Puduhepa: donna, madre e regina ittita del XIII sec. a.C.

rilievo ittita
history 7 minuti di lettura

Tra le donne che hanno giocato un ruolo di primo piano nel mondo antico merita di essere ricordata la regina ittita Puduhepa (o Pudu-Heba).
Vissuta intorno alla metà del XIII sec. a.C., Puduhepa fu l’amata consorte del re ittita Hattushili III (1260-1230 a.C. ca.). Proveniva dal Paese di Kizzuwatna, una terra da collocare tra la Turchia meridionale e la Siria settentrionale, corrispondente grossomodo alla Cilicia classica.
Il suo nome, e il nome di suo padre, Benti-Sharri, rivelano un’origine hurrica. Gli Hurriti erano una popolazione presente in tutto il Vicino Oriente e in modo significativo proprio nell’area di Kizzuwatna.

Puduhepa ebbe un ruolo di primo piano accanto al marito, salito al trono da usurpatore, ed entrò da protagonista nella vita politica del tempo. Portò il titolo di tawananna, il più alto per una regina, che designava la regina in carica, posizione mantenuta anche nel caso dell’eventuale scomparsa del consorte. Puduhepa, infatti, fu tawananna anche durante il regno del figlio Tudhaliya IV, che lei stessa riuscì ad imporre al trono. Hattushili era di salute cagionevole e probabilmente morì abbastanza presto, e lei per un certo periodo esercitò il ruolo di reggente in nome del figlio.

La documentazione che ci è pervenuta ci rivela una donna determinata, di grande intelligenza e diplomazia, ma anche una madre amorevole, orgogliosa di esserlo, e legata al marito da un profondo sentimento.
In un’epoca ed in una cultura in cui della donna si diceva: “tu sei una donna e come tale pensi: non sai proprio nulla!” oppure “la mente di una donna è ben ordinata solo dopo che ha rinunciato a dare qualunque ordine e dipende dall’autorità divina; si mantiene nella posizione di obbedienza, che si addice ad una donna, e non disobbedisce alle parole del marito”, Puduhepa dimostrò di essere lei il sostegno al marito, di fatto usurpatore del trono di Hattusha, durante tutta la durata del suo regno.

Hattushili, non ancora re, incontrò Puduhepa a Lawazantiya, città di Kizzuwatna, ritornando della battaglia di Qadesh (1275 a.C.). Fu questo uno scontro epocale che vide su fronti opposti Ittiti ed Egiziani. Lui era un uomo maturo, probabilmente sulla quarantina, aveva già mogli e figli; Puduhepa era molto più giovane, doveva avere circa quindici anni. Il loro incontro e tutta la loro vita matrimoniale furono propiziati dalla dea Ishtar – Shaushga, di cui entrambi erano sacerdoti.

Puduhepa si occupò di tenere relazioni internazionali con importanti re stranieri, tra cui il faraone Ramses II. Un fitto scambio di lettere intercorse con la corte egiziana per la conclusione di un accordo matrimoniale a suggello del trattato stipulato dopo la battaglia di Qadesh. Una principessa ittita doveva andare in sposa al faraone e fu Puduhepa a dettarne le regole: richiese che sua figlia ricevesse un ruolo elevato a corte e si oppose alle richieste esagerate del faraone in merito alla dote che avrebbe dovuto seguire la sposa.
Non fu facile per lei imporsi come interlocutrice: non era conforme alla norma che fosse una donna a trattare argomenti così importanti, e il faraone dovette esserne abbastanza infastidito in un primo momento, tanto da non prestare adeguata attenzione alle sue lettere e alle sue richieste. La regina ittita più di una volta dovette richiamare la sua attenzione: “ma tu, fratello mio, nel tuo animo non accetti il fatto che sono tua sorella e la mia dignità quando affermi: ‘e ciò che non si deve fare, tu fallo comunque’”. In un’occasione fece scrivere ad uno dei suoi figli per lamentare la scarsa considerazione che il faraone le dedicava. Questi, tuttavia, rispose in toni rassicuranti: “riguardo a quanto mi hai scritto ‘in relazione alle cose di cui mia madre, la grande regina, regina del Paese di Hatti, ti ha scritto, presta ascolto!’ Così tu hai detto. Bene, tutte le questioni di cui la grande regina del Paese di Hatti ha scritto al re, ho prestato ascolto riguardo a quelle faccende”.
Riguardo alla dote che la figlia doveva portare in Egitto, Puduhepa riteneva che Ramses avanzasse richieste esagerate che lei non era disposta a concedere, anzi affrontava la questione con grande ironia, punzecchiando la potente controparte: “ma forse mio fratello non ha proprio nulla? Ma via! Solo nel caso che il figlio del Sole o il figlio del dio della Tempesta non avessero nulla, o se il mare non avesse nulla, solo allora tu non avresti nulla! Fratello mio caro, la verità è che tu vuoi arricchirti a mie spese e questo non è degno né di un buon nome né di cortesia!”.
A causa delle richieste di Ramses e delle opposizioni di Puduhepa, la trattativa matrimoniale durò molto tempo. Il faraone non era abituato ad aspettare tanto, né a ricevere dinieghi alle condizioni da lui poste, per di più da parte di una donna! La sua pazienza fu messa a dura prova, tanto da scrivere: “mia sorella mi ha scritto: ‘ti darò una figlia’ora tu (Puduhepa), se forse in collera con me? Perché ancora non me l’hai data?”.

