Primo Maggio. La festa del lavoro che non c’è

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Primo Maggio con molti lati in ombra, oscuri e dolorosi per un lavoro che continua a non esserci e che, quando c’è, diventa sempre più misero tenendo nella precarietà dell’esistenza milioni di persone. Gli altri che ce l’hanno devono continuamente lottare non per migliorare le condizioni ma per difendere quello che si prova costantemente a sottrarre.

A questo proposito invito alla lettura dell’analisi fatta da Rosaria Rita Canale e Giorgio Liotti, su Economia e Politica, “Working poor, Lavoro e povertà: le conseguenze della flessibilità” che arriva alla conclusione, utilizzando i dati a disposizione, «contrariamente a quanto affermato dalla teoria consolidata, la flessibilità del mercato del lavoro fa crescere il numero di lavoratori occupati meno di quanto faccia ridurre le retribuzioni dei lavoratori. Come si direbbe in gergo tecnico, genera una riduzione del monte salari (Dutt. et al 2015). In altri termini, le politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro non hanno agito positivamente sull’occupazione ma soltanto sul livello dei salari, accelerando la discesa della quota del PIL che va ai redditi da lavoro, determinando una situazione sociale esplosiva (Realfonzo 2018)».

Giornata di festa ma anche di lotta, scioperi inclusi. Anche giornata nella quale molti politici e candidati alle prossime elezioni, amministrative ed europee, fanno propaganda. Dopo non aver di fatto risolto il problema dei riders il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, in un’intervista a Rtl102.5 dice che “nella prossima festa del lavoro vorrei che ci fosse meno burocrazia per le imprese e il salario minimo orario”.

Il Primo Maggio del concertone ma anche di quello di Taranto nel Parco Archeologico delle Mura Greche organizzata e autofinanziata dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, un gruppo di operai e cittadini nato dopo il sequestro degli impianti inquinanti dell’Ilva dove abbiamo perso l’ennesima occasione per pacificare lavoro e ambiente, altro tema sul quale andrebbe aperta una discussione seria. Qui con la direzione artistica di Riondino, saranno presenti, oltre a diversi artisti sul palco, molti movimenti che lottano per l’ambiente.

Festa, protesta e sciopero: i tanti volti del lavoro sempre più impoverito”, è questo il titolo dell’articolo principale de il manifesto dove Massimo Franchi racconta della festa unitaria dei sindacati a Bologna ma soprattutto elenca le lotte e gli scioperi in corso in questo giorno di festa. A cominciare dai riders che picchettano davanti al MacDonald’s di via Indipendenza. Per alcuni lavoratori non è festa, anzi quelli dell’outlet «McArthurGlen a Barberino del Mugello e in tantissimi altri iper mercati e supermercati con la sola Coop che pubblicizza la sua chiusura «per scelta» con lo slogan “valori in corso”. […] “Molto spesso una commessa lavora con un contratto part time involontario per la modica cifra di circa 620 euro al mese – denuncia Francesco Iacovone, dei Caobas del lavoro privato – . A volte lavorando comunque full time. L’orario è un girone infernale che non le consente la vita sociale e la cura della famiglia. I soprusi e il mobbing sono all’ordine del giorno e se provi solo a protestare la tua vita diventa un girone dantesco. […] Primo maggio di sciopero anche per i lavoratori Simply Sma a rischio per le voci di vendita […] L’USB tiene la sua festa a Piacenza in solidarietà con i 33 lavoratori licenziati da Gls che da due settimane sono sul tetto per chiedere il reintegro nel piazzale dedicato ad Abd Elsalam, il facchino morto investito da un camion nel 2016 durante un picchetto.[…] Festa di lotta anche a Termini Imerese».

Nel profondo e toccante articolo Simona Maggiorelli, dopo averci riportata alcune attualissime considerazioni di Sandro Pertini, espresse nel 1949 scrive che «la festa dei lavoratori 2019 si staglia su una congiuntura drammatica: la crisi del 2008, “curata” con la stessa ricetta neoliberista che l’aveva prodotta, ha desertificato i diritti, frammentato il mercato del lavoro, sospinto ai margini della società, in primis, giovani, donne e migranti. Disoccupazione e sfruttamento intensivo oggi vanno a braccetto, massacrando la vita di chi ha perso persino la speranza di trovare un lavoro e di chi – come emerge dalle inchieste nello sfoglio di copertina – lavora a cottimo schiavizzato dalle catene di distribuzione».

L’editoriale di Ezio Mauro su Repubblica ragiona invece su una domanda/affermazione sulla quale dovremo riflettere e fare ulteriori approfondimenti.
«Probabilmente dobbiamo prendere atto che la Repubblica non riesce più a fondarsi sul lavoro, come impone la Costituzione disegnando il modello della nuova Italia. E contemporaneamente dobbiamo domandarci se il lavoro definisce ancora la nostra società, le sue relazioni interne, le sue trasformazioni e la sua cifra complessiva: anche se in forma radicalmente diversa dal passato in cui siamo cresciuti

Del lavoro e della festa va giù, affondando colpi netti e taglienti, Flavia Perina su Linkiesta il suo articolo non a caso è intitolato “Primo maggio, il lavoro è un dramma che non interessa più a nessuno (forse nemmeno ai lavoratori)”; questo il suo incipit che un po’ ne riassume il senso delle sue considerazioni.
«Il Primo Maggio è la seconda festa civile italiana per importanza dopo il 25 aprile, con una grande differenza. Sul Primo Maggio non si litiga. Non c’è partito che faccia battute urticanti. Non c’è figura estremista che si metta dall’altra parte rivendicando gli assalti alle Camere del Lavoro degli anni ’50 e ’60 oppure la bastonatura dei braccianti e degli operai in sciopero. Si dirà che la giornata è collegata a un valore impossibile da disconoscere: anche il fascismo evitò di abolirla ma la accorpò al 21 Aprile, il Natale di Roma. Tuttavia il Primo Maggio dei nostri tempi suscita modeste discussioni soprattutto per un altro motivo: con questa parola, lavoro, nessuno sa più cosa farne, cosa dirne, persino cosa pensarne».

Una domanda mi viene spontanea a lei come a diversi altri che scrivono e hanno scritto di lavoro cosa hanno fatto quando avevano, come lei responsabilità politiche, per evitare la desertificazione del e intorno al lavoro?
Pasquale Esposito

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