Rabbia e camorra di Antonio Montanaro. Diario di periferia. Riflessioni e suggestioni tra pagine e autostrada.

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Citazione 1
Ho deciso di venire a vivere in periferia. Tra spacciatori e operai, puttane e donne di pulizia, strade sporche e palazzi scrostati. La prima cosa che ho fatto quando sono arrivato in questo piccolo appartamento, al quarto di un palazzo di sei piani, grigio, anonimo, è stato appendere la laurea in Sociologia nel cesso…

In breve, la trama:
Otto capitoli, con la struttura di un diario. Ogni capitolo trae il titolo da una situazione atmosferica.
L’inizio è posto al 6 luglio, alle ore 1:30; l’ultima nota è del 22 febbraio, alle ore 21:00.
Pochi mesi per una vita che sta cambiando.
‘O professore – il nomignolo gli è stato affibbiato, probabilmente per il suo essere anomalo rispetto al contesto, al suo arrivo nel quartiere di periferia dove ha scelto di vivere – è un trentenne che lavora come grafico.
La sua vita sembrava svolgersi secondo canali quasi obbligati; normali, se preferite. La sua vita cambia per una scoperta amara: rabbia e violenza si annidano in ognuno di noi e stanno lì silenti, in agguato.

Antonio Montanaro
Antonio Montanaro (al centro) alla presentazione del suo romanzo in una libreria di Nola

L’occasione e la difficoltà a controllarsi gettano nel panico e il rimedio consiste nel confinarsi in una periferia dove la rabbia, la violenza, la marginalità sono l’essenza stessa della relazione sociale.
Senza svelare troppi dettagli, ‘O professore familiarizza sempre più con le regole non scritte di una periferia napoletana stretta tra emarginazione e camorra; l’amore o l’odio, i sentimenti in genere, s’incanalano in meccanismi ai quali non è dato sottrarsi. Non c’è più via di scampo e bisognerà vivere le emozioni fino in fondo.
Quando la sua vita era “regolare” e incanalata, la periferia sembrava un mondo lontano, sociologicamente spiegato con luoghi comuni e immagini di comodo.
‘O professore – che non a caso ha appeso nel cesso la sua laurea in sociologia – comprenderà sempre più a fondo i sogni, le sconfitte, le paure e le speranze di una carrellata di personaggi che gli si offrono senza troppo pudore.
Le sue scoperte più dure sono, probabilmente, l’impossibilità a prendere le distanze da quel mondo che sembrava lontano e l’impossibilità a pensarsi diverso da quelli che, visti da lontano, sembravano strani “mostri” e, visti da vicino, si sono lasciati scoprire come persone in cerca di un destino.

Citazione 2
Poi è arrivato il demonio e sono scappato fin qui, in periferia. Alla periferia di qualsiasi centro. Tra gente che non mi conosce, che corre veloce e il tempo di pensare non ce l’ha. Perché c’è sempre un’emergenza da affrontare: il figlio tossico, un blitz della polizia, una partita di cocaina da piazzare, i soldi da recuperare in fretta perché il frigo è ancora vuoto, una pistola da nascondere, il motorino da ritrovare perché qualcuno te l’ha rubato, l’avvocato da pagare altrimenti tuo marito rimane in cella a vita e i bambini crescono senza un padre. Un altro mondo, un’altra vita. Quella che fino a qualche tempo fa pensavo fosse frutto della fantasia di qualche sceneggiatore sfigato, rinchiuso nei copioni di film cuciti addosso alle canzoni di un neo melodico qualsiasi.

Scena 1 (esterno Autostrada)
Per essere dicembre fa caldo; il sole splende, direi con enfasi.
Non a caso questa è l’Autostrada del Sole, nata a congiungere il freddo nord al caldo sud, per dare veste unitaria alla penisola.
Il progetto di Fedele Cova, amministratore delegato della Società Autostrade, apparve quasi una folle impresa: unire le città italiane con una realizzazione ardita e all’avanguardia. Nel 1964 l’Autostrada del Sole è pronta per essere inaugurata.
Rifletto tra me e me su queste notizie, così per passare il tempo. Come ogni anno, a ridosso delle vacanze natalizie, mi ritrovo in fila in un immenso serpentone di automobili dalle parti di Roma.
Quanti sono i meridionali che ritornano a sud per il Natale, attratti da un saluto alla vecchia madre, dall’atmosfera familiare, dal cibo, dal clima e dai ricordi? Quanti siamo su questa strada che non riusciamo a odiare, soltanto perché riporta a una radice mai perduta?

Citazione 3
Non sono uno di loro. Lo so e si vede. Da come cammino, da come osservo la gente, da come parlo. Ma non mi sento un estraneo e non lo sono neanche per loro, almeno così sembra. Questa sera, verso le nove, mentre preparavo un sughetto con i pomodorini freschi, ha suonato al campanello la signora Carmela. Abita nell’appartamento di fronte al mio, col marito, tre figlie femmine e un nipotino.
La seconda, Lucia, domenica fa il battesimo a Gennarino, il figlio. Ha sedici anni ed è già mamma. Il papà del bambino è scomparso da tre mesi. Si fa: cocaina, kobret, qualche acido, superalcolici.

Scena 2 (esterno Autostrada)
Leggere espone alla creazione di una memoria che stabilisce nessi fra ciò che viviamo e i personaggi che abbiamo inseguito e amato.
Tenere un diario è un atto che rompe l’universo privato e postula la socialità: chi scrive, anche nel giocare con se stesso, espone e si espone.
Due riferimenti fra tanti, quasi senza un criterio apparente:
Robinson Crusoe, sulla sua isola, decide di tenere un diario perché ci sia testimonianza della sua esistenza, ma anche perché si dia l’atto della parola, senza il quale Robinson conoscerebbe una regressione fuori della cultura;
Antoine Roquentin, il personaggio de “La nausea” di Jean-Paul Sartre, affida a un diario il suo malessere e propone una sorta di manifesto del diarista: tenere un diario ci consente di confrontare l’oggi, con le sue emozioni, allo ieri, con i suoi ricordi.

Citazione 4
La rabbia, ecco cosa mi lega alla gente del quartiere. Rabbia incontrollabile, istintiva, verso le maschere della società in cui sono cresciuto, per me. Verso la miseria obbligata, cementificata per loro. Rabbia allo stato puro, la stessa che ti spinge a prendere a pugni la donna che ami. O amavi. Che ti porta a puntare la pistola carica sul petto di un ragazzino vestito bene, profumato e con il telefonino di ultima generazione. E magari sparare, scappare, uccidere solo per rivenderlo o usarlo, farlo vedere agli amici.

Scena 3 (esterno Autostrada)
L’Autostrada del Sole: che stranezza nella storia della mia terra ai piedi del Vesuvio, il sole è benedetto, ma anche maledetto. Viaggiatori più o meno illustri e più o meno illuminati hanno, nei secoli, spiegato che proprio il sole consentirebbe ai napoletani uno stile di vita quasi lubrico e poco attivo.
La bontà del clima è stata chiamata in causa per spiegare il modo di vivere: il meteo si è fatto antropologia.
Sono fermo, insieme con tanti e ho tempo da spendere: essere di Napoli comporta la necessità, in qualche modo, di render conto del proprio modo d’esistere.
Chi è nato a Vercelli o a Pordenone non è chiamato a render conto del suo essere vercellese o pordenonese.
La frase più antipatica che mi hanno detto persone che ho frequentato fuori della Campania è: “Sai non ci sembra proprio che sei napoletano”. Che cosa vi aspettate da un napoletano?

Citazione 5
Sono pazzo? Può darsi ma non ho più voglia di fuggire, sono stanco. Ora la società, i tribunali dovranno fare quello che serve fare. Quello che la legge, la vera, quella scritta sui libri che si studiano all’università, impone di fare. Perché è giusto così.
Io voglio solo rimanere da solo. E assaporare, finalmente, il gusto della liberazione.

Antonio Fresa

Antonio Montanaro
Rabbia e camorra. Una storia di periferia
Round Robin Editrice – 2012
pag. 146 – € 12.000

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