Il trattato di pace stipulato con l’Egitto nel 1259 a. C. ca. fu di notevole importanza: grazie a questi accordi, tutta l’area del Vicino Oriente attraversò un periodo di pace che alcuni studiosi hanno definito Pax Hethitica. Storicamente è il primo trattato di pace internazionale di cui è rimasta documentazione. La tavoletta d’argilla che funse da bozza per la copia definitiva in argento, che non è stata ritrovata, è esposta nella sede dell’ONU a New York.
La tavoletta in argento recava le impronte dei sigilli di Hattushili e Puduhepa e la descrizione dettagliata del sigillo della regina ci è fornita dalla copia egiziana del trattato riportata nel tempio di Amon a Karnak: “il sigillo di Puduhepa, regina del Paese di Hatti, figlia del Paese di Kizzuwatna. Sacerdotessa della Dea Sole di Arinna, protettrice del Paese, serva della dea”. È questo l’unico caso fino ad ora noto che vede un trattato politico internazionale siglato dal re e dalla sua consorte con due sigilli distinti.

sigillo di Puduhepa
Il Sigillo di Puduhepa

Puduhepa si occupò attivamente di economia, di politica bellica, interagendo con ufficiali sul campo che le inviavano notizie di attacchi e di piani di battaglia che lei commentava e su cui dava consigli e suggerimenti. Era, inoltre, una sacerdotessa, e in quanto tale levava preghiere alle divinità per la salute del marito, indagava sogni e celebrava rituali.

Si occupò anche di cultura: oggi potremmo definirla un’influencer. Sponsorizzò le tradizioni culturali e religiose hurriche nel paese di Hatti. A tal scopo fece ricercare negli archivi di Hattusha le vecchie tavolette di testi in lingua hurrica o che ne tramandavano le tradizioni e le fece ricopiare riportandole a nuova vita. Per i suoi figli scelse nomi hurrici, moda che dilagò tra i membri della corte.

Di lei abbiamo anche un’immagine molto femminile, intima e familiare. Era orgogliosa della sua famiglia e del suo ruolo di madre, come sottolinea in una lettera indirizzata a Ramses: “la mia divinità tutelare fece questo: quando la dea Sole di Arinna, il dio della Tempesta, Hepat e Ishtar mi fecero regina, mi unì in matrimonio a tuo fratello (Hattushili) e io generai figli e figlie. Della mia capacità di allevare i figli, la gente di Hatti ancora continua a parlare, e tu lo sai bene!”. Tudhaliya, il figlio e futuro re, le era molto legato e in una lettera scritta in momento in cui era lontano dalla madre, ne sente fortemente la mancanza, tanto da scrivere: “regina, mia signora, mia cara madre….Con me qui, ora, non c’è nessuno. Mia cara madre, vieni, affrettati!”. All’amato marito Hattushili Puduhepa si rivolgeva in questa modo: “a Hattushili, mio caro, salute della mia anima, adell’animo…, alla vita della mia anima, all’elmo del valore della divinità …, allo splendore della dea Sole, al lampo del dio della Tempesta, alla frusta del dio della Tempesta di Nerikdella dea Sole di Arinnaparla! Così Puduhepa, … anima leale, anima della salute, regina,tua amata”. Da queste parole traspare il forte legame che univa la coppia reale. Anche questa testimonianza è un caso unico nella documentazione ittita: non vi sono altre descrizioni del sentimento che unisce una coppia, per di più, riportato da una voce femminile.

Puduhepa è anche l’unica regina ittita ad essere raffigurata su un rilievo: a Firaktin sono ritratti Hattushili e Puduhepa mentre onorano il dio della Tempesta Teshup e la dea Sole Hepat, l’iscrizione recita: “Puduhepa, grande regina, figlia del Paese di Kizzuwatna, amata dagli dei”.

Rita Francia

 

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: