Portogallo: si riparla di fallimento

Portogallo
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L’austerità è sempre il cavallo di battaglia del liberismo. Uno dei casi più eclatanti di queste settimane è il Portogallo per il quale si ricomnicia a parlare di fallimento. Nonostante qualche richiesta di allentamento delle regole – spesso per ragioni elettorali, in Italia referendarie – la politica in Europa non va a fondo del problema: capovolgere il modello di crescita, recuperare risorse da finanza speculativa e da imprese localizzate in giro per il mondo per non pagare tasse o per non pagare il lavoro e abolire il debito illegittimo.
Il Portogallo, insieme alla Spagna, era fuori parametri per deficit eccessivo rispetto ai parametri, ed è stato “graziato” dal Consiglio europeo che del resto, dopo la Brexit e con il clima che si respira in tutto il continente rispetto alle politiche di Bruxelles si è preferito aspettare. Tanto ci sarebbe stato tempo per recuperare: il prossimo 15 Ottobre il governo socialista guidato da Antonio Costa dovrà presentarsi con nuove proposte per poter veder confermati i piani di finanziamento.
All’Eurogruppo tra Brexit, muri che continuamente si innalzano, ideologie razziste che si allargano e stagnazione economica con livelli di disoccupazione inaccettabili il credo dell’austerità resta saldo e così «si discute di come stringere meglio il cappio intorno al collo della Grecia, minacciandola di chiudere nuovamente il rubinetto dell’assistenza finanziaria, qualora in tempi rapidi non venissero evase tutte le richieste contenute nel terzo piano di salvataggio. […] Come se non bastasse, si è provveduto anche a richiamare all’ordine Portogallo e Spagna, per i loro “elevati” deficit di bilancio (rispettivamente 4,4% e 5,1% del Pil nel 2015). Ad entrambi i Paesi si ricorda che le misure adottate a seguito delle “raccomandazioni” ricevute nel 2013 “non sono state sufficienti”. E per dimostrare che a Bruxelles non si scherza, si è deciso di accelerare il confronto con il Parlamento Europeo al fine di congelare una parte dei fondi strutturali spettanti a questi due Paesi» [1].
Ottobre è ancor più importante perché i mercati finanziari aspettano di veder confermata o meno la revisione del giudizio da parte della società di rating canadese DBRS che finora, diversamente dalle altre società riconosciute da Bruxelles (Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s) non ha considerato il debito portoghese al ”livello spazzatura”.
Al di là dei problemi finanziari che esistono e che vedremo l’analista di Saxo Bank Michael Boye «ha scritto nel suo report del primo settembre: “La questione è piuttosto bizzarra, e c’è da chiedersi se l’agenzia, normalmente poco considerata, si stia approfittando di questo insieme unico di circostanze per un po’ di notorietà”» [2].

Il Portogallo dopo anni bui di crisi e tre di pesante austerità, collegata ai 78 miliardi di euro del piano di salvataggio della Troika (Ue, Bce, Fmi), con tagli ai redditi (salari, stipendi e pensioni) e allo stato sociale (dalla sanità alla scuola) ha visto l’arrivo, a dicembre 2015, al governo una coalizione di sinistra formata formata dal Partido Comunista Português (Pcp), Bloco de Esquerda (Be) e Partido Socialista (Ps) che con il premier Costa Antonio Costa ha ripristinato i giorni festivi soppressi, ha in piano l’aumento del reddito minimo da 505 a 600 euro entro il 2019 e la ripresa degli investimenti nei servizi pubblici oltre a rivedere i tagli alle pensioni.

Lisbona continua ad avere un debito pubblico elevato (cresciuto anche per quei 78 miliardi di euro del piano di salvataggio), pari a circa il 130% del Pil (più o meno come l’Italia) e un deficit ben oltre il 4% e un sistema bancario, in particolare la prima banca del Paese, la Caixa Geral de Depòsitos, che detiene il 30% circa dei depositi portoghesi che necessita di ingenti risorse per la ricapitallizzazione. E questo in presenza di una crescita più bassa del Pil, rispetto quanto a scritto in bilancio, sia per esportazioni inferiori alle attese causa il rallentamento dell’economia dell’Angola che per un calo dei consumi che degli investimenti. Il governo prova ad aumentare le entrate con le imposte indirette senza toccare i consumi più popolari, ad introdurre una patrimoniale per gli immobili di valori sopra i 500 mila euro.
Pasquale Esposito

[1] Luigi Pandolfi, “Un Eurogruppo surreale”, http://ilmanifesto.info/un-eurogruppo-surreale/, 11 settembre 2016
[2] Giovanna Faggionato “Il Portogallo rischia una nuova crisi finanziaria”, https://web.archive.org/web/20161109191517/http://www.lettera43.it:80/economia/macro/il-portogallo-rischia-una-nuova-crisi-finaziaria_43675258645.htm, 1 Settembre 2016

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