Rayuela regia di Francisco López, con Marco Flores

Rayela flamenco
history 4 minuti di lettura

A dominare la scena con la sua energia Marco Flores, nello spettacolo Rayuela, tratto dall’omonima novella di Julio Cortázar, che la drammaturgia di Francisco Lopez ha adattato per il bailaor di origini gitane. Splendore di una chitarra gitana accarezzata, blandita, amata, con magistrale perizia e confidenza da José Tomás, accompagnato dal canto appassionato di Alfredo Tejada.
È la terza serata del Flamenco Festival.

A scandire i diversi momenti dello spettacolo un uso accorto delle luci, che sottolineavano i momenti emotivi salienti e la grande tecnica messa in campo da Marco Flores, che in scena cambia tre vestiti, un primo abito scuro, un secondo color cipria, un terzo con pantaloni dalla vistosa fantasia.
Il ballerino ci porta nel suo mondo, lo evoca, lo presenta ai nostri occhi. È un mondo fatto di gioie, di solitudini, di malinconie, ma anche di momenti picareschi. Sono proprio questi ad averci convinto maggiormente, ad averci parlato al cuore.

Non conoscendo la novella che ha ispirato il lavoro dell’artista ci siamo trovati in difficoltà a seguire ciò che avveniva sul palco, a farci assorbire dalla poetica del bravo bailaor. Abbiamo intravisto nella danza di Marco Flores momenti struggenti, momenti appassionati, amori, abbandoni, che a tratti potevano ricordare la poetica di un cineasta come Ingmar Bergman.
Il pubblico, in gran parte costituito da aficionados del Festival e del flamenco, ha partecipato allo spettacolo con entusiasmo e applausi, sottolineando con incitamenti e urla i passaggi più significativi della virtuosa esibizione di Marco Flores.

Di questo artista ci ha colpito la presenza scenica. Si tratta di un bailaor lontano dalla dimensione fisica a cui ci aveva abituato il festival, presentando artisti dai corpi scolpiti e longilinei, dai glutei marmorei e lo sguardo da corsaro. Quella di Marco Flores è una fisicità più comune, in cui anche ai comuni mortali è dato riconoscersi, e questo non può che far avvicinare ancora di più il flamenco ai comuni mortali. Strabiliante il modo in cui l’artista usa le mani durante la danza, sembrano snodate, dotate di vita propria accarezzano l’aria, sembrano disegnarla lasciandola intatta, con movimenti convulsi, stilizzati, parossistici.

Marco Flores domina la scena dialogando e creando mirabili sintonie con il canto, con la chitarra, costruendo perfette geometrie con gli artisti in scena con lui. Flores domina il teatro per un’ora e mezza. il pubblico è tutto con lui tanto che a fine spettacolo gli tributa una prolungata standig ovation.
Io però mi sono sentito tagliato fuori. Gli spettacoli delle prime due sere mi avevano pienamente convinto. Avevo amato in particolare il lavoro di Ana Morales, tanto da definirla divina. Con Marco Flores non sono riuscito a entrare in sintonia. Il suo lavoro mi è sembrato a tratti troppo concettuale, l’ho trovato intellettualmente interessante ma non mi ha parlato al cuore.

A fine spettacolo sono andato alla ricerca di chiavi che mi consentissero di ascoltare in modo diverso la proposta portata da Rayuela. Una mia amica di Granada si è dichiarata entusiasta, una delle maschere dello Strehler ha apprezzato tantissimo il modo in cui l’artista della provincia di Cadice, è riuscito a esprimere il femminile. Io… io sono ancora alla ricerca di quella chiave.

A conclusione dello spettacolo c’è stato un interessante momento di dibattito. Abbiamo visto un Marco Floris soddisfatto e sorridente. Sicuramente una presenza accattivante la sua, dotata di una innegabile carica umana. A sollecitarne le riflessioni la brava Maria Rosaria Mottola, direttrice artistica del Flamenco Festival e Teresa Iniesta Orozco, direttrice dell’Instituto Cervantes Di Milano.
Marco Flores si è raccontato con simpatia, ha ricordato le sue origini, la provenienza da Arcos de la Frontera, piccolo paese in Provincia di Cadice, di come abbia iniziato tardi a ballare avendo difficoltà a raggiungere la città, e con questo la possibilità di studiare danza. Ha sottolineato l’importanza che riveste per lui il mondo femminile, l’amicizia con i grandi del flamenco. Le sue parole ci hanno accompagnato con grazia alla fine del Flamenco Festival che ormai, dopo quattordici edizioni, rappresenta uno degli appuntamenti imperdibili nel panorama culturale milanese. Ora non ci resta che attendere l’anno prossimo, e le magie che Maria Rosaria Mottola vorrà condividere con noi.
Gianfranco Falcone

Piccolo Teatro Strehler
24 giugno 2021, ore 19.30
Marco Flores con David Lagos e Alfredo Lagos
Rayuela
coreografia e ballo Marco Flores
musica originale Alfredo Lagos
chitarra José Tomás
canto Alfredo Tejada
direzione, drammaturgia Francisco López
consulenza coreografica, coreografa ospite Olga Pericet
organizzazione e direzione artistica Maria Rosaria Mottola per Punto Flamenco
www.puntoflamenco.it; info@puntoflamenco.it

Al termine dello spettacolo, Congresso Mondiale del Flamenco dell’Instituto Cervantes:
Flamenco e letteratura: dall’idea alla danza con Marco Flores sul processo creativo di Rayuela dall’omonima novella di Julio Cortázar.

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: