Portogallo. Bilancio disastrato con speculazione ad approfittarne

Portogallo Lisbona
history 6 minuti di lettura

È nato il nuovo patto di stabilità europeo che consentirà il controllo dei conti pubblici all’origine per rispettare i parametri finanziari e non solo. Domenica notte l’Europa della finanza aveva trovato un accordo per salvare, forse, le casse della Grecia e quelle delle sue banche. Per sue intendo dire le banche di tutta l’Europa visto la presenza, a vari livelli, di titoli del debito pubblico nei loro portafogli. E infatti i risultati migliori nelle borse del vecchio continente sono arrivati dai settori bancario e finanziario che nella giornata di lunedì hanno festeggiato con rialzi da capogiro. A piazza Affari Intesa e Unicredit hanno registrato, il giorno dopo il piano, una crescita di quasi il 20%, ING il 21,6% Santander +20,2% fino all’Ageas con un 32,7%.

Si tratta di un accordo che prevede, a vari stati, la possibilità di rendere disponibili per i paesi che ne avessero bisogno circa 750 miliardi di euro. I singoli stati, la Commissione e il Fondo monetario internazionale interverranno con vari meccanismi.
Evitando considerazioni sulla bontà del decisioni prese la mancanza di meccanismi e strumenti automatici potrebbe rendere tardivi e quindi inutili gli interventi. L’iter bilaterale, voluto da tedeschi e olandesi, impedirà azioni repentine a sostegni delle finanze sovrane in crisi.

Ancora una volta le garanzie date per ottenere prestiti “agevolati” saranno sostenute dall’inasprimento delle condizioni dei lavoratori. Una parte sempre più grande andrà a gonfiare le fila dei poveri.
Sostegni alle economie reali non se ne vedono, rendendo arduo l’obbiettivo di rimettere in sesto l’Europa oltre che i paesi come la Grecia, la Spagna, l’Irlanda, l’Italia e il Portogallo.

E proprio il Portogallo è diventato, nelle ultime settimane, uno dei maggiori indiziati per un’evoluzione assimilabile a quella ellenica.
Se da varie parti, anche tra le famigerate agenzie di rating, si sostiene che il paese lusitano è in condizioni diverse da Atene, la finanza e l’economia portoghesi sono malandate.
A prima vista il debito pubblico non sembrerebbe stratosferico in quanto nel 2010 dovrebbe risultare essere 85,8% del Pil (91,1% nel 2011), ma sommando l’indebitamento delle famiglie e delle imprese, si raggiunge il 236% circa del Pil, contro il 205% dell’Italia e il 195 della Grecia.
Il deficit quest’anno si dovrebbe attestare all’8,5%, mentre il prossimo anno dovrebbe scendere al 7,9%.
Il fabbisogno finanziario è quindi difficilmente sostenibile se non in tempi brevi e la speculazione non si tirerà indietro come ampiamente di mostrato in questi giorni.
Prima di vedere le misure adottate da Lisbona è il caso di dare uno sguardo all’economia reale.
Da dieci anni l’economia cresce a rilento con una media inferiore all’1% con un 2009 chiuso con un calo del 2,7% e una previsione di crescita (fonte Commissione UE) tra lo 0,3% e lo 0,5% quest’anno e dello 0,7% nel 2011. E quando i tassi si sviluppo sono questi è difficile pensare di alleggerire il debito pubblico.

Il tasso dei senza lavoro a marzo, secondo i dati dell’Ocse, si è attestato al 10,5%. La competitività sui mercati delle aziende portoghesi è bassa e nonostante salari e stipendi bassi ( salario minimo è fermo a 475 Euro). Da dopo l’allargamento ai paesi dell’est l’economia ha subito un duro colpo. Il costo del lavoro nei nuovi paesi UE è più basso e la manodopera spesso più qualificata. Anche l’invasione delle tigri asiatiche ha contribuito al rallentamento dei ritmi di crescita.

