Gramellini, il volontariato e l’ipocrisia collettiva

history 3 minuti di lettura

Da alcune ore, i social italiani non fanno altro che parlare di Gramellini. Il caffè con cui ieri mattina ha espresso una sua opinione sul rapimento di Silvia Costanza Romano – la cooperante italiana rapita in Kenya due giorni fa – ha sollevato più di una polemica. Prima di ogni riflessione avventata, però, è doveroso fare chiarezza.

A suscitare proteste e indignazioni più o meno generalizzate, è stato l’incipit del suo pezzo, pubblicato come ogni mattina dal “Corriere della Sera”: “Ha ragione chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta. Ed è vero che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto”.
Parole di questo tipo non potevano non suscitare reazioni di stupore, se non propriamente di sdegno. Ѐ come se Gramellini avesse bacchettato la ragazza italiana di eccessiva ingenuità, se non addirittura di scellerata incoscienza, nell’aver deciso di intraprendere un’esperienza di volontariato in Kenya. Ed è per questo che una frase del genere, a prescindere dalle reali intenzioni del giornalista, debba comunque essere condannata. A maggior ragione di questi tempi.

Ho sempre provato un profondo e sincero rispetto verso chi fa volontariato, in qualsiasi forma e in qualsiasi luogo, perché il bene non ha confini che lo valorizzino o, al contrario, lo declassino a “umanità” di serie B. Chi fa volontariato, chi mette se stesso a disposizione degli altri, chi decide di offrire prima che richiedere, merita ammirazione a prescindere. Non parlo di chissà quali opere umanitarie, ma di contributi, anche semplici, che racchiudono però il senso dell’umanità più autentica. Quando osservo qualcuno che per strada spezza del pane e lo cede a un senzatetto, provo un’immediata riconoscenza verso quella persona. La ringrazio di aver fatto un gesto che io non ho avuto la forza di compiere, perché indispettito da quelle mani tese alla ricerca di un aiuto, perché preso da altri pensieri o perché colpevolmente distratto.

La solidarietà è un valore che non può conoscere schieramenti, perché per sua stessa natura è inclusivo, e certamente non diviso. Ѐ per questo che nessuno, compreso Gramellini, può prendersi la briga di giudicare la ragazza. Ѐ una mancanza di rispetto che non ci si può concedere, una forma d’ipocrita superiorità che nessuno ha facoltà di meritare. Non conosciamo le ragioni che hanno spinta Silvia a partire per il Kenya, preda delle sue “smanie di altruismo”. Non sappiamo la sua storia: semmai, abbiamo provato a ricostruirla da qualche stralcio di foto in cui, a dire la verità, appare felice in quel mondo che, per Gramellini, non è nient’altro che “un villaggio sperduto nel cuore della foresta” e per Silvia, magari, l’essenza ultima del suo vivere.

Ѐ pur vero, e per correttezza va segnalato, che, probabilmente, l’intento generale dell’intervento di Gramellini non fosse quello di puntare il dito contro la ragazza, ma semmai contro coloro che, con immotivato odio, nelle ultime ore si sono scagliati contro di lei a suon di insulti. Questo, tuttavia, non eliminerebbe quel senso di altezzosità e incomprensibile paternalismo che emerge nelle prime righe del suo caffè.

Ma c’è un’altra cosa che mi ha colpito di tutta questa storia. Per un giorno intero, si è parlato di Gramellini e delle sue parole, perlomeno ambigue, indirizzate a una giovane ragazza rapita, e non della ragazza stessa. Non solo è un’ulteriore mancanza di rispetto verso una cittadina di cui, invece, dovremmo sentirci orgogliosi, ma si tratta di una vera e propria miopia collettiva di cui tutti siamo responsabili. In questi giorni concitati, Silvia e la sua famiglia avrebbero bisogno di ben altra solidarietà nazionale.
Lorenzo Di Anselmo

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article