La processione del Venerdì Santo a Procida

Procida Processione Venerdì Santo
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Non sono solo gli eventi e le manifestazioni di cultura e spettacolo a essere stati bloccati dal regime di restrizione da Covid, ma anche tutti i riti religiosi che prevedevano processioni e altre forme di aggregazione, hanno subito un fermo. Chi non si ricorda la figura di Papa Francesco che pregava da solo per tutta l’umanità sotto la pioggia battente il 27 marzo dell’anno scorso? Un’immagine fortissima, e in grande contrasto con le folle, i suoni e i colori che riempiono le piazze, le strade e i sagrati quando la Chiesa chiama i suoi fedeli a celebrare ricorrenze importanti o anche solo un santo patrono.

Bene, anzi male, perché anche questa Pasqua, per il secondo anno di seguito, dovrà fare a meno di processioni e riti penitenziali per la morte e resurrezione di Cristo, e questo – aldilà di essere o no credenti – è un’altra perdita, un’altra mutilazione, soprattutto per le comunità dei piccoli centri.

A Procida – che ormai tutti conoscono, da quando è stata nominata Capitale della Cultura 2022 – da oltre tre secoli si officia il rito della Processione del Venerdì Santo, e mai come in questo caso è un rito collettivo, che coinvolge fattivamente l’intera comunità da molto prima del giorno in cui si svolge.

La processione parte all’alba dal posto più alto dell’isola, la Terra Murata, e si dipana per ore in un lungo corteo fino alla chiesa di santa Maria della Pietà alla Marina Grande. I confratelli della Congrega dei Turchini, che organizza la celebrazione, portano a braccio i cosiddetti Misteri, ovvero dei carri allegorici che raccontano scene ed episodi ispirati all’Antico e soprattutto al Nuovo Testamento, realizzati con materiali poveri (come cartapesta, gesso, legno, stoffa) su assi di legno che possono arrivare fino a sette otto metri di lunghezza. Ogni anno vengono costruiti ex novo anche cinquanta o sessanta Misteri, a partire da quelli piccoli e leggeri realizzati e portati dai bambini della materna e delle elementari, fino a quelli enormi, grandiosi e scenografici che sfoggiano statue a grandezza naturale, drappi, quadri e ogni ben di dio di cibo: pesce, frutta, pani di tutte le forme, carni e verdure intagliate artisticamente.

Procida Processione cristo morto
Procida. Processione Venerdì Santo, statua del Cristo Morto. Foto Tina Pane 2012

Il rito dei Misteri, che risale alla fine del Seicento ed è di derivazione spagnola, ha un forte impatto scenografico. Spiccano il bianco e azzurro dell’abito dei confratelli, il suono ricorrente e tragico di tromba e tamburi, il rumore delle catene trascinate sull’acciottolato e infine il nero ricamato in oro dell’abito degli Angioletti, bambini fino a due o tre anni portati in braccio dai padri per tutta la processione.

I Misteri scendono lentamente e con continue soste fino alla Marina, seguiti dalla statua lignea del Cristo Morto, da quella della Madonna Addolorata, dalla banda e naturalmente dalle autorità. Tutt’intorno sui marciapiede, ai balconi e in piedi su panchine e muretti si assiepa una folla di procidani e forestieri. Si commenta la realizzazione dei Misteri, si fanno i paragoni con quelli dell’anno precedente, si riconoscono e salutano amici e parenti protagonisti della processione.

Il corteo del Venerdì Santo, che è il momento di maggiore identificazione e coesione della comunità isolana, coinvolgendo con ruoli diversi quasi tutta la popolazione in un mix di fede, devozione e tradizione, anche quest’anno non potrà tenersi.

Mistero venerdì santo
Mistero in miniatura
A scuola, lavori in corso per un Mistero in miniatura

Però c’è chi non si arrende, e ha ideato una processione in miniatura, scala 1:10 e sempre con materiali poveri o di riciclo. L’idea è di Nico Granito, insegnante di Arte e Immagine dell’I.C. Antonio Capraro di Procida. In collaborazione con tutti i docenti della scuola media e il sostegno della dirigente scolastica, ha ideato un progetto didattico nell’ambito dell’insegnamento di Educazione Civica, che ha coinvolto tutti i trecento studenti della scuola media inferiore. Ciascuno di loro, lavorando a distanza, ha realizzato un pezzo (un confratello, un carro, una statua) e tutti i pezzi sono stati assemblati nella palestra della scuola. Un’occasione per i ragazzi di rivivere la tradizione, di chiedere a genitori e nonni informazioni e aiuto, di trasformare la DAD in qualcosa di vivo e autentico. Non a caso il progetto è stato chiamato “La Processione salvata dai ragazzini”, parafrasando il titolo di un libro di Elsa Morante, che dell’isola è stata forse la cantrice più autentica.
Un documentario che mostra l’incredibile manufatto e raccoglie le testimonianze dei giovani protagonisti, sarà proiettato nella mattinata di venerdì 2 aprile alle ore 10,30 sul canale 859 del digitale terrestre e anche su vari canali social dell’isola. Certo, non sarà come partecipare alla vera processione, ma per i Procidani sarà l’occasione per sentirsi vicini, e uniti nel perpetuare un rito che mai, prima della pandemia, era stato interrotto.
E per noi forestieri un modo per unirci, anche laicamente, al bisogno di rinascita e risveglio che la Pasqua dovrebbe significare.
Tina Pane

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