Raymond Depardon, La vita moderna

Raymond Depardon ospedale psichiatrico
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La più grande mostra che sia mai stata realizzata dedicata a Raymond Depardon, “La vita moderna” è visitabile alla Triennale di Milano fino al 10 aprile 2022.

Raymond Depardon autoritratto
Raymond Depardon, Auto ritratto, 1995
© Raymond Depardon / Magnum Photos

Raymond Depardon è nato in una fattoria in a Villefranche-sur-Saône dove la Francia confina con il Piemonte. Fotografo, cineasta, intellettuale, notissimo in Francia e all’estero, molto meno noto in Italia nonostante molti dei suoi servizi fotografici abbiano come soggetto località italiane. Figlio di agricoltori, scopre la fotografia da bambino proprio nell’ambiente rurale che segnerà il suo lavoro. Negli anni ’60 è stato fotoreporter ed ha fondato l’agenzia Gamma ed è uno dei fondatori dell’agenzia Magnum.

Ho approfittato dell’incontro che l’artista ottantenne ha dedicato al suo pubblico nell’ambito della mostra per ascoltare dalla sua voce, il significato della sua esperienza con particolare riguardo alla collezione fotografica dedicata agli ospedali psichiatrici italiani realizzata tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, una delle 8 raccolte fotografiche tematiche che la mostra propone.

Stimolato da Franco Basaglia a visitare gli istituti psichiatrici di Trieste, Napoli, Arezzo, Venezia, Depardon riesce a dare voce ai fragili e le sue fotografie acquistano una dimensione politica e ideologica. Il reportage all’interno dei manicomi propone immagini sconvolgenti che ci ricordano le immagini di Auschwitz, Raymond Depardon va incontro ai pazienti con discrezione ed umiltà posizionandosi volutamente in una posizione marginale. Non cerca la foto perfetta ma come il corrispondente fotoreporter di guerra cede spazio all’immagine e alla testimonianza autentica ed immediata che questa è in grado di trasferire allo spettatore.

Le immagini di Depardon comunicano la geometria della sofferenza e del dolore che si concretizza nella triangolazione tra il fotografo, lo squallore di quei luoghi e la disperazione dei “matti”. Una collezione fotografica che ha valore di testimonianza storica per quello che sono stati i manicomi non solo per l’Italia ma per tutta Europa, basti pensare che il francese Depardon non ha potuto fare questo reportage negli ospedali psichiatrici francesi in quanto in Francia i pazienti psichiatrici contestualmente alla perdita del diritto di voto perdevano anche il diritto alla propria immagine.

Raymond Depardon Collegno
San Clemente, 1979 – 2 Raymond Depardon
Collegno, Torino, 1979 © Raymond Depardon / Magnum Photos

Con quale delicatezza e rispetto Raymond Depardon si sia avvicinato ai pazienti è stato testimoniato anche da Paolo Crepet il quale in merito al giorno in cui Depardon si trovava nell’ ospedale psichiatrico di Arezzo, dove lo stesso Crepet lavorava, ricorda che il fotografo fu dato per disperso e cercato in tutti i reparti senza successo per essere ritrovato poi del tutto inaspettatamente nel bar autogestito dai pazienti mentre seduto con tre di loro giocava a carte. La mostra dedicata a Raymond Depardon alla Triennale riunisce 300 fotografie in 8 distinte collezioni e due film, si tratta di collezioni di fotografie realizzate non su commissione che hanno quindi attinto all’anima più libera di Raymond Depardon , tutte le immagini di luoghi hanno come filo conduttore la scelta di angoli e strade anonime, nel tentativo da parte di Raimonda Depardon di valorizzare l’anonimato delle periferie, in nessuno dei suoi scatti vediamo luoghi iconici che rendono riconoscibile ed individuabile una città. Nella sua collezione “Errance” Raymond Depardon cerca luoghi comuni che definiscono il vagare nelle terre di mezzo, sceglie momenti per i suoi scatti che potrebbero essere momenti qualunque, il suo è un perdersi in luoghi di solitudine. Raymond Depardon è un “fleneur” dei luoghi anonimi.

Collegno Raymond Depardon
San Clemente, 1980 – 3 Raymond Depardon Collegno, Torino, 1980
© Raymond Depardon / Magnum Photos

Le sue immagini richiamano l’idea del silenzio: nella collezione “Piemonte” l’artista si rifà ai suoi ricordi in un percorso immaginario dalle aree rurali fino agli angoli di una Torino anonima e deserta. Piccoli paesi sono i protagonisti della collezione “Communes” realizzata nella Francia meridionale, scelti perché minacciati dal “permis de Nant“, un progetto per l’estrazione del gas di scisto, abbandonato nel 2015 in seguito alle vibranti proteste degli abitanti dei 280 comuni coinvolti.
Nella collezione “Glasgow” si percepisce che Raymond Depardon ha la vocazione di ritrarre una Europa meridionale piuttosto che i colori anglosassoni, si tratta di una raccolta realizzata nel 1980 dove i colori metallici del nord caratterizzano le periferie del proletariato impoverito dall’era Thatcher, scatti fatti con la Leica dove compaiono degli esseri umani, presenze rare nelle sue fotografie, si tratta di bambini delle periferie, senzatetto, anziani borghesi che mostrano i segni del benessere passato.
Sempre degli anni 80 è la collezione “New York“, realizzata in inverno, sempre con la Leica che Raymond Depardon porta appesa al collo e con la quale decide di vagare senza meta. Si percepisce l’isolamento del fotografo rispetto ad una realtà alla quale si sente estraneo.
Una grande sala della mostra la Triennale ha dedicato alla collezione “La France” iniziata nel 2004 e realizzata nel corso di un lustro. Immagini in grande formato e a colori, scatti frontali realizzati girando in lungo e in largo con il suo camioncino attrezzato, dormendo a bordo per aspettare la luce giusta, ancora una volta in questa collezione Raymond Depardon evita tutto ciò che è iconico e pittoresco per scegliere luoghi modesti: fruttivendoli, tabaccai, piscine pubbliche, piazze di paesi, aree di transito rurali.
Lunghissima è stata la gestazione della collezione “Rural“, 30 anni a partire dal 1990, un omaggio al mondo contadino contemporaneo dal quale egli proviene. Fotografa i contadini del Massiccio Centrale francese che difendono i metodi dell’agricoltura tradizionale, in questa collezione più che in ogni altra traspare l’intento ideologico di Raymond Depardon: gli abitanti di questo mondo contadino anticipano l’inevitabile decrescita futura ed è stato questo shock politico ed ideologico, a detta dello stesso Depardon, la spinta per il suo progetto.

La mostra “La vita moderna” comprende anche film e le pubblicazioni di Raymond Depardon e nasce dalla partnership tra Triennale e la Fondazione Cartier per l’arte contemporanea che custodisce quasi 600 fotografie dell’artista francese. È stato invece l’artista Jean Michel Alberola ad organizzare gli spazi della mostra per aree cromatiche. La scenografia della mostra è stata curata da Théa Alberola che ha armonizzato le fotografie di Raymond Depardon, i colori di Jean Michel Alberola e gli spazi monumentali della Triennale scegliendo di alternare stampe giganti con foto di piccole dimensioni generando un risultato di grande effetto a beneficio dei visitatori.
Adelaide Cacace

Fondazione La Triennale – Milano
Raymond Depardon
La vita moderna
Con la complicità di: Jean-Michel Alberola
Scenografia: Théa Alberola
Nell’ambito del partenariato: Triennale Milano / Fondation Cartier pour l’art contemporain
Fino al 10 aprile 2022

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