Quentin Crisp. La speranza è nuda

Luca Toracca in Quentin Crisp
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Eccoci proiettati in un tempo e in un luogo in cui essere gay non era per nulla gay. Eccoci a Soho, Londra. Dove essere omosessuali effemminati equivaleva a essere picchiati, quasi in un rito di iniziazione alla rovescia.
Un omosessuale effemminato, è questa la definizione che Quentin Crisp dà di sé stesso e che Luca Toracca fa sua sul palco dell’Elfo, nello spettacolo in prima nazionale Quentin Crisp. La speranza è nuda.
Quella di Luca Toracca nei panni del performer Crisp non è un’interpretazione è un’immedesimazione pienamente riuscita, in grado di rendere viva la figura di un’artista di cui erano celebri gli one man show, irriverenti, caustici, intelligenti, che avrebbero fatto esclamare a Oscar Wilde “Ecco un amico degno della mia compagnia”.

Ottimamente scelte, le musiche accompagnano lo show, creano un’atmosfera retrò ed elegante che ben si adatta al personaggio.
Una vita di successo quella di Quentin Crisp, di disperazioni e riscatti. Giovane prostituto per sbarcare il lunario, modello di nudo nelle accademie, capisce ben presto che per vivere la propria effeminatezza non deve nascondersi ma far proprio l’eccesso. Ecco così vestire parrucche rosso fuoco, ecco così la battuta fulminante e dissacrante. Ecco così il suo trasferirsi a New York figura osannata e controversa del mondo LGBTQI+ in cui Crisp non si riconoscerà, e che lo guarderà sempre con una sorta di sospetto.

A tutto questo Luca Toracca riesce a dare corpo e anima in un monologo che è un flusso di coscienza, in cui il protagonista sostiene le sue ragioni, il suo essere, con vezzi e affettazioni, con l’astuzia dell’intelligenza, con battute fulminanti.

Io sono andato in pensione da quando sono nato. Nel momento in cui sono uscito dall’utero materno e ho appoggiato i piedini per terra mi sono subito reso conto di aver commesso un errore. Non avrei dovuto venire fuori. Ma purtroppo con i bambini non si accettano resi”.
All’età in cui i miei fratelli volevano diventare icone di virilità, come che so, pompieri o militari,
Io sognavo la pensione di invalidità”.
Mia madre mi proteggeva dal mondo. Mio padre invece usava il mondo per spaventarmi”.

Impeccabile l’interpretazione di Luca Toracca con i suoi toni squillanti, in falsetto, con la sua voce robusta. Sostenuto in questo dalla scrittura effervescente di Mark Farrelly, che scrive un monologo senza incrinature. Coinvolto e partecipe il pubblico, composto da etero, gay e indecisi.
Accorato l’invito di Toracca a fine spettacolo “Che non accada più che i giovani debbano soffrire per le loro scelte affettive”.
Spettacolo indubbiamente di spessore Quentin Crisp. La speranza è nuda. Ci sentiremmo di proporlo per una serata in esclusiva al Parlamento dove il tifo da stadio ha salutato la bocciatura del DDL Zan. Chissà forse l’intelligenza potrebbe fare breccia anche nelle menti dei più refrattari.
Gianfranco Falcone

Quentin Crisp
La speranza è nuda
Fino al 6 febbraio 2022
di Mark Farrelly
traduzione di Matteo Colombo
con Luca Toracca
a cura di Ferdinando Bruni
luci e suono Roberta Faiolo e Lorenzo Crippa
assistente scene e costumi Roberta Monopoli
sarta Ortensia Mazzei
produzione Teatro dell’Elfo

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