Racconti di zafferano di e con Maria Pilar Pérez Aspa

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Dove andiamo questa sera a teatro o a cena fuori? Il primo giorno di dicembre al Teatro Manzoni di Milano la serata ha visto la conciliazione di due passioni per un pubblico di intenditori: teatro e cibo.

Maria Pilar Pérez Aspa

Una serata piacevole dove Maria Pilar Pérez Aspa ha affabilmente coniugato i suoi due talenti di cuoca ed attrice proponendo nell’ampio spazio del foyer del teatro un genere di spettacolo molto apprezzato dagli spettatori/assaggiatori.
È stato allestito un palco/cucina con quattro grandi fuochi e Maria Pilar ha deliziato il pubblico cucinando “in diretta” una meravigliosa paella tradizionale spagnola a base di coniglio e pollo.

Mentre il foyer del Teatro Manzoni veniva invaso dall’odore del soffritto, dinanzi ad un pubblico ristretto a causa della natura stessa dello spettacolo, Maria Pilar ha ripercorso gli aspetti antropologici del passaggio del sapiens dai cibi crudi ai cibi cotti e quindi alla dimensione sociale dell’atto di cucinare; probabilmente il primo cibo cotto è stato un animale abbrustolito casualmente da un fulmine che l’uomo ha mangiato ed ha trovato gradevole tentando poi di replicare con la cottura sul fuoco.

L’uomo istintivamente cacciatore prima che agricoltore rimane ancora legato al rito della cottura su fuoco sublimata nel rito del barbecue che frequentemente è appannaggio per la cottura delle carni degli uomini proprio perché evolutivamente legati alla caccia.

Ci siamo poi soffermati con Maria Pilar su quello che ha significato l’inserimento del pane nella dieta umana che con la rivoluzione agricola ha segnato per l’uomo il passaggio alla stanzialità e la coltivazione dei cereali.
La storia della convivialità ha avuto motivazioni spesso pratiche come nel caso dei banchetti romani dove si è passati dal mangiare sdraiati alla posizione seduta per poter utilizzare meglio il coltello usato anche per portare alla bocca il cibo, il coltello condiviso è stato la prima posata utilizzata dal genere umano.
Anche la tipologia di proteine è stata molto legata ad aspetti sociologici del cibo; le classi nobiliari hanno privilegiato animali vicini al cielo, la cacciagione era considerata di difficile accesso quindi maggiormente desiderabile, mentre ciò che era terreno o peggio sotto la terra era appannaggio del popolo.
Frequentemente Maria Pilar si è fermata nei momenti successivi alla aggiunta del brodo nei tegami per leggere brani di scrittori ispirati dal cibo tra i quali Cervantes che nel suo Don Chisciotte lo descrive come un uomo amante del cibo, ma magro ed emaciato.

La parillera (cuoca addetta alla preparazione della paella) ci ha introdotti ingrediente dopo ingrediente alla ritualità della preparazione di questo piatto nazionale. Il riso versato nella pentola a forma di croce: sia per richiamare la croce del Cristo sia per far si che si produca meno amido, l’aggiunta dei pezzi di coniglio: semplicemente perché era questa la tipologia di carne a disposizione di tutti ed a buon mercato, le spezie, lo zafferano, il sale.

Maria Pilar ha affascinato il suo pubblico di commensali con gesti sapienti, siamo stati pubblico, ma partecipi anche nella preparazione della cena, tutti attenti che non aggiungesse troppa sapidità e che non lasciasse indietro nessuna pentola e che aggiungesse la stessa quantità di brodo in tutte le pentole.
Il rapporto tra attrice e pubblico è stato interattivo, l’appetito vista l’ora e gli odori ha iniziato presto a farsi sentire. La paella è stata pronta intorno alle 21.00, meglio mangiare qualcosina prima se si è abituati a cenare presto, ed è stata finemente decorata con peperoni, fettine di uovo sodo, limone prima di essere condivisa.

Dalla platea siamo stati fatti accomodare sui tavoli apparecchiati alle spalle delle sedie e abbondanti piatti di ottima paella sono stati serviti accompagnati da eccellente vino bianco predisposto per l’occasione dall’Associazione italiana sommelier.
Maria Pilar ha interpretato il ruolo di sposa al suo ricevimento di nozze ed è passata di tavolo in tavolo a parlare con i circa 80/100 spettatori, anche il numero è stato da ricevimento ed ha consentito che si creasse un ambiente da ristorante e non da mensa.

Ci siamo piacevolmente intrattenuti con la parillera, il cibo ed il vino. Forse come diceva Claude Lévi-Straussuna cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare” [1]; è la cottura, l’essere intorno al fuoco che muove l’uomo dall’esser selvatico a quello “civile”.

Mi permetto un piccolo suggerimento: avrei gradito un piccolo dessert spagnolo a conclusione, magari una crema catalana o un caffè che dopo l’abbondante cena annaffiata di vino avrebbe aiutato tutti a tornare a casa.

Adelaide Cacace

Teatro Manzoni – Milano
date: 1 e 15 dicembre, 9 febbraio, 1 marzo

Racconti di zafferano
ovvero “il rito della sopravvivenza non si celebra da soli”
di e con Maria Pilar Pérez Aspa

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