Portogallo: un nuovo governo contro l’austerità

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Un nemico comune ha cambiato la situazione politica in Portogallo. Il nemico si chiama austerità e così, messe da parte le molte differenze, quattro partiti di sinistra a Lisbona, con una mozione di sfiducia, hanno costretto ad abbandonare l’esecutivo il premier portoghese di centrodestra Pedro Passos Coelho dopo quattro anni.
Il 10 novembre scorso, con una procedura democratica, in Parlamento, il Partido Socialista (Ps), il Partido Comunista Português (Pcp), il Bloco de Esquerda (Be) e il Partido Ecologista os Verdes (Pev) uniti e in maniera compatta con 123 voti a 107 hanno battuto il governo che è sopravvissuto per soli undici giorni.
Il segretario Ps Antonio Costa, affrontando le critiche che gli sono piovute circa le enormi differenze all’interno della nuova coalizione,   ha spiegato che «essere contro la Nato, l’Euro e le politiche energetiche non implica che non si possa trovare un terreno comune di mediazione. Un accordo che parte dal presupposto di come sia ora necessario voltare definitivamente pagina al radicalismo ideologico che ha animato la coalizione di destra e inauguri un nuovo ciclo politico che ridia speranza e un futuro di fiducia» [1] .

Portogallo Oporto Giulio Corsi
Portogallo, Oporto. Foto Giulio Corsi

Così il 38% dei voti conquistati alle elezioni politiche del 4 ottobre non è bastato ad avere la maggioranza dei seggi e non sono bastate la prassi costituzionale da una parte e i timori di suscitare il panico tra creditori esteri e le preoccupazioni per le reprimende di Bruxelles dall’altra. Il presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva, ex-leader del Psd di Passos, aveva confermato il premier uscente non reputando credibile la proposta del leader socialista  per poter costruire una maggioranza alternativa che aveva nel suo seno due partiti della sinistra radicale.
Il milione e passa di voti persi dal Partito socialdemocratico al governo è dovuto anche ad una situazione sociale aggravata che se finora non ha generato proteste e manifestazioni diffuse è solo perché i lavoratori sono preoccupati di perdere quel poco di lavoro che hanno. Come ha spiegato Francisco Louca economista dell’Università di Lisbona ed ex parlamentare del Blocco di sinistra Portoghese «la struttura sociale è cambiata molto durante gli anni della Troika e questo ha avuto effetti anche sulla struttura e le dinamiche sociali. La percentuale di coloro che sono coperti da un contratto collettivo di lavoro è, dopo cinque anni di austerità e di riforme strutturali, precipitato ad un livello pari al 5% della forza lavoro totale» [2].

Portogallo Oporto Giulio Corsi
Portogallo, Oporto. Foto Giulio Corsi

La reazione di Bruxelles per ora non è stata furiosa come è avvenuto in passato con la Grecia anche se hanno immediatamente tenuto a ribadire che la bozza di legge finanziaria per 2016 non è ancora stata inviata dalle autorità di Lisbona e che comunque gli impegni andranno rispettati come la ristrutturazione del sistema pensionistico e il piano di privatizzazioni.
Va detto sicuramente che è probabile che l’azionista di maggioranza della Ue, la Germania, nelle persone di Angela Merkel e Wolfgang Schäuble non sembrano intenzionati ad azioni forti anche perché non si tratta di una coalizione così rivoluzionaria da una parte e dall’altra le dichiarazioni sono abbastanza concilianti, come quella di Mario Centeno, membro del Partito socialista ed ex economista della Banca del Portogallo: «La traiettoria di rientro di deficit e debito pubblico – ha detto in un’intervista al Financial Times- non subirà variazioni» [3].
Sicuramente i cosiddetti mercati e i creditori sono in agitazione con l’aumento sia dello spread nei confronti dei bund tedeschi che dei rendimenti delle obbligazioni portoghesi a 10 anni. Del resto la storia dei debiti dei portoghesi e della finanza allegra non è delle migliori visti i molti episodi del passato anche remoto [4].

Il Bloco, la nuova coalizione che dovrebbe essere guidata da Antonio Costa  ha trovato un accordo, partendo da gruppi di lavoro che individueranno le modalità di attuazione, su politiche anti-austerità come il divieto di sfratto nei casi in cui il debito sia minore del valore dell’immobile, la rivalutazione degli stipendi mensili dei settori pubblici per riportarli a quelli del 2011, l’aumento fin dal 2016 del salario minimo che dovrà traguardare i 600 euro nel 2019, il limite a 75 euro dell’imposta sulla prima casa per le abitazioni con un valore catastale basso, lo sblocco delle pensioni, il blocco delle privatizzazioni e eventuale rinazionalizzazione di aziende privatizzate, la riduzione della pressione fiscale sui redditi dei meno abbienti. Va detto che uno dei gruppi di lavoro dovrà anche occuparsi di come rendere sostenibile il debito portoghese.

In un paese che ha il più alto livello di diseguaglianza tra i redditi in Europa e dove una persona su cinque vive sotto la sogli di povertà queste misure farebbero giustizia di tanti provvedimenti iniqui e inutili. Tanto è vero che, al di là delle chiacchiere fatte dalle gerarchie politico-economiche e dalle istituzioni come la Commissione europea sulla bontà dei risultati dell’austerità voluta dalla Troika in Portogallo, «il Ministro delle Statistiche in un raro momento di candore ha annunciato che la disoccupazione ‘in senso lato’ era in realtà al 22% [in quel frangente quella ufficiale era al 14%, ndr]. Come ha raccontato il sito tedesco (in inglese) Deutsche Welle, il governo portoghese alterava le cifre per far felici le istituzione Europee (vale a dire la Troika):  “I politici europei preferiscono cifre di disoccupazione più basse piuttosto che più alte, di conseguenza oggi abbiamo dati ‘più ristretti’ e ‘più estesi’. E quelli riportati dalle statistiche sono i primi, i più bassi”» [5].

Pasquale Esposito
[1] Goffredo Adinolfi, “Portogallo, fine della macelleria sociale, sinistra pronte a governare”, www.ilmanifesto.info, 11 novembre 2015
[2] Valeria Cirillo, Dario Guarascio, “Il vento di Lisbona”, www.ilmanifesto.info, 12 novembre 2015
[3] Michele Pignatelli, “Portogallo verso il ribaltone, sfiducia in Aula per il governo dell’austerity”, www.ilsole24ore.com, 10 novembre 2015
[4] Per una breve disamina storica sul debito portoghese cfr. “Crisi Portogallo, dai debiti del passato alla spallata all’austerity chiesta da Bruxelles”, www.ilfattoquotidiano.it, 11 novembre 2015
[5] Maria Grazia Bruzzone,  “#Portogallo, dove il governo dell’austerity truccava i dati sulla disoccupazione per compiacere la Troika”, www.lastampa.it, 14 novembre 2015

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