Quando il rock metropolitano incontra la provincia. Unquiet Nights, Postcards in Real Time

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In un universo musicale dove la fanno da padroni il crossover e l’elettronica, meraviglia trovare qualche giovane gruppo che faccia ancora il classico british rock.
Postcards in Real Time degli Unquiet Nights è frutto di un lavoro di due anni, cominciato a seguito del tour che ha portato la band in giro per i club d’Europa, da Vienna a Bratislava.
Il progetto del nuovo disco, però, è stato il risultato della nuova formazione, con Luke Mathers voce e chitarra, presente già da prima, Francesco Piciucchi tastiera e basso e Matteo Bussotti (tra l’altro mia conoscenza) alla batteria. Dopo il trasferimento del cantante da Belfast a Terni, nacque il bisogno di trovare dei musicisti italiani per continuare il percorso già ampiamente portato avanti in Irlanda; da qui, semplicemente, il nuovo gruppo.

 

L’album segue i principi già espressi nei lavori precedenti, pulizia del suono e semplicità, una sorta di ritorno alle origini del rock beatlesiano, con rimandi agli Smiths e, soprattutto, al primo album degli Editors, The Back Room.

Gli Unquiet Nights sono divenuti piuttosto conosciuti al grande pubblico con il brano, uscito ad inizio anno, George Best City, grazie soprattutto alla pubblicità fatta dal grandissimo Federico Buffa, che lo utilizza come colonna sonora per ogni speciale sul campione George Best. Inserito nel disco, è il pezzone. Seppure con un testo non proprio originalissimo, la ballad si sviluppa quasi tutta sugli stessi arpeggi lasciandosi ascoltare per ore, cullati dal suono leggero e dolce della chitarra.

Cominciamo dalla prima traccia, Greatest Revival. È forse la più rock in senso stretto dell’album, in cui chitarra, basso e batteria catalizzano talmente tanto l’attenzione da far passare in secondo piano voce e testo, quest’ultimo, tra l’altro anche di un certo livello. Come è spiegato sul loro sito, il brano nasce da un esperimento su un piano Fender Rhodes ed ha un significato profondo per il cantante, che ha affermato di esserne particolarmente legato; la più grande rinascita, secondo Mathers, sta nel riguardare agli ostacoli del passato come un pretesto di riscatto nel presente.
Da notare è la particolare attenzione alla dimensione storica presente in più di una traccia; da Age of No Innocence a Jefferson Was Right, i testi ripercorrono le situazioni più drammatiche della storia degli ultimi anni, dal 1992, quando gli attentati dell’IRA devastavano Belfast, alla grande recessione del 2008.
Tra tutte, Something To Begin è la più ritmata e la più complessa dal punto di vista strumentale, allontanandosi leggermente dalle linee pulite delle altre tracce e risultando anche la più interessante e appagante all’ascolto.

 


Diciamo che tutto l’album si fa ascoltare senza troppi problemi, probabilmente per il fatto che nessun elemento strumentale prevarica sulla voce del cantante. Magari non sarà il disco più originale del decennio e sicuramente non dà assuefazione, ma è piacevole e quasi vintage, riportandomi indietro ad un glorioso passato rock che non ho mai vissuto direttamente. Ripeto, in questo mondo lo-fi, loro sono delle mosche bianche e proprio per questo meritano almeno l’ascolto; anzi, confido in un prossimo tour per poter assaporare live i loro suoni puliti.
Michela Bonamici

genere: brit rock
Unquiet Nights
Postcards in Real Time
etichetta: Essential Credential
data di pubblicazione: 11 Dicembre 2015
brani: 11
durata: 43:30
cd: singolo

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