Del resto la scelta di indirizzare la competitività con salari bassi è del tutto controproducente. Si affacceranno sempre aziende e mercati dove il lavoro, per varie ragioni, costerà molto meno. E non ci sarà modo di contrapporsi e l’unico risultato sarà quello di impoverire le classi lavoratrici.
L’introduzione dell’Euro ha portato tassi convenienti e fondi strutturali sono stati utilizzati per migliorare le infrastrutture e non per sostenere l’industria. Forse l’unico settore che può essere visto innovativo è quello delle energie rinnovabili.

Queste debolezze hanno indotto Standard & Poor’s a declassare il rating del Portogallo, mentre nelle prossime settimane potrebbe fare altrettanto Moody’s tagliando l’attuale rating Aa2.

Nel palazzo di Belem, sede del governo lusitano, le decisioni sono state le solite per poter soddisfare le richieste della UE, dei suoi stati membri e del Fondo monetario internazionale che potranno prestare denaro al Portogallo.
Il 20 maggio, quando scadranno bond per 5 miliardi (mentre il giorno prima scadranno 8,1 miliardi di obbligazioni greche) sarà una giornata da tenere sotto osservazione.
Il governo di minoranza, guidato dal socialista Josè Socrates, aveva già approvato, con l’astensione del PSD di Pedro Passos Coelho il Programma di stabilità e crescita (Pec) per arrestare la crescita del debito pubblico, ma dopo gli attacchi speculativi e il piano UE di domenica notte sono stati richiesti ulteriori interventi per accelerare i tempi del rientro.
Socrates si impegnato a ridurre entro il 2010 il disavanzo fino al 7,3% un punto in meno rispetto a qualche settimana addietro.

Il piano prevede un ritorno del disavanzo al 2,8% nel 2013. Le misure che dovrebbe consentire questo risultato sono come accennavo le solite con sacrifici che colpiranno i più deboli.

L’aumento dell’aliquota per i più ricchi dal 42% al 45% non inciderà molto su quelle famiglie. Il grosso verrà dall’aumento di alcune imposte, dalla riduzione degli stipendi pubblici, dall’allungamento dell’età pensionabile da 62 anni e sei mesi a 65 anni. Saranno toccati anche gli investimenti in infrastrutture per cui forse l’unica grande opera sarà l’alta velocità che collegherà il Portogallo alla Spagna.
A questo si aggiungeranno tagli al bilancio statale con una riduzione dei servizi sociali. Tra le entrate figurano anche alcune privatizzazioni di aziende pubbliche (Energias de Portugal, Ren gestore della rete elettrica , Inapa distributore di carta, la compagnia di bandiera Tap…). Oggi è stato annunciato l’aumento dell’IVA, dell’1,5% delle tasse e un prelievo addizionale sugli utili di banche e grandi aziende.
Non mancano le proteste e gli scioperi ma al momento le risposte sono meno violente. La mobilitazione ha comunque riguardato molti settori dalla scuola all’energia, alla sanità. Nel pubblico impiego i sindacati, anche quelli che fanno riferimento al partito socialista hanno scioperato per 24 ore contro il blocco dei salari.

I rischi che moti di ribellione divampino anche se alcuni sondaggi parlano di un’opinione pubblica rassegnata. Il paese con i tagli previsti e i mancati investimenti finirà con avere margini di crescita poco significativi per qualche anno.
Sicuramente il paese vive al di sopra delle sue possibilità ma non si può continuare a scaricare i costi sui soliti noti. E’ un sistema che continua ad essere iniquo per la gente e dannoso per l’ambiente. Va ripensato il modello di sviluppo e nell’attesa l’unico modo per impedire che la finanza e specialmente quella speculativa affondi le economie dei paesi e dreni risorse solo verso le banche si dovrebbe procedere ad una forte tassazione su tutti gli strumenti finanziari ed impedire che le negoziazioni avvengano senza possedere i titoli stessi.
Il passo successivo dovrebbe essere quello di ridimensionare la grandezza delle aziende per evitare che pochi gruppi possano decidere del futuro di una nazione o addirittura di un gruppo di nazioni o che possano ricattare, come la Goldman Sachs, anche il presidente degli Stati Uniti.
E comunque non si vedono ragioni economiche ed etiche per cui qualcuno muovendo denaro e merci virtuali sui mercati debba accumulare ingenti fortune.
Pasquale Esposito

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article