Radiohead. La musica a disposizione

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L’uscita dell’ultimo lavoro dei Radiohead è stata accompagnata dalla novità della sua distribuzione – direttamente dal sito inrainbows.com – e soprattutto del suo prezzo: è chi compra a decidere se e quanto pagare. Nessuno ha perso l’occasione di rammentarlo nella recensione, segno della imprescindibilità della “confezione” imprenditoriale da quella artistica.

in rainbows radioheadDa un’indagine pubblicata qualche giorno fa sembrano essere stati circa dodici milioni i download e di questi solo il 38% (dati per altro smentiti dal gruppo) sono stati pagati dai clienti. I primi commenti parlano di un sostanziale fallimento, ma al di là di tutte le ragioni ed analisi se anche pensiamo ad una media di un euro ad album (ed è sicuramente più alto) [1], sono quattro milioni di euro senza contare il ricavato dalla vendita del supporto fisico che verrà distribuito a dicembre. Non sono pochi. Non possono farci considerare un fallimento l’iniziativa. La strada andrebbe seguita perché può aiutare la diffusione della musica a patto che si accetti una distribuzione più equa.

Veniamo ora ai contenuti artistici dell’album In Rainbows per il quale l’unica vera bocciatura viene da Zingales che, oltre a scrivere poche righe e molte delle quali dedicate alla vendita, finisce con il definirlo <<una decente jam radioheadiana>>, <<dieci canzoni oneste>> e <<solo un po’ di musica, fatta girare tra amici come in un dopocena un po’ distratto>> [2].

Mentre Orlando senza spiegazioni su musica e liriche chiude un articolo, sostanzialmente dedicato agli aspetti commerciali del disco e alla loro storica ritrosia verso questi temi, con un <<a lungo andare diventa un altro disco irrinunciabile dei Radiohead>> [3].

Valtorta va un po’ oltre segnando i passaggi dall’apertura di Step 15 che ricorda album precedenti, alle sonorità più rock di Bodysnatchers, alla splendida ballata Nude <<dove la voce di Thom raggiunge vette sublimi>>, alle reminescenze di Neil Young in Weird Fishes/Arpeggi, fino ai <<sogni visionari>> di Reckoner [4].

La lunga attesa e il lavoro in studio sembrano aver dato i suoi frutti anche per Ghosn che, a parte le prime due tracce, lo trova vellutato con <<momenti di una calma suntuosa>>, accompagnati da <<riverberi avvolgenti>> e testi che appaiono tra i migliori di Thom Yorke. In questa occasione ha messo da parte temi politici espliciti che in qualche occasione precedente aveva cantato portando una visione disincantata della società, ma lasciando la voglia di cambiare il mondo [5].

Per Bertoncelli i responsabili della EMI avranno di che pentirsi di fronte a quello che lui ritiene il disco dell’anno. Nella linea segnata da Hail To The Thief ed anche The Eraser – l’opera solista di Yorke – si ascoltano – eccezion fatta per la prima e l’ultima canzone – <<un magico mondo di visionarie tastiere e campionamenti, la voce alata di Yorke, misurate chitarre elettriche e arpeggi (un pezzo di brano si chiama anche così) di acustiche>>. Rispetto al passato Bertoncelli sottolinea la <<delicatezza>> che scorre placida in quasi tutto l’album raggiungendo l’apice in Nude che immagina possa diventare <<un talismano di bellezza per la nuova generazione, come certe ballate di Nick Drake o la Song To The Siren di Buckley padre e poi dei Cocteau Twins>> [6].

Dovendo connotare le sonorità dell’album anche Ingiusto accenna alla delicatezza, alla morbidezza pur se resta, ancora una volta secondo lui, di difficile collocazione tra i generi: <<pop-rock, elettronici, acustici o un misto di questi>>. Comunque si notano qualche passo indietro dell’elettronica e un ruolo maggiore della batteria di Phil Selway che in Videotape dimostra di cosa è capace. Ingiusto segnala per la loro bellezza tre brani accuratamente disseminati e <<divinamente>> cantati da Yorke: Nude, All I Need e House Of Cards. Brani parte di un tutto che i Radiohead candidano a colonna sonora di questi anni [7].

Nonostante l’ascolto possibile solo da file mp3 Vignola considera In Rainbows di <<una bellezza inaudita>>. Tutto sembra andare in questa direzione: un gruppo che suona come tale dove tutti affrontano al meglio i suoni, gli arrangiamenti perfetti a modellare <<una poetica in cui la cupezza del passato recente si apre su orizzonti stranamente luminosi e glaciali>>, l’uso della melodia e le citazione dei maestri dai Beatles per i riff di Bodysnatchers a Nick Drake per Faust Arp. Insomma In Rainbows <<nel suo essere lontano dallo sperimentalismo più estremo e autistico, mostra che la via per scrivere buone canzoni è ancora praticabile>> [8].

Su Rumore di novembre si va oltre grazie alla rivisitazione della discografia del gruppo, ad un lungo saggio di Ricuperati che – al di là delle argomentazioni da musicologi – prova a spiegare del perché i Radiohead sono il gruppo più importante al mondo e alla recensione di Girolami. Siamo di fronte all’analisi di un evento anche per i suoi risvolti “distributivi”. Per restare al disco, Girolami assegna un voto altissimo che mi sembra dovuto a canzoni cha hanno allargato le capacità espressive delle proposte di un tempo come in House Of Cards <<quando l’acustica stoppata da ballata attorno al falò è attraversata da una voce carica di echi e riverberi stranianti>>. La forza interpretativa è forse dovuta anche alla descrizione di un mondo che si è fatto <<fragile, incerto, profondamente umano>>[9].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: rock
Radiohead
In Rainbows
etichetta: autoprodotto, inrainbows.com
data di pubblicazione: ottobre 2007
brani: 10
durata: 42:53
cd: singolo

[1]Simona Marchetti, I Radiohead traditi dal “paga quanto vuoi”, ilcorriere.it, 8 novembre 2007
[2]Christian Zingales, Blow Up, novembre 2007, pag.92
[3]Simona Orlando, Decidi tu il prezzo. Rivoluzione Radiohead, il messaggero.it, 11 ottobre 2007
[4]Luca Valtorta, I Radiohead fanno sul serio la loro (dolcissima) rivoluzione, Il Venerdì, 19 ottobre 2007, pag. 99
[5]Joseph Ghosn, lesinrock.com, 16 ottobre 2007
[6]Riccardo Bertoncelli, delrock.it, 10 novembre

[7]Dario Ingiusto, ondarock.it, 13 ottobre 2007
[8]John Vignola, Il Mucchio novembre 2007, pag.28
[9]Andrea Girolami, Rumore novembre 2007, pag.20

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