Jennifer Gentle, Jennifer Gentle

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In un breve scambio di battute con un mio amico, profondo conoscitore di musica, parlando del disco dei Jennifer Gentle che non avevo ancora ascoltato, si è espresso con puntualità dicendo che “gli alfieri della psychedelia italiana hanno svoltato verso uno psych funk elettronico neanche tanto originale”.
Amo le svolte – se si escludono gli ideali e la squadra di calcio – e quindi ho deciso di andare a vedere le carte e questo nonostante quello che ruota intorno al funk non sia una mia passione. Del resto la creatività e la forza della loro musica li ha portati ad essere molto conosciuti in molte parti del mondo occidentale e non era possibile lasciar correre.

Marco Fasolo. Foto Lorenzo Firmi

Era dal 2007 con The Midnight Room che i Jennifer Gentle non pubblicavano un disco in studio e lo hanno fatto con un album omonimo, direi giustamente, dove 17 brani sono un compendio di musica, ben congegnato arrangiato missato, delle loro influenze musicali e del loro essere fuori dagli schemi. È vero che ci sono pochi brani con elementi psichedelici ma c’è tanta melodia, pop di qualità e di estrazioni diversissime. E le sorprese non mancano. Così vi capiterà di ascoltare Beautiful girl, un pop d’annata con qualche giro di chitarra prog e leggerissime divagazioni dai deserti americani, ma anche i quasi quattro minuti la My Inner Self di chiara estrazione industrial, ossessiva nel suo ritmo e nei due versi, disturbante per quell’allarme da fabbrica mai sopito, poi l’accelerazione delle percussioni e la voce di Marco Fasolo cavernosa
My inner self will never die
My inner self’s commanding

Guilty è un pezzo tutto movimento e ritmo senza sosta, che spinge a danzare, che parte da un attacco deciso della batteria e supportato da un basso netto che ne delinea il senso, per un funk che omaggia Prince come il cantato che nel video vede la performance di Folake Oladun (Hit Kunle).
Guilty
More than I thought
Guilty
More than I saw

Ancora un pop anni 60’, a tratti fa anche qualche passo nel decennio precedente, melodia con un pianoforte a registrare i tempi e un violino che fa capolino in Only in Heaven.
Marco Fasolo si esprime con abilità e padronanza dello spartito negli otto minuti circa di Swine Herd; composizione solenne, orchestrale iniziata con levità e un piccolo arpeggio ma che si amplifica presto mantenendo però senza mai perdere una sorta di quiete
Lovingness escapes swine herd
Where do you go? Follow my brain…

Ha ragione Stefano Campolongo quando dice che bisognerebbe capire “quanto questo album rappresenti l’addio al progetto Jennifer Gentle e, come naturale conseguenza, il passepartout verso un next level artistico per Marco Fasolo“.

I concerti vedranno come protagonisti sul palco come Jennifer Gentle: Marco Fasolo (voce, chitarre elettriche ed acustiche), Kevin Magliolo (cori, chitarre elettriche ed acustiche, organo), Carlo Poddighe (cori, chitarre elettriche ed acustiche, organo), Carlo Maria Toller (cori, piano, organo, percussioni, chitarra acustica), Alessio Lonati (cori, basso), Diego Dal Bon (batteria).
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: alternative rock
Jennifer Gentle
Jennifer Gentle
etichetta: La Tempesta International
data di uscita: 4 ottobre 2019
brani: 17
durata: 00:59:58
album: singolo

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