oratore rischia di perdere la sua popolarità perché la sua opinione è contraria a quella della maggioranza, o perché può condurre ad uno scandalo politico, egli sta usando la parresìa [7]”. La natura del rischio è differente ma vincolata all’azione conseguita da un soggetto altro con cui ci si pone in relazione.

Non è d’interesse dimostrare una verità: nel caso specifico si muove una critica e non solo, rappresentando questo atteggiamento un punto di vitale importanza per un ordinamento democratico viene naturale chiedersi in che misura l’isegoria (l’uguaglianza del diritto di parola) e l’isonomia (la partecipazione di tutti i cittadini all’esercizio del potere) possano coordinarsi a tal fine.
A tutto ciò si coordina la figura negativa dell’Oreste attraverso cui la parresìa mostra la sua debolezza storica più evidente: vigendo il diritto dell’uguaglianza di tutti, si compone delle verità relative di ognuno. Non essendo possibile stabilire con certezza chi è in grado di dire il vero, si alterna la possibilità o la necessità di gerarchizzarne l’utilizzo sulla base di uno status sociale occupato. Il problema è interno allo stabilire qual è la verità e si riflette maggiormente nella politica attuale.
Foucault, consapevole del percorso della storia occidentale rispetto alle concezioni di verità e conoscenza, ci presenta la frattura attraverso ciò che è posto, in termini non tralasciabili, da Nietzsche. La conoscenza diviene un’invenzione, un sipario che nasconde un gioco d’istinti, d’impulsi, di desideri, di paura e di volontà di appropriazione, producendosi nel compromesso provvisorio, come un evento o una serie di eventi e dandosi, infine, quale verità: la volontà di sapere non è legata originariamente alla verità e si compone di illusioni, menzogne ed errori [8].
Ed è qui che torna, specifica e necessaria, l’impronta della parresìa, coinvolgendo l’intera esistenza nel dovere di entrare in contrasto con le verità poste come già costituite.

Favorendo il gioco della retorica, nella politica si è persa la ricerca di una valorizzazione di sé basata sull’analisi critica e autoriflessiva delle proprie possibilità/criticità e in misura delle priorità e di un’etica della responsabilità al passo con le idee maturate da Aristotele, Weber e Jonas. È stato scelto di vendersi alla velocità della modernità, alla pubblicistica e alla strumentalizzazione dei massimi sistemi ormai privi di contenuti fattuali. Così, relativizzata, la totale capitolazione al cospetto della realtà degenera nell’assenza di princìpi ed è qui che il nuovo cittadino è chiamato al dovere della riflessività, del porsi in dubbio e della parresìa.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costrutti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare” [9].

Carmela Santulli

[1] Derivata dal greco antico, connota l’arte stessa di amministrare ciò che afferisce alla dimensione comune (binomio Stato-cittadino).
[2] František Graus (1921-1989), storico della Repubblica Ceca.
[3] F.Grauss, Gewalt und Recht im Verständnis des Mittelalters, in “Basler Beiträge zur Geschichtswissenshaft” 134 (1974), pag. 5-21.
[4] Dal greco παρρησία è letteralmente tradotta con la libertà di dire tutto. Fa riferimento anche alla franchezza nell’esprimersi, al dire la verità e, in alcuni casi, alla smodata propensione del parlare.
[5] M. Foucault, “Discorso e verità nella grecia antica”, Donzelli editore, 1996.
[6] Secondo Descartes, ciò che muove il filosofare è il dubbio. Far filosofia equivale quindi a problematizzare, porre in discussione (in greco, aporein: dubitare). Anna Valentinetti, in Figure e Problemi della filosofia contemporanea, Aracne, 2010.
[7] Ivi: M. Foucault, “Discorso e verità nella grecia antica”, Donzelli editore, 1996, pag.7.
[8] Cfr Nietzsche, la Gaia Scienza, RBA, 2018.
[9] Gramsci, in Odio gli indifferenti, Chiarelettere, 2018,pag. 3-4.

 

BIBLIOGRAFIA:
M. Foucault, “Discorso e verità nella grecia antica”, Donzelli editore, 1996.
F.Grauss, Gewalt und Recht im Verständnis des Mittelalters, in “Basler Beiträge zur Geschichtswissenshaft” 134 (1974), pag. 5-21.
F. Nietzsche, La gaia scienza, rba, 2018.
Anna Valentinetti, Figure e Problemi della filosofia contemporanea, Aracne, 2010.
Antonio Gramsci, in Odio gli indifferenti, Chiarelettere, 2018, pag. 3-4.

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