Proteste degli agricoltori in tutta Europa

agricoltura campo di grano

La protesta degli agricoltori in quasi tutta Europa è diventata oramai quotidiana. La grande manifestazione a Berlino (e non solo) lo scorso 15 gennaio, quando migliaia di trattori e altri mezzi motorizzati hanno invaso la città mandando in tilt la viabilità, deve aver dato la spinta decisiva a movimenti e proteste già esistenti ma  isolate. In questi giorni invece, con ragioni non sempre sovrapponibili, dalla , alla , alla Romania, alla Spagna, ai , al Belgio, all'Italia le proteste sono di fatto diventate continue creando non pochi problemi.

Diversi sono i governi che devono fronteggiare le pressanti richieste degli agricoltori e in un periodo di inizio campagne elettorali per le europee si capisce quanta preoccupazione, o opportunità per la destra, possa generare un movimento che va estendendosi. Addirittura in Francia, forse memori delle manifestazioni e rivolte dei gilet gialli, secondo i servizi segreti il movimento se allargato potrebbe creare seri problemi di ordine pubblico. La valutazione «emerge da un documento visionato dall'agenzia AFP. Secondo i servizi “misure immediate potrebbero calmare gli animi meno accesi, in particolare l'abbandono dell'aumento del diesel non stradale”» [1]. Pur non sembrando un'azione volontaria, il ​​23 gennaio scorso – nei pressi di un posto di blocco di agricoltori  nel dipartimento francese dell'Ariège della regione Occitania – un allevatore e sua figlia sono morti investiti da un auto.

In il casus belli è stata la decisione del governo federale guidato da socialdemocratico Olaf Scholz ha deciso che andavano eliminati gradualmente i sussidi per il carburante agricolo. Più in generale sono i costi di produzione cresciuti a essere tra le motivazioni degli scioperi e delle manifestazioni di settore. Anche in Francia le motitvazioni sono simili riguardando i costi di produzione e alle normative UE troppo stringenti. Nei Paesi Bassi la riduzione dei sussidi e le leggi europee sull'ambiente sono alla base delle proteste. Pesanti anche le manifestazioni in Polonia dove la prima ragione riguarda l'importazione di grano dall'Ucraina che avverrebbe a prezzi non sostenibili per gli agricoltori locali. Questa motivazione riguarda anche la concorrenza sleale che Bulgaria, Romania, Slovacchia e Ungheria.

Quella della concorrenza di prodotti agricoli è un tema dibattuto e che di fatto ha bloccato l'avanzamento degli accordi tra l'UE e il Mercosur (Mercato comune dell'America meridionale) – che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia – sul libero scambio.
Fabien Metz, uno dei rappresentanti del sindacato degli agricoltori francesi FDSEA, parla di come «“i produttori di mais brasiliani hanno il diritto di diffondere 178 diverse molecole fitosanitarie ” ,  afferma.  Di questi, 92 sono autorizzati in Europa e 40 in Francia. E la Francia ha importato milioni di tonnellate di mais brasiliano nel 2023. C'è una distorsione della concorrenza, che abbassa i prezzi. Dovremmo proteggerci maggiormente dalla globalizzazione dell'agricoltura. O abbassare i nostri standard. […]. Il rappresentante non si dice contrario al passaggio ad un'agricoltura più ecologica, ma chiede un maggiore sostegno». Anche se poi «il Coordinamento Rurale e la Confederazione Contadina, altre organizzazioni sindacali, accusano giustamente la FNSEA di aver regolarmente sostenuto il commercio internazionale e l'industrializzazione della produzione, causando la precarietà del mondo contadino» [2].

A proposito di concorrenza, l'eurodeputata dei Verdi europei la francese Marie Toussant ha chiesto nel frattempo migliori retribuzioni per gli agricoltori e limitazioni sugli accordi transnazionali di libero scambio che «potrebbero minare la competitività degli agricoltori europei. “Il problema non è l'ambiente, ma il modello sociale in cui [gli agricoltori] sono stati rinchiusi”, ha detto martedì all'emittente pubblica franceinfo. L'obiettivo della protesta è sbagliato, ha detto Toussaint, sostenendo una soluzione alternativa: “La prima cosa che dobbiamo fare è cancellare i debiti [degli agricoltori], tornare al punto di partenza”. Toussaint ha chiesto anche la fine degli accordi commerciali: “I governi continuano a concordare accordi di libero scambio che impoveriscono gli agricoltori”» [3].

Anche in Italia le proteste hanno interessato diverse regioni con blocchi stradali, trattori nelle città e manifestazioni che hanno riguardato la questione dei costi e dei prezzi di vendita ma anche il no alla carne coltivata o “alle cavallette come cibo”.

Se c'è un tema comune  che si può rintracciare nei vari paesi è quello di un contrasto alle regole che attraverso il Green Deal europeo dovrebbero portare all'agricoltura e all'allevamento sostenibile per l'ambiente. Una transizione ritenuta troppo veloce e onerosa.

L'estrema destra – da Le Pen a Salvini ai leader dell'AfD tedesca – e una parte dei conservatori europei stanno già cavalcando l'onda. Le istituzioni europee forse riusciranno a dare una qualche risposta prima che sia troppo tardi. Ursula von der Leyen ha aperto al dialogo tra tutte le parti che compongono la filiera, le comunità rurali, il settore finanziario e gli esperti e ha sostenuto che «al settore serve una prospettiva di lungo termine».

Il tema resta ed è  imprescindibile una soluzione – e le risorse ci sono basta pensare a quanto poco è tassato il capitale e a quanto elusione ed evasione c'è nel continente – per difendere l'ambiente e la biodiversità e garantire la sicurezza alimentare alle centinaia di milioni di europei. Del resto facendo poco o nulla per attenuare il cambiamento climatico non ci saranno terreni agricoli che tengano.

Pasquale Esposito

[1] Protesta degli agricoltori: la marcia dei trattori invade strade e autostrade, 25 gennaio 2024
[2] Thibalt Vetter, Dans la manif de tracteurs à Strasbourg : « Je travaille 70 heures par semaine pour un Smic», 25 gennaio 2024
[3] Simone Cantarini, La Commissione UE cerca di trovare la quadra sul futuro della PAC per rispondere alle proteste degli agricoltori, 24 gennaio 2024

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article