Radiohead, A Moon Shaped Pool

Radiohead A Moon Shaped Pool
history 4 minuti di lettura

«Questo potrebbe non essere l’album più sperimentale dei Radiohead, ma è senza dubbio quello con le sonorità  più gradevoli, eleganti e acusticamente immacolate che abbiano prodotto sinora – e potrebbe essere anche il loro miglior disco» [1]. Questo giudizio è uno dei migliori che potete leggere. Al lato quasi opposto troviamo quello di Recchia su Blow UP. che chiude la sua dettagliata recensione «il testamento di uno stallo creativo, uno spettacolare esercizio di stile» [2].

Radiohead A Moon Shaped PoolIn effetti sono poche le critiche negative per il nono discoin studio, A Moon Shaped Pool che arriva cinque anni dopo The King of Limbs. La rivista Metacritic nel raccogliere le 43 recensioni (nessuna negativa) assegna un punteggio sintetico di 88/100. La mitica band di Oxford, e nessun altro artista, non può essere ridotta ad un numero ma è per dare un visione immediata.
Scorrendo alcune delle recensioni di critici italiani proveremo a dare corpo ai contenuti della loro musica.

Sforza considera chiusa la parentesi di smarrimento del precedente The King of Limbs con un disco degno della band per capacità emozionali e soluzioni musicali, «un colpo di classe in cui c’è molta esperienza, e a volte manierismo». Un lavoro dove l’orchestrazione, l’utilizzo degli archi e del pianoforte sono elementi fondanti anche quando i brani degradano verso generi inattesi. Un paio di segnalazioni:
Glass Eyes per le suggestioni che induce grazie «alle simbiosi di pochi, ma decisivi elementi: primo fra tutti, il testo poetico e introspettivo, […]; a conferire maggiore profondità sono gli archi, qui commoventi come non mai, che sul finire, tra le note di cello appena abbozzate, fanno quasi rivivere la catarsi di Motion Picture Soundtrack» e True Love Waits per il suo «candore» e la sua «grazia», una canzone già nota e che qui è privata «del suo arrangiamento acustico e adornato di un pianoforte spoglio e spettrale» [3].

Molto interessante e profonda l’analisi che procede lungo la recensione di Rennis a partire dalla considerazione che non è un album «corale» e, poi, quando scrive che il quintetto «ha riportato la sua produzione una spanna sopra rispetto agli ultimi tre dischi pubblicati, e sicuramente siamo di fronte ad una retrospettiva sulla carriera che lascerebbe presagire quasi una chiusura del cerchio» o quando annota che A Moon Shapel Pool «è un disco complesso: distante in egual misura dall’equilibrio tra rock ed elettronica che è In Rainbows e dallo sperimentalismo minimale di The King Of Limbs, vicino all’accoppiata Kid A/Amnesiac ma più penetrabile» questo nonostante ci siano molti brani già suonati in precedenza. Tra le canzoni a cui fa riferimento segnalerei  Decks Dark che «riporta a galla una delle influenze storiche più importanti per la band britannica: il catalogo Warp. Sample, reverse, frammenti di tastiere incrociati e supportati qui da un pianoforte principale che detta il tempo e dagli immancabili archi filmici a far da contorno» e The Numbers dove si incontrano sapori jazz, passione dei Radiohead,  anche se «appena accennato negli innesti di pianoforte di un brano che ha la ritmica di Optimistic e un sapore anni Sessanta/Settanta quasi prog in alcuni punti, molto Stairway To Heaven per tutto il resto» [4].

A Moon Shaped Pool è chiaramente un capolavoro per Poglio perché ancora una volta, il gruppo riesce a «leggere il futuro, interpretare il presente e citare sapientemente il passato (in A moon Shaped Pool, in particolare, Talking Heads, Led Zeppelin, Beatles e King Crimson) come nessun altro» [5].

Un altro giudizio eccellente rende omaggio con maestria, quindi difficilmente riassumibile, al disco e alla band per cui la sola True Love Waits «scritta allora, incisa solo adesso sopra un ammiccante pianoforte minimalista – vale tutta la discografia dei Coldplay e dei Muse». Piccinini scrive anche di sonorità che nascono e ruotano intorno a Creep, di «musica classica per le masse», di archi alla London Contemporary Orchestra, del video di Daydreaming (regista Paul Thomas Anderson) dove Thom Yorke è seguito di un inferno che ha «l’aspetto familiare di lavanderie, ospedali, appartamenti, fabbriche abbandonate», di Decks Dark «di un’astronave aliena “che oscura il cielo” e tuttavia non salverà nessun seme della terra, come lo stesso vecchio hippy californiano profetizzava in After the Gold Rush» [6].
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: alternative rock
Radiohead
A Moon Shaped Pool
etichetta: XL Recordings
data di pubblicazione: maggio 2016
brani: 11
durata: 52:39
album: singolo

[1] http://www.sputnikmusic.com/review/70879/Radiohead-A-Moon-Shaped-Pool/
[2] Beppe Recchia, Blow UP., giugno 2016, pag. 71
[3] Gioele Sforza, http://www.ondarock.it/recensioni/2016_radiohead_amoonshapedpool.htm, 20 maggio 2016
[4] Fernando Rennis, http://sentireascoltare.com/recensioni/radiohead-a-moon-shaped-pool/, 11 maggio 2016
[5] Gianni Poglio, “Radiohead, il ritorno con A moon shaped pool: un capolavoro”, http://www.panorama.it/musica/radiohead-il-primo-ascolto-di-a-moon-shaped-pool-un-capolavoro/, 20 maggio 2016
[6] Alberto Piccinini, http://www.rollingstone.it/recensioni/radiohead-a-moon-shaped-pool/, 8 maggio 2016

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