Prescrizione: appunti sul tema

giustizia statua davanti alla Corte di Cassazione
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Sulla prescrizione, da mesi, assistiamo ad un chiacchiericcio in cui sono coinvolti governanti, politici, avvocati ed altri.

L’oggetto è la legge Bonafede approvata dal precedente governo che stabiliva che il termine della prescrizione non decorre dopo la sentenza di primo grado.

La ragione è dovuta al fatto che molti reati, spesso anche gravissimi, si estinguono, con gioia di imputati ed avvocati, solo per lo scorrere del tempo.

Vale qualche osservazione preliminare: la prescrizione riguarda soltanto imputati condannati o condannabili per i quali il processo ha raccolto prove sia dell’esistenza del reato che della responsabilità dell’imputato ma il giudice non può condannare solo perché è passato il tempo. Si tratta di precise norme del codice di rito grazie alle quali lo stato rinunzia al suo specifico dovere di punire gli autori di crimini e garantire la legalità e l’ordine pubblico.

Va altresì ricordato che lo stesso codice prevede l’obbligo di prosciogliere l’imputato, tra l’altro, se non vi sono prove sia del reato che della responsabilità; e tanto anche se il reato è prescritto.

Da noi il problema della prescrizione è arrivato all’ordine del giorno proprio perché imputati di gravi reati (corruzione, omicidi colposi ed altro) se la sono cavata nella rabbia delle persone offese.

Altra necessaria osservazione è che la prescrizione è, per la maggior parte, meta conseguibile per chi dispone della possibilità di affidarsi ad avvocati di grido capaci di sfruttare tutte le possibilità offerte da un codice permissivo per tirare fino alla prescrizione; per gli altri un processo veloce e la condanna a portata di mano.
Questione, hanno obiettato che apre la strada a processi lunghi una vita capaci di incidere anche sull’equilibrio psichico di un soggetto, pur meritevole di una condanna.

Bene. Un processo senza scadenza è certamente intollerabile ma sarebbe stato opportuno e conferente al ruolo dell’avvocato chiedere una riforma che espunga “normette” utili solo a dilazionare il percorso del processo. E vi è tempo a sufficienza tanto più che la contestata riforma Bonafede produrrà i suoi effetti solo tra sette anni e mezzo.

Si tenga inoltre conto che da anni sono state ridotte le risorse che hanno provocato la mancanza di magistrati e di personale ausiliario tanto da cagionare rinvii per difetto di citazione ad imputati e testi, o per spostamento del giudice in altri uffici.

La mia opinione, spero errata, è che anche questa insorgenza si iscriva in una pratica politica in atto da decenni, intenta ad incidere e forse condizionare la stessa funzione giurisdizionale.
Che dovrebbe essere, per dettato costituzionale, assolutamente indipendente da altri poteri dello stato.

Purtroppo siamo in un periodo in cui ci sono politici di quasi tutti i partiti sono coinvolti in processi penali spesso per intenti di lucro; la debolezza dei partiti, non tutti allo stesso modo, sta nella incapacità di emarginare politici che hanno la sola capacità di raccogliere voti grazie anche ad uno scorretto uso del potere istituzionale.

E se la magistratura, anche con difficoltà, li coinvolge in processi penali scatta l’addebito di giustizialismo e la rivendicazione di presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna passata in giudicato; cioè dopo qualche decennio.

Rilevo, inoltre, che in Parlamento vi sono anche onorevoli inquisiti, imputati e condannati ponti a fare le leggi partecipando a giochi di potere per la tutela dl proprio interesse.
Rammento che qualche anno fa un Parlamento disponibile al capo del momento dimezzava i termini della prescrizione consentendo a qualche politico di scansare diverse condanne e passare, con l’appoggio di rinomati avvocati, per assolti.

Il vero problema è che il popolo è stato estromesso da ogni possibilità di intervento, relegato ad imprigionarsi nelle trasmissioni televisive governate dallo stesso ambiente politico che fa conoscere ciò che vuole e come vuole, e chiamato ogni cinque anni a votare non per un progetto politico ma per una persona.
L’unica e sterile reazione è la astensione dal voto.
Angelo Cutolo

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