Rapporto Stratfor 2015-2025. Gli USA restano una potenza mondiale

Stratfor
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All’inizio dell’anno è stato presentato il Rapporto Stratfor, Global Intelligence 2015-2025. Vale la pena scoprire cosa prevede, quale evoluzione, secondo gli analisti, avranno le nazioni e le aree del pianeta nei prossimi dieci anni e le strategie di potenza che verranno messe in campo. Un invito alla riflessione e a porsi qualche domanda.

Il Rapporto, però, va maneggiato con cura. Perché si tratta di previsioni a lungo termine e globali. Perché nascono in un ambiente intellettuale e di analisi di parte. Può essere un documento su cui riflettere perché ci sono molti temi che riguardano tutte le aree del mondo e le strategie di potenza che sono in gioco.
Dicevo delle avvertenze. La complessità e la visione a medio/lungo termine fa commettere errori. Del resto sul loro sito spiegano che sono stati bravi a predire alcuni eventi e non altri. Nel precedente rapporto non c’era traccia di un 11 settembre e nemmeno delle conseguenze delle risposte dell’amministrazione americana al terrorismo di matrice islamica. Ma per esempio parlarono della crescita dei nazionalismi in Europa, dell’accordo che sarebbe stato alla fine siglato con l’Iran o dell’espansione della Russia verso quelle terre come l’Ucraina dove l’etnia russa è maggioranza per fronteggiare la crisi economica.

Il documento, delle grandi potenze, salva solo gli Stati Uniti che restano la potenza dominante. Nel mondo cambieranno i pesi delle leadership di diversi paesi con «l’unica costante di una potenza USA continuata e più matura, meno visibile e meno utilizzata che nel passato». E questa conclusione sembra anche il frutto del pensiero dominante in questo think tank americano che è anche più chiaro quando si guarda all’analisi del futuro russo. Ma prima di procedere c’è un’ulteriore considerazione che andrebbe fatta e cioè, come ha spiegato Giulietto Chiesa, citando il grande storico Fernard Braudel, non ci si può fidare di previsioni troppo legaste con il presente, «diffidiamo di questa storia ancora bruciante, quale i contemporanei l’hanno descritta  e vissuta, al ritmo della loro vita, breve come la nostra, essa ha le dimensioni delle loro collere, dei loro sogni e delle loro illusioni» [1].

Di fatto per la Russia si prevede un enorme ridimensionamento del suo ruolo fino ad immaginarne una sua frammentazione con le sue relazioni internazionali condizionate ancora per molto tempo dalla crisi ucraina. L’incapacità di costruire una solida struttura economica, nemmeno con i vantaggi derivanti dalle enormi risorse energetiche, la lascerà in balia dei mercati internazionali che ne determano i prezzi. Una crisi che impatterà anche le nazioni della Federazione che proveranno a smarcarsi, «non ci saranno rivolte contro Mosca ma l’appassimento delle capacità di Mosca di supportare e controllare la Federazione Russa lascerà un vuoto». Di fatto ci troveremmo di fronte ad una seconda fase del crollo sovietico.

Gli USA se mai entreranno in una crisi seria questo accadrà intorno al 2030 e sarà di natura interna. La potenza americana, anche militare, resterà l’unica veramente globale perché continuerà a contare su un’economa che è poco soggetta agli andamenti esterni: import ed esporta un valore troppo limitato del suo Pil. Ha risorse energetiche e non ci sono problemi per il debito in mano ai cinesi che pur diminuendo non potrà essere cancellato del tutto essendo un investimento sicuro. A maggior ragione dopo quanto va succedendo nelle borse cinesi. «Sicuramente il prossimo decennio vedrà fluttuazioni nella crescita e nei mercati USA ma rimarranno il cuore del sistema internazionale».

A Washington continueranno a tener sotto controllo la Russia e a suoi eventuali velleità in Europa. Quest’ultima continuerà il suo declino, tra crescenti nazionalismi e l’accentuarsi delle differenze tra il Mediterraneo e il centro e il Nord Europa. Secondo Stratfor sarà la Germania a fare il maggior numero di passi indietro.  Le esportazioni fulcro dell’economia tedesca subiranno cali, a causa di una maggiore concorrenza internazionale e di chiusure nazionalistiche nell’Europa stessa, determinando un ridimensionamento con una situazione di crisi economica e sociale.

Chi riempirà parzialmente il vuoto, beneficiandone, non saranno la Francia o l’Italia ma la Polonia che assurgerà ad un ruolo di potenza nella regione strategica delle Pianure europee del Nord. Favorita dal supporto degli USA che la vedono a capo di una coalizione anti-Russa. Un’altra nazione che in questo quadro strategico avrà un peso crescente sarà la Romania.

La Cina pur non sostituendo il ruolo americano nel mondo manterrà il suo anche se la sua economia rallenterà anche perché emergeranno sempre di più paesi in grado di offrire produzioni industriali convenienti come il Messico e l’Indonesia. I problemi che la leadership dovranno affrontare non saranno comunque di natura economica ma di opposizioni di quelle aree come Hong Kong che vorranno maggiori libertà. La reazione come al solito sarà ferma per mantenere uno stretto controllo politico ed economico su tutto il paese.
Un capitolo riguarda il Medio Oriente e Nord Africa.  Queste aree continueranno ad essere interessate da straordinaria instabilità e con il tempo, secondo gli analisti, sarà la Turchia, più che Arabia Saudita e Iran, ad intervenire anche perché molto accade ai suoi confini rischiando di provocare danni al proprio interno. Evidentemente gli Stati Uniti daranno il sostegno militare e politico in cambio di un contributo al contenimento della Russia. E quando si riassesterà al suo interno sarà in grado anche di intervenire come potenza nei Balcani.
Pasquale Esposito

[1] Giulietto Chiesa, “Chi dominerà il prossimo decennio?”, it.sputniknews.com, 7 marzo 2015